Europa Report

Europa Report (USA, 2013)
di Sebastián Cordero
con Sharlto Copley, Michael Nyqvist, Christian Camargo

Non ho nulla di particolare contro il filone dei found footage, al di là del fatto che quando la macchina da presa si agita troppo tendo a non capire nulla e sono sempre a rischio mal di testa (ma insomma, quello mi capita pure con Paul Greengrass). Probabilmente la cosa deriva dal fatto che sono stato sufficientemente fortunato (o saggio?) da guardarne relativamente pochi e, soprattutto, beccarne quasi solo che mi siano piaciuti. Insomma, non sono uno di quelli che appena leggono o sentono le due terribili parole in questione scappano urlando e strappandosi i capelli, anzi, sono sempre abbastanza incuriosito. Fatta questa debita premessa, indispensabile nei confronti di chi magari invece del filone ne ha le palle piene e non ne vuole sapere nulla, andiamo a parlare del found footage di oggi.

Europa Report prende spunto dalla scoperta, risalente a un paio d’anni fa, della presenza di acqua su Europa, la luna di Giove, e racconta tramite la tecnica di cui sopra la missione di sei astronauti spediti nello spazio per un lungo viaggio quinquennale da due o tre anni con l’obiettivo di indagare su Europa e scoprire se, come spesso accade, dove c’è acqua c’è vita. Il tutto viene messo in scena come se si trattasse di un documentario, assemblato unendo immagini di repertorio, servizi giornalistici e conferenze stampa precedenti al lancio, interviste a posteriori al team rimasto sulla terra e una selezione di tutto il materiale registrato dalle varie videocamere sparse in giro per l’astronave e sulle tute dell’equipaggio. Dopo circa un anno dalla partenza, infatti, le comunicazioni si sono interrotte e tutto quel che rimane è rappresentato dalle registrazioni in questione, recuperate grazie a… non aggiungiamo altro.

Ora, cosa funziona, di Europa Report? Intanto il fatto che, trattandosi per lo più di riprese da videocamere di servizio, non trema tutto. Ed è già una gran bella cosa. In secondo luogo, la scelta di presentare il tutto come se fosse un documentario permette di “giustificare” in una botta sola qualsiasi genere di trovata registica, di montaggio, di accompagnamento musicale (bellissimo e comunque utilizzato con parsimonia, probabilmente per rispetto delle vittime) e di sceneggiatura, garantendo ampi margini di manovra senza rompere il giocattolo. E la sceneggiatura funziona bene, perché rimescola un po’ la scansione temporale degli eventi, giocandosi alla grande i passaggi chiave e riuscendo anche a tenere in dubbio fin quasi alla fine su un paio di aspetti molto ben gestiti.

In più, il cast è davvero azzeccato, con un gruppetto di attori in almeno un paio di casi scelti in maniera anche non banale e che funzionano tutti benissimo, e Cordero sa decisamente quel che fa. Europa Report è innanzitutto un gran bello spettacolo per gli occhi, pieno di immagini azzeccate, evocative, non spreca i momenti più forti e riesce a gestire benissimo i continui cambi di tono, senza esagerare mai in nessuna direzione. Non basta? Aggiungiamoci anche un gran rigore scientifico, con tutta una serie di dettagli e di approfondimenti che immagino si prendano delle libertà, ma raccontano una storia davvero coi piedi per terra (si fa per dire) e credibile fino in fondo. Alla fine, gli si può solo contestare che si tratta di un film in cui non succede praticamente nulla dall’inizio alla fine e che se ti aspettavi di vedere i mostri hai sbagliato sala, ma insomma, lì è una questione di aspettative. Consigliatissimo.

L’ho visto al cinema, qua a Monaco, al Fantasy Filmfest, in lingua originale, che merita perché gli attori sono bravi, ma può mettere in difficoltà chi non ha dimestichezza con gli accenti esotici perché ovviamente han messo assieme l’equipaggio col sudafricano, il russo e via dicendo. Potendo, secondo me certe scene si meritano di essere viste al cinema, solo che IMDB, al momento, non sa che dirmi sulla distribuzione, a parte il fatto che negli USA è uscito direttamente su iTunes e simili per poi farsi un giro ridotto in alcune sale. Insomma, sostanzialmente siamo dalle parti del boh.

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