Big Bad Wolves

Big Bad Wolves (Israele, 2013)
di Aharon Keshales, Navot Papushado
con Guy Adler, Lior Ashkenazi, Dvir Benedek

Oggi parliamo di un argomento che mi affascina sempre un sacco: i trailer ingannevoli. Per questo motivo, ovviamente, è necessario dare uno sguardo al trailer di Big Bad Wolves.

Ora, magari il problema è mio, ma dopo aver visto questo trailer qua sopra, tutto mi aspettavo tranne che un film in grado di farmi sghignazzare. Qualche sorriso da humor nero? Certo. Ma pensavo di trovarmi davanti più che altro dramma, emozioni, ansia e un po’ di sano torture porn. A riguardare il trailer oggi, in tutta onestà, devo ammettere che a un certo punto c’è scritto “funny” e che certi passaggi, col senno di poi, fanno subodorare la verità. Ma insomma, eh. Ad ogni modo, il punto è che Big Bad Wolves non è esattamente il film che m’aspettavo. Ma, intendiamoci, si tratta di una cosa positiva.

Lo spunto di partenza, pur complesso negli sviluppi, è abbastanza semplice e tutto sommato anche risaputo: c’è in giro un serial killer che si dedica a rapire, seviziare e uccidere bambine, c’è un poliziotto dai metodi spicci che esagera nell’interrogare un sospetto e per questo motivo viene sospeso, c’è il padre di una vittima, disperato, in cerca di vendetta e convinto che il sospetto di cui sopra sia in effetti il colpevole. Le strade dei tre si incrociano nel momento in cui il padre decide di farsi giustizia da solo, catturando il presunto criminale e sottoponendolo allo stesso trattamento riservato alle (presunte) vittime, allo scopo di farsi svelare dove siano i resti della figlia. O anche semplicemente di ottenere vendetta, se proprio questi non dovesse confessare.

Il bello è che il tutto viene raccontato mescolando assieme tre film diversi. Da un lato c’è il thriller con mistero, sulla possibilità che un uomo apparentemente normale, per altro padre di famiglia, possa davvero aver commesso quegli atti turpi su delle innocenti bambine. E la cosa è trattata in maniera magistrale, tenuta sempre sul filo del dubbio fino al paio di rivelazioni finali che davvero lasciano a bocca aperta per il modo in cui sono costruite. Poi c’è il film più truce, quello dedicato all’accanimento sul pover’uomo, che non sfocia in realtà mai negli eccessi visti altrove, ma riesce ad essere molto efficace, anche per il modo in cui di fondo racconta le torture subite dalle bambine senza mostrartele direttamente. Per non parlare del fatto che lo “spettacolo” viene messo in scena mentre al di sopra degli eventi rimane proiettata l’ombra del dubbio su quale sia la verità e, quindi, sulla possibile innocenza del torturato. Infine c’è la commedia, assolutamente dark, che davvero a tratti fa schiantare dal ridere, perché propone personaggi che scivolano spesso nella macchietta da commediola, magari anche mentre si stanno macchiando di atti allucinanti, e si prende perfino il disturbo di buttarci dentro un po’ di satira politica.

Ovviamente, la chiave per poter apprezzare Big Bad Wolves sta anche in una questione di sensibilità personale, nel non farsi problemi di fronte a un racconto che mescola in maniera assolutamente organica tutte le componenti di cui sopra. Non è questione di fare il thriller o il film drammatico che ogni tanto spara battutona, o l’horror che scherza e non si prende sul serio: Big Bad Wolves si prende tremendamente sul serio – basta guardare quello splendido prologo, per capirlo – ma allo stesso tempo non lo fa, scherza un sacco mentre sferra pugni nello stomaco, unisce e amalgama tutto, senza alternare. In questo, ha qualcosa che ricorda la sensibilità del cinema dall’estremo oriente e può risultare spiazzante, soprattutto nel momento in cui ti dice chiaro e tondo che, ehi, stai ridendo di cose sulle quali non c’è proprio nulla da ridere. Dove invece non può lasciare dubbi è sull’incredibile cura per l’immagine, che esplode fin dal primo secondo e non molla un attimo fino alla fine. Insomma, consigliatissimo.

L’ho visto al cinema qua a Monaco della Baviera, durante il Fantasy Filmfest, in lingua originale con sottotitoli in inglese. Al momento è uscito solo in patria e si sta facendo il suo bravo giro dei vari festival mondiali, che del resto è il destino già capitato al precedente, chiacchieratissimo, film dei due registi (Rabies), per altro attualmente impegnati con ABCs of Death 2. Insomma, boh?

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