Sotto assedio – White House Down

White House Down (USA, 2013)
di Roland Emmerich
con Channing Tatum, Jamie Foxx, Maggie Gyllenhaal, James Woods, Joey King, Jason Clarke

Non ho mai avuto un gran rapporto con Roland Emmerich. Ricordo che gli diedi i miei soldi al cinema per tre volte consecutive, con Stargate, Independence Day e Godzilla, ma in tutti e tre i casi trovai un film che mi acchiappava tantissimo per le premesse e per la prima, roboante, mezz’ora, trasformandosi però successivamente in un tripudio di noia, accompagnato da un discreto fastidio per il frullato di patriottismo, prendersi sul serio, comicità da latte alle ginocchia, whatever. Sta di fatto che, da lì in poi, non ho più guardato un suo singolo film. Un po’ per scelta, un po’ per quella mia paranoia snob nei confronti del doppiaggio che mi aveva allontanato dalle sale e, insomma, se ad Emmerich gli levi pure il bordello della sala, non so quanto gli rimanga.

Ora, questo è il ricordo confuso di quel che pensava il me stesso diciassettenne/ventunenne, poi gli anni passano, le opinioni cambiano, ci si imborghesisce e, di nuovo, whatever. Fatto sta che qualche tempo fa m’è capitato di rivedere Independence Day in TV, a Natale o giù di lì, e, beh, ma sai che mi sono divertito? Sarà che ho colto molto di più tutto lo spirito giocoso e da presa per i fondelli che mi sfuggiva quando ero un adolescente che se la menava schivando i film scemi (pensa un po’ come stavo messo), ma, pur certo continuando a trovarci un sacco di limiti, me lo sono goduto un sacco all’insegna di pizza e birra. Poi, quando, preso dalle mie manie filologiche, mi sono guardato tutti gli Universal Soldier in fila perché avrei visto il quarto al Fantasy Filmfest dell’anno scorso (a proposito, se non avete visto il terzo, guardatevelo: è sorprendente), ho scoperto che con quel suo esordio hollywoodiano Emmerich era riuscito a nobilitare (si fa per dire) una stronzata galattica dandole un respiro e una forza nella messa in scena che normalmente non hanno troppa cittadinanza nei film con protagonisti JeanClaude Van Damme e Dolph Lundgren

E quindi, via, complici anche una ritrovata recente passione per il cinema da rutto libero e un trailer sinceramente divertente, ho deciso di dare una chance a questo White House Down. E non me ne sono pentito, perché ho trovato, di nuovo, sì, una stronzatona, ma anche un film divertente, che non si prende per un attimo sul serio, ha una coppia di protagonisti molto affiatata, mette in scena l’azione con gran dispendio di forze ed energie, diverte, scatena l’applauso inconsulto in un paio di occasioni e se ne va via liscio dall’inizio alla fine, ambientando Die Hard alla Casa Bianca e facendolo senza un briciolo di vergogna. Poi, chiaro, il concetto di base è sempre quello: bisogna avere voglia di andarsi a vedere un film del genere, che racconta di un uomo in canotta che combatte i terroristi in tag team col presidente degli Stati Uniti d’America. Ma, se si ha voglia di guardarsi un film del genere, secondo me con White House Down non si sbaglia. Non si trova nulla di rivoluzionario, ma non si sbaglia.

Oh yeah!


A scanso di equivoci, è bene dirlo e ribadirlo chiaro è tondo: White House Down è un remake non ufficiale di Die Hard, ambientato alla Casa Bianca, con aggiunto l’elemento “buddy” di Die Hard With a Vengeance e con un paio di svolte narrative ribaltate giusto per far vedere che si sono impegnati. Esce per direttissima dalla fotocopiatrice, ancora più di Olympus Has Fallen, perché rispetto al film con ciccio Butler sceglie di avere un protagonista meno supereroe e la butta sul ridere in maniera molto più convinta. Channing Tatum, per quanto gonfio come un pallone, veste infatti i panni (e la canotta) del poliziotto mezzo fallito, divorziato e con figlia a carico, impacciato nel gestire l’azione (quantomeno nelle prime fasi della stessa). Si ritrova per caso nel bel mezzo di un disastro terroristico e finisce a salvare presidente, figlia, Casa Bianca e mondo intero solo perché si ritrova ad essere l’uomo giusto nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il film segue il modello del Die Hard originale in tutto e per tutto, con una prima mezz’ora in cui non viene sparato un singolo colpo di pistola e ci si dedica a presentare i fatti, i personaggi, i motivi per cui dovremmo tifare per questo invece che per quell’altro. Poi arrivano i cattivi, con il capo interpretato dall’attore carismatico di una certa età e il suo braccio destro combattente ipercazzuto che trasforma in fretta tutta la faccenda in questione personale perché John McClane John Cale esordisce ammazzandogli il fratello l’amico carissimo. Da lì in poi arrivano anche un sacco di scemenze, battute azzeccate e altre meno, tanta azione, l’immancabile scena degli elicotteri che attaccano il tetto e finiscono male (ma questa volta chi sta sull’elicottero non è completamente scemo… twist incredibile!), l’hacker che ascolta musica classica nel momento topico e via dicendo, con la sceneggiatura che si permette di pasticciare col modello originale solo invertendo il rapporto fra motivazioni reali e posticce dei terroristi.

E quindi? E quindi si tratta di un film da due ore che dopo mezz’ora ingrana la quinta e non si ferma più, regalando un sacco di azione messa in scena all’insegna del divertimento e, fattore non da poco, dei soldi. Olympus Has Fallen (o Attacco al potere, fate voi), pur apprezzabile per la semplicità e la truce onestà, non mi aveva convinto fino in fondo perché si prendeva troppo sul serio e mostrava in maniera esagerata il budget un po’ pezzente. Emmerich, come suo solito, sbraca sulla grandiosità, esagera, fa saltare tutto per aria e non si nasconde mai, raggiungendo l’apice della scemenza, dell’azione e dell’assenza di vergogna con l’inseguimento in auto sul prato della Casa Bianca e l’ingresso in scena del carro armato (e lì anche l’animo più insensibile non può che lasciarsi andare ad un applauso convinto). Channing Tatum è un protagonista fallibile, che alla fine salva la baracca e la bandiera, ma lungo il tragitto commette un errore dietro l’altro e prende un sacco di schiaffi, come si conviene a un McClane (o giù di lì). Il resto del cast fa benissimo il suo dovere, con Jamie Foxx ottimo presidente impacciato nel maneggiare un lanciarazzi (!) e James Woods che si mangia tutti a colpi di carisma. In più Emmerich mette in scena l’azione, una volta tanto, in maniera chiara, con combattimenti che non ti fanno saltare sulla sedia dallo stupore – in fondo son sempre attori e non atleti – ma con la voglia di far capire allo spettatore che cacchio stia succedendo, senza far venire il mal di mare.

“Un messaggio per i miei cari amici che si lamentano della scarsa credibilità del film.

Insomma, per me, vittoria. Magari non trionfo, perché di fondo è un film che non inventa nulla ed è forse un pizzico troppo lungo, ma vittoria sì. Mettiamola così: è il miglior Die Hard che esce al cinema da quasi vent’anni a questa parte. Non che ci volesse molto, ma è comunque una bella cosa, no?

L’ho visto qua al cinema, a Monaco, nella mia solita saletta, in lingua originale. A spanne mi sento di dire che col doppiaggio non ci si perderà molto, al di là di quel che ci si perde sempre e su cui che ci vuoi fare. In compenso è decisamente un film che si merita la sala cinematografica. In Italia esce giovedì.

2 pensieri riguardo “Sotto assedio – White House Down”

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