You’re Next

You’re Next (USA, 2011)
di Adam Wingard
con Sharni Vinson, AJ Bowen, Nicholas Tucci, Wendy Glenn, Joe Swanberg, Amy Seimetz

Per qualche bizzarro motivo, ci tengo a scrivere i post sul Fantasy Filmfest in ordine cronologico, chiacchierando dei vari film seguendo la programmazione con cui me li sono visti al cinema. Un po’ mi viene comodo, un po’ sono malato nella testa. Oggi, però, faccio un’eccezione, ed è fra l’altro un’eccezione pesante, perché si tratta di anticipare quello che sarebbe il post conclusivo, sull’ultimo film visto al mio ultimo Fantasy Filmfest, che mi sarebbe piaciuto mettere in fondo come punto esclamativo, a chiusura. Anche perché, forse, è il film che mi ha divertito di più. Di sicuro è stato un gran finale. Ma insomma, sto divagando, il punto è che ho voluto fare un’eccezione perché, incredibile ammisci, You’re Next esce oggi al cinema in Italia, e quindi mi sembrava carino chiacchierarne in maniera tempestiva, fosse anche solo perché così magari qualcuno, fra i quattro gatti che mi leggono, decide di andarselo a vedere. E magari qualcuno, fra quelli che decidono di andarselo a vedere, finisce anche per gradire. Sai mai.

E dunque, You’re Next, è il nuovo film di Adam Wingard, uno che arriva dall’inquietudine traballante di A Horrible Way to Die e da un trastullarsi con la scena mumblecore, e che dopo aver diretto il film di cui parliamo oggi si è donato a una certa recente tripletta di horror a episodi, sfornando per altro una fra le robe più belle che ne siano venute fuori con il suo contributo al primo V/H/S. Ma You’re Next è soprattutto uno spacco infinito, un raro caso di film a cui il trailer – probabilmente nel tentativo di non rovinare la sorpresa – compie un disservizio totale (perché ne riassume il soggetto, ma non riesce minimamente a trasmetterne la personalità e già che c’è fa pure spoiler) e una roba per la quale, se amate il genere horror, dovete correre subito al cinema, giusto perché non si sa mai quanto possa rimanerci. Non è un capolavoro, non è un film che s’inventa un nuovo linguaggio e stravolge le regole, è solo una splendida, divertentissima (nel senso più ampio possibile del termine) ora e mezza di cinema, che è stato fantastico guardare senza saperne nulla, se non che se ne parlava bene, e che ha chiuso a meraviglia il Fantasy Filmfest. La sala era strapiena di gente che si stava divertendo da matti – tolta magari la signora seduta di fianco a me che s’è cacata sotto dall’inizio alla fine – e a un certo punto ho smesso di contare gli applausi. Insomma, andateci e fine, senza stare a leggere il resto di questo post. Se invece ci tenete a farlo, proseguiamo.

Andiamo.

You’re Next, come il trailer fa ben intuire, si apre proponendo il classico scenario da casa isolata nella quale s’introduce gente brutta a far danni. E lo fa con il solito prologo a effetto, da omicidio sceneggiato in maniera creativa, che sembra dare inizio a un film abbastanza risaputo e la cui unica cifra stilistica rischia d’essere la ricerca della brutalità a scapito di un taglio magari più spettacolare. E insomma, sei lì che dici “OK, anche ben fatto, ma insomma, di nuovo?”. Poi comincia il film, pian piano vieni assorbito e ti rendi conto che, sì, in effetti è un “di nuovo”, perché Wingard comunque si muove tranquillo all’interno dei confini del filone, ma è un “di nuovo” fatto con incredibile e sincero divertimento, voglia di ragionare sugli stereotipi e utilizzarli in maniera un po’ spiazzante, grande conoscenza del genere e micidiale padronanza della messa in scena, oltre alla saggezza di gettare nel mucchio il proprio bagaglio personale.

