In trance

Trance (GB, 2013)
di Danny Boyle
con James McAvoy, Vincent Cassel, Rosario Dawson

C’è un tratto distintivo e abbastanza fastidioso che accomuna svariati film di Danny Boyle: la sorprendente capacità di partire alla grande e scivolare lentamente, ma inarrestabilmente e sempre più rovinosamente in un tripudio di nonsense. The Beach, check. 28 giorni dopo, check. Sunshine, check. Ormai ci sono talmente abituato che mentre guardavo 127 ore mi aspettavo che da un momento all’altro uscisse dal crepaccio uno dei mostri di The Descent e James Franco lo ammazzasse sollevando il macigno e tirandoglielo in faccia. Trance non sfugge alla regola e, anzi, nel suo caso il problema è ancora più grave perché tutto il film ruota attorno al mistero nascosto nella capoccia del protagonista. Se quando quel mistero ti viene svelato senti un improvviso dolore alle spalle e vedi le tue braccia tuffarsi violentemente nel mare di latte che ti avvolge le ginocchia, beh, è un po’ difficile uscirsene dal cinema pensando “Peccato per il finale, ma tutto sommato non mi è dispiaciuto.” Tutto sommato una sega!

L’altro ieri, mentre ero al cinema che guardavo Elysium, non so ben per quale motivo, m’è venuto in mente che non solo non avevo scritto qua sul blog di Trance, non avevo neanche creato la bozza come faccio di solito, non l’avevo infilato nell’elencone dei film visti quest’anno, non gli avevo dato un voto nel file excel delle votazioni di Iacine e non gli avevo dato le stelline su Mubi. Insomma, non avevo fatto tutte le cose da ossessivo compulsivo che faccio dopo aver guardato un film. Trance mi era immediatamente scomparso dal cervello, come se la Rosario Dawson del film mi avesse ipnotizzato e fatto dimenticare (e in effetti la cosa ha forse a che vedere con le scene in cui appare nuda). Sul viaggio di ritorno dal cinema, Giovanna mi ha chiesto di spiegarle un po’ com’era ‘sto Trance, avec spoiler, tanto lei non lo guarderà mai. Mi ci sono messo d’impegno, ho provato a raccontarle tutta la soluzione del mistero, ci avrò messo dieci minuti e alla fine neanche ci sono riuscito fino in fondo perché dei passaggi mi sfuggivano. Memoria corta? Finale a cazzo di cane? Film che non sa spiegarsi bene? Cose a caso? Colpa mia? Vai a sapere.

Trance è un film che lo guardi e poi sparisce. Inizia bene, con un bel ritmo, in maniera misteriosa e intrigante. Prosegue infilandoti sempre più nei suoi dubbi, costruendo un racconto che ti viene voglia di sbrogliare e appoggiandosi su bravi attori che fanno la loro parte. In più c’è l’immaginario visivo di Danny Boyle, tutto sghembo e sbagliato, che mette in scena colori fortissimi e inquadrature dalla prospettiva surreale, dando vita a una roba che non solo è proprio bella da osservare, ma s’incastra pure bene coi temi raccontati dal film. Insomma, sei lì tutto coinvolto, che hai l’impressione di stare guardando un bel film di Danny Boyle, ed ecco che piano piano comincia la frana e si arriva fino al punto di dire “OK, basta”, lasciar completamente perdere il mistero perché chissenefrega e limitarsi a godersi il resto, le belle immagini, le musiche azzeccate, il ritmo che comunque non cede in maniera particolare. Poi arrivi alla fine e non puoi dire di esserti annoiato, però sei davvero disarmato, inizi a pensare ad altro all’insegna del whatever e pian piano il film scompare dalla memoria. In fondo è esattamente il processo mentale descritto a un certo punto dal personaggio di Rosario Dawson, