Northwest

Nordvest (Danimarca, 2013)
di Michael Noer
con Gustav Dyekjær Giese, Oscar Dyekjær Giese, Lene Maria Christensen e altra gente per cui posso anche fare a meno di copincollare il nome da IMDB

Nordvest è un film che chiunque frequenti regolarmente le rassegne cinematografiche dei festival ha visto decine di volte. Io, di sicuro, alle rassegne milanesi dei film di Cannes e Venezia l’ho visto parecchie decine di volte. È quel film lì, un po’ dimesso nell’estetica ma girato comunque molto bene, con quella faccia spenta e depressa perché trasmette il realismo, che racconta di vite comuni nella periferia cittadina. Famiglie problematiche, bravi ragazzi che pur mossi da buone intenzioni si fanno trascinare nel mondo del crimine perché non sanno bene che altro fare, amicizie virili consumate su patti di sangue, voltafaccia improvvisi, tragedie sempre pronte ad esplodere per colpa di errori ingenui, criminalità assortita, grandi drammi esistenziali. E soprattutto il finale deprimente. Quello non può mancare.

Ecco, Northwest, Nordvest, Nordovest, Daquellaparte, chiamatelo un po’ come vi pare, corrisponde perfettamente alla descrizione e racconta in quella maniera un po’ sgranata, desaturata, demistificata, priva insomma dell’emozione facile e stucchevole, uno spicchio di vita familiare, con due fratelli dal padre non pervenuto che vogliono un bene matto a madre e sorellina. Il più grande si dedica con indifferenza a piccole attività criminali, ma sogna di passare a un livello superiore e nel farlo finisce per invischiarsi con gente poco raccomandabile e tirare in mezzo anche il fratellino. Seguono disastri assortiti.

Perché dare una chance a Il lato in alto a sinistra della mappa? Perché in fondo si tratta di scelte stilistiche narrative sempre molto ficcanti ed efficaci e, se non avete mai visto un film del genere, funzionano a maggior ragione. Poi perché tutto il mondo è paese, sì, e alla fin fine le vicende di criminalità danesi non sono poi così diverse da quelle viste in mille altri film di mille altre nazioni, ma è comunque interessante gettare uno sguardo sulla parte più zozza e allo stesso tempo multietnica di un paese in fondo per noi abbastanza lontano. E poi perché i due protagonisti – esordienti e fratelli anche nella vita reale – sono davvero bravi e anche il regista, pur nel non buttare sul piatto una singola idea che sia una, mostra padronanza, talento e potenziale. Un giorno, quando Michael Noer verrà chiamato a dirigere un anonimo thriller americano con Colin Farrell e l’attrice europea del momento, voi potrete dire “Io c’ero”.

L’ho visto qua a Monaco della Baviera, che si trova a nordovest di Trieste, in lingua originale e con pratici sottotitoli in inglese. Il film si sta girando un po’ tutti i festival del mondo da gennaio ed è stato realmente distribuito solo nelle sale danesi e islandesi. Magari fra un anno lo danno al President.

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