Agents of S.H.I.E.L.D. 01X05: "Girl in the Flower Dress"

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X05: “Girl in the Flower Dress” (USA, 2013)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Jesse Bochco
con Clark Gregg, Brett Dalton, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge

Beh, bene, dai. Per il secondo episodio consecutivo, Agents of S.H.I.EL.D. riesce a raccontarsi con un minimo di senso del ritmo. È già un gran risultato, abbattiamoci le mani. Al di là di questo, Girl in the Flower Dress fa un po’ di cosette azzeccate e prosegue a lavorare per cercare di far ingranare la giusta marcia alla serie. Tanto per cominciare, leva dalle palle il MISTERISSIMO sul passato di Skye e sulla sua presunta alleanza con questa o quella organizzazione, forse tradisce, forse no, chissà, mboh, vedremo. Altre serie si sarebbero palleggiate questa cosa per una decina di puntate, giocando a fare le misteriose su incredibili rivelazioni talmente telefonate che anche lo slime di Dragon Quest che tengo sulla cassa posteriore sinistra aveva sgamato dopo due episodi. E invece qua no, si scoprono le carte, si dicono le cose chiare e tonde, si mantiene coerenza con quel che era stato mostrato fino a qui e si lascia pure in ballo un mistero se vogliamo più interessante.  Bene, no?

 “Io avevo capito tutto già dal pilota.”

Al di là di questo, la serie sta cominciando a fare esattamente quel che chiedevo la scorsa settimana, unire i puntini e presentare un minimo di arco narrativo che vada ad accompagnarci da qui alla fine. Per dirne una, torna in scena l’organizzazione criminale misteriosa che trama nell’ombra pasticciando con Extremis, Chitauri e chissà che altro e lo fa oltretutto mostrando delle tute che potrebbero tranquillamente essere tanto giustificate dal racconto, quanto un modo per tirare di gomito e suggerire che si tratti di chi sappiamo (o almeno lo sappiamo se conosciamo i fumetti Marvel). Il tutto mentre ci si continua a giostrare cercando di far funzionare la continuity dell’universo cinematografico, senza far troppo casino e andando a pescare e reinterpretare personaggi e supercriminali assortiti, questa settimana addirittura due. Poi, certo, al momento ci si sta limitando a usare gente onestamente un po’ sfigata, ma d’altra parte è pure normale che i pesi grossi se li vogliano tenere soprattutto per i film. Senza contare che, per come la vedo io, farebbero bene a continuare a non limitarsi a tirar di gomito all’universo fumettistico e puntare invece anche sull’inventarsi personaggi e situazioni di sana pianta. Fermo restando che mi aspetto che il tizio mostrato nel finale venga per direttissima dai fumetti. Magari sbagliando.

In tutto questo, oltre a continuare a mettere in mostra un budget decoroso, fra inseguimenti in macchina ed effetti speciali decenti che altrove col piffero, Girl in the Flower Dress ha il gran pregio di rendersi conto che non è necessario buttare sempre tutto in caciara. Le rivelazioni dell’episodio vengono trattate con la massima serietà, in quasi totale assenza di battute, e in particolare la reazione di Coulson e i suoi scambi con May regalano momenti davvero azzeccati. A questo aggiungiamo la voglia di adottare anche toni abbastanza cupi, con una morte piuttosto brutale e una scelta, da parte di Coulson, che lo caratterizza un po’ meno come il babbo bonaccione e un po’ più come l’agente S.H.I.E.L.D. in grado di prendere decisioni cazzute che dovrebbe essere. Insomma, un buon episodio di una serie che sta crescendo. Poi si rimane ben lontani dalla perfezione, c’è ancora tanto da mettere a posto e soprattutto, ora che si sono gestite le questioni relative a Skye, sarebbe il caso di dedicarsi a far uscire un po’ dallo status di cartonato sullo sfondo anche Fitz e Simmons, magari mentre si comincia a prendere di petto l’altro mistero con cui ci stanno menando il torrone da cinque episodi. O vorranno davvero tirare avanti la storia di Coulson fino al termine della stagione? Beh, comunque il trailer per il prossimo episodio promette molto bene, soprattutto per chi sa quanto sono in grado di essere stronze le serie di Joss Whedon, ma ci tocca aspettare due settimane. Uffa.

Ieri sera ho trascorso circa otto secondi riflettendo sul fatto che – guarda il caso – Bear McCreary cura le musiche delle uniche due serie che seguo “in diretta”. Però gli son venute meglio quelle di quell’altra, dai. Credo. Forse. Boh.

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