Justified – Stagione 4

Justified – Season 4 (USA, 2013)
sviluppato da Graham Yost
con Timothy Olyphant, Walton Goggins, Joelle Carter, Jacob Pitts, Jim Beaver, Ron Eldard, Mike O’Malley

Dare seguito a una doppietta come quella costituita da seconda e terza stagione di Justified non è esattamente impresa semplice. E infatti la quarta stagione inizia in evidente stato confusionale, con episodi anche gradevoli, divertenti, ma che non riescono a ricreare il senso di euforia totale e orgasmo multiplo con cui ci eravamo lasciati e, oltretutto, possono vantare un product placement talmente impacciato e imbarazzante che sembra di stare guardando Io, robot o un James Bond a caso. Insomma, c’è un po’ d’insoddisfazione nell’aria. La senti proprio lì che si aggira, pur immersa nel solito adorabile aroma di pollo fritto così tipico del selvaggio Kentucky. Allo stesso tempo, bisogna dare atto a questi primi episodi, e in generale alla serie, dell’evidente desiderio forte di non riposarsi sugli allori. Si percepisce anzi il tentativo di provare vie nuove, anche a costo di sbagliare qualcosina.

L’impressione è che gli autori abbiano voluto spostare l’obiettivo dalle questioni “enormi” delle due precedenti stagioni a una dimensione più piccola e personale, inseguendo i problemi dei singoli personaggi e raccontando la vita della gente che ruota attorno a Raylan Givens, oltre che ovviamente la sua. Il problema è che alcune di queste storie, semplicemente, non funzionano molto bene, risultano poco interessanti o un po’ forzate, e la stagione decolla davvero solo quando si lascia alle spalle quella prima manciata di idee per puntare tutto su un crescendo che mozza il fiato e su un tripudio di badassitudine che levati. Improvvisamente ne succedono di tutti i colori, i nodi vengono al pettine, le cose vanno a rotoli e si arriva a un finale splendido, tesissimo e amaro, dopo una cavalcata da una mezza dozzina d’episodi talmente azzeccati da farti dimenticare quanto non ti stavano convincendo i precedenti.

E poi, come sempre, c’è lui, Raylan Givens. Lo sviluppo del suo personaggio e dei rapporti con la famiglia e i colleghi regala momenti memorabili e soprattutto si mette in mezzo quando meno te l’aspetti, come una bomba, a lasciarti improvvisamente di sasso. Quella certa cosa che accade verso metà stagione, per l’appunto quando le vicende ingranano, è trattata in maniera splendidamente spietata, riesce a far ridere e commuovere senza risultare stucchevole e lavora di fino con i dettagli, le piccole cose, gli sguardi e un Timothy Olyphant sempre più nato per questo personaggio. Altrettanto riuscito, come sempre, è il continuo parallelo fra lui e il Boyd di Walton Goggins. Entrambi tragicamente alle prese con la difficoltà del portare avanti una vita privata “normale” al fianco di quella più o meno professionale che si sono scelti, finiscono in fondo per compiere scelte molto simili. Meraviglioso, in questo, il parallelo fra quel che fa Boyd nel terzo episodio e il comportamento di Raylan nell’ultimo: di fondo è la stessa cosa, ma le modalità, le conseguenze, l’atteggiamento, la reazione, vivono in mondi paralleli e distantissimi.

E alla fine è proprio in questo modo di trattare le sfumature di moralità che Justified dà il suo meglio, nel raccontare di personaggi che vivono passeggiando di qua e di là, calpestando, spostando e trascinando in giro il confine di quel che son disposti o meno a fare, pagando spesso conseguenze amarissime. Oltre che nel piazzare di fronte Timothy Olyphant e Walton Goggins in maniera sempre più strepitosa, pur senza mai strafare. E nel mettere in bocca ai propri personaggi dialoghi a tratti di una bellezza insensata. E nell’orchestrare momenti pazzeschi come quell’assalto alternato alla carovana e al forte dell’undicesimo episodio, ma in generale un po’ tutto quel che accade in quello strepitoso undicesimo episodio. E vogliamo parlare della sparatoria in avvio dell’ultimo, di episodio? O di quanto trasuda cazzutaggine Jacob Pitts per tutta la stagione? E di quell’avvio di puntata con protagonista Arlo? Basta, basta, il punto è che Justified dà il suo meglio più che altro nel fatto di essere una ficata, anche quando magari si permette di non esserlo per qualche episodio.

In tutto questo, poi, c’è anche una faccenda esterna. L’ultimo episodio della quarta stagione di Justified è andato in onda ad aprile. Quattro mesi dopo, Elmore Leonard, primo responsabile per l’esistenza dell’uomo col cappello, impegnato come produttore esecutivo sulla serie e tanto gentile da sentenziare che si tratta del miglior adattamento mai visto di un suo romanzo (o qualcosa del genere), ci ha lasciati. Beh, a guardarla oggi, questa quarta stagione, arrivati in fondo, stremati dal crescendo esaltante delle ultime puntate, quell’ultima inquadratura, con quello stanco sguardo rivolto alla terra appena smossa per l’ennesima sepoltura, appare involontariamente, bizzarramente, anche un po’ morbosamente poetica. E mette addosso una gran tristezza.

Mi sono sparato la visione in botta, grazie al cofanetto in DVD inglese, e non cominciamo neanche a parlare di quale sia il modo corretto per guardare questa serie.

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