I protagonisti sono la classica banda di parenti e amici insopportabili da film horror, ma già qui c’è un mezzo e intelligente twist. Innanzitutto, c’è quello stile mumblecore che è proprio del Wingard, con attori che hanno grande libertà d’improvvisazione nei dialoghi e finiscono per recitare in maniera molto naturale e coinvolgente. In secondo luogo, succede una cosa francamente abbastanza rara nel genere: quando comincia il gioco al massacro, la banda di personaggi insopportabili riesce davvero – magari proprio per quella naturalezza di cui sopra – a generare empatia e si finisce a tifare per loro. Vale soprattutto per l’incredibile protagonista, fin dall’inizio dipinta come la più tollerabile del gruppo, ma pian piano tutti i personaggi tirano fuori un lato umano e ci si ritrova davvero non solo a temere per il loro destino, ma perfino a tifare per loro quando s’incazzano e decidono di reagire. A un certo punto tifavo perfino per quella faccia da schiaffi di Joe Swanberg (sì, lui, il regista, che come al solito interpreta un ruolo meraviglioso). Può sembrare una banalità, magari pare assurdo considerarlo un twist, ma la verità è che la maggior parte dei film horror ha dei protagonisti talmente pirla che ti ritrovi istantaneamente a tifare per i cattivi con la maschera iconica e/o che fanno battute divertenti. Qua non succede. Qua, ogni volta che, fra una brutta fine e l’altra, uno dei buoni riesce a rispondere, scatta l’applauso.

Fra l’altro, a proposito di applausi. Wingard mette in scena l’azione con un senso del ritmo fantastico, rinuncia alla passione per la macchina da presa traballante che aveva mostrato in passato e dirige tutto con mano ferma e grandissima abilità, piazzando i “buh” dove deve piazzarli e regalando tutta una serie di immagini spettacolari che stanno lì sostanzialmente solo per far gasare, scatenare l’applauso in sala e mettermi in crisi quando devo decidere quale utilizzare come nuova copertina su Facebook. Non basta? Ci infila dentro anche del sanissimo humour nero ma – attenzione – non quello di chi piglia per il culo il genere, rompe il quarto muro o la butta in farsa, semplicemente una serie di trovate che rimangono puramente horror/thriller ma fanno scoppiare a ridere l’animo sadico di qualsiasi appassionato del genere (c’è stato un momento in cui ho visto sorridere nervosamente anche la signora seduta di fianco a me).

Alla fine ho scelto questa, ma rimpiango tutte le altre.

Insomma, mi ripeto: You’re Next è, semplicemente, uno spacco. Un film delizioso, messo in scena con notevole bravura nel mantenere il giusto equilibrio fra tutti gli elementi, almeno due o tre sequenze di omicidio che lasciano il segno, divertimento, tensione, azione, curato nei dettagli e assolutamente onesto negli intenti, senza la più piccola briciola di pretenziosità. E ha pure una colonna sonora fichissima, fra canzoni scelte ad hoc e, soprattutto, un adorabile uso del synth che urla fortissimo John Carpenter. Poi, certo, la serata di chiusura del Fantasy Filmfest, con la sala piena di tedeschi sbronzi pronti a divertirsi come scemi, è anche un po’ lo scenario ideale per goderselo, ed è un peccato che le sale cinematografiche italiane non offrano questo genere di servizio a tutti gli spettatori, ma credo ci si possa divertire un sacco comunque. E direi che è tutto. Aggiungo solo che se uscite dal cinema e non correte a scrivere una lettera d’amore per Sharni Vinson siete [CENSURA].

Ho visto il film nell’unico modo in cui, potendo, andrebbe visto: al cinema, in lingua originale, in una sala piena di tedeschi che si stavano riempiendo lo stomaco di birra, nachos e pop corn. Ci si può comunque accontentare anche della versione doppiata in italiano e proiettata in sala deserta. Ah, a proposito, non è che ci sia esattamente un coacervo di grandi attori e dialoghi sopraffini, però ovviamente tutto l’aspetto d’improvvisazione e recitazione naturale un po’ si perderà, col doppiaggio, senza contare il fatto che in genere questi film vengono doppiati in maniera abbastanza svogliata. Non bastasse questo, nel trailer italiano hanno cambiato le musiche completamente a cazzo di cane. Ma, insomma, che ci vuoi fare? Andate, mi raccomando.

7 pensieri riguardo “You’re Next”

  1. Il trailer italiano è una bestemmia e mi spiacerà andarlo a vedere martedì, io e il mio compare di horror sicuramente soli nella sala deserta.
    Però ne parlate tutti così bene che sarebbe un peccato perderselo!

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  2. Eccomi! In imperdonabile ritardo, ma l'ho appena finito di vedere e mi sono divertito un casino. È uno di quei film che mi pento di aver visto da solo, credo che scatterà la seconda visione con amici e birra alla mano. Grande la divagazione in stile mamma ho perso l'aereo che prende ad un certo punto 😀

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