Un altro po’ di cose a caso su Parigi

Proprio così, veloci veloci, da lunedì mattina.

Sabato siamo andati a farci un giro in Rue Dante, che è effettivamente molto fica. Per chi non la conoscesse e/o non avesse letto il lasagnone di testo della scorsa settimana, segnalo che si tratta di una viuzza che dedica parecchio spazio al fantastico mondo dei fumetti. In pratica, c’è una decina scarsa di fumetterie, una più bella dell’altra, abbastanza diversificate: c’è quella che tratta solo roba da collezione, quella particolarmente specializzata sui manga, quella che punta tutto su gadget e giocattoli e via dicendo. Ce ne sono anche un paio che trattano assai i fumetti americani in lingua originale, cosa che ovviamente mi ha portato a spendere una cifra smodata di soldi nel giro di pochi minuti. Per fortuna, però, per la maggior parte si trova solo roba in francese. Ah, c’è anche un negozio tutto dedicato al cinema un po’ cult e scult, fra DVD, poster e libri assortiti, e in un paio delle fumetterie c’è un assortimento di gadget, giocattoli e action figure che se ci entra Soletta ne esce sul lastrico. Fra l’altro, la via si trova in un quartiere strapieno di librerie e negozi di dischi/dvd/blu-ray/whatever, che spaziano fra il bugigattolo che tratta usato e il mega-negozio di cui non vedi il fondo dalla vetrina. Insomma, è il quartiere del consumismo.

Ci siamo fatti la tessera “flat” per il cinema. In pratica, con un po’ meno di quaranta euro al mese, posso andare al cinema tutte le volte che voglio, portandomi dietro una seconda persona. La seconda persona non ha il nome sulla tessera, quindi può cambiare. Un’eventuale terza persona che si unisce a noi paga prezzo ridotto. Nella tessera sono inclusi gli spettacoli 3D, senza sovrapprezzo. Per gli spettacoli Imax, invece, si deve pagare un’aggiunta di cinque euro. Oggi, se riesco, la inauguro con Prisoners. Domani invece andiamo per la prima volta all’Imax qua a Parigi, per rivederci Gravity. Ho controllato le misure, lo schermo è più piccolo di quello di Londra, ma insomma, ci si dovrebbe poter accontentare. Ah, la tessera che abbiamo fatto è quella della catena Gaumont Pathé, più che altro perché a due passi da casa c’è un loro multisala. Garantisce l’accesso a tutti i cinema della catena e anche a un po’ di cinema “indie”. Volendo, c’è anche la tessera della catena UGC, che garantisce l’accesso anche alla catena MK2 e a diversi altri cinema “indie”. Immagino che fra un po’ di tempo farò le mie valutazioni su quanto mi capiti di andare negli “altri” cinema e mi regolerò di conseguenza.

Sabato sera abbiamo mangiato in un ristorante cinese specializzato in cucina del Sichuan, con i due cuochi all’ingresso che preparavano gli spaghetti impastandoli a mano sul momento. Tutto davvero ottimo, tutto – come al solito – molto lontano dall’immagine della cucina cinese che mi sono fatto in decenni di frequentazione dei ristoranti cinesi milanesi. Io, fra l’altro, come portata “principale” mi sono preso uno scodellone di spaghetti con tofu, manzo e verdurame vario, indicato sul menu come “tres piquant”. Era in effetti parecchio piccante. Devo però ribadire una cosa che ho notato negli ultimi due anni di pranzi a casa di amici cinesi e sperimentazioni cinesoidi a casa: il piccante che usano là, anche quando molto forte, lo trovo molto meno fastidioso rispetto a quello messicano o a quello che piace tanto ai miei parenti giù al sud. Intendiamoci, quando te lo metti in bocca (ella!) ha comunque la tendenza a violentarti labbra e lingua, però poi svanisce in fretta, non rimane lì a tormentarti. Ovviamente parlo da totale ignorante, oltre che da persona che non ha gran dimestichezza col cibo molto piccante. Però, appunto, quello cinese tendo a mangiarlo senza ridurmi a uno straccio.

Prosegue la striscia aperta di giornate consecutive in cui è caduta almeno un po’ di pioggia, fra rovesci particolarmente brutali e spruzzate veloci. Ventitré giorni and counting.

Dopodomani vado alla Games Week di Parigi. Come sarà? Mboh? Vedremo.

8 pensieri riguardo “Un altro po’ di cose a caso su Parigi”

  1. Bé, che invidia… La cosa bella, poi, è che lavorando da casa hai il tempo di goderti un po' la città. Se io mi spostassi a Parigi continuando a lavorare 10 ore al giorno chiuso in una 3X3, conoscerei giusto l'insegna fuori dalla finestra dell'ufficio. Ecco, mi piacerebbe comunque, eh! 😀

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  2. HAhahahah, capisco perfettamente, l'ho avuto anch'io, ti sono vicino.
    Va detto che io non ho il cartellino, ma in compenso, col fatto che il mio ufficio è casa mia, posso ritrovarmi a lavorare in qualsiasi ora del giorno e della notte, weekend compresi, vacanze comprese, dovunque io sia compreso.

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  3. Ne parlavo giusto settimana scorsa con un amico che fa il grafico. Anche lui lavora da casa, e anche lui diceva che spesso lavorava anche la notte e che il lavoro era sempre lì con lui. Poi, quando mi lamentavo del fatto che per andare a portare mia figlia da dottore ho dovuto fare i salti mortali per farmi dare un permesso di 2 ore, lui ha infilato il dito nella piaga sottolineando che si svegliava comodo alle 8.30/9.00, che accendeva il suo Mac (d'altra parte fa il grafico… mica poteva avere un PC, no?) e nel mentre che il latte di soia andava a temperatura ambiente rispondeva alle mail. A quelle a cui non sapeva rispondere pensava sotto la doccia calda o mentre mangiava i biscotti che si era preparato il pomeriggio precedente. Quindi pranzava e … In realtà, quando mi ha detto che dopo pranzo si guardava i Simpson ho smesso di ascoltarlo, simulando Homer in quella puntata ambientata nella fabbrica del sidro in cui il suo cervello diceva al corpo: “Se tu vuoi restare (a parlare con Flanders) resta pure: io vado”. Ah, e con lui non regge nemmeno il discorso che mi avevi fatto tu del: “Almeno tu hai uno stipendio fisso”, visto che i clienti non gli mancano.

    Insomma… è stata una brutta serata. 😛

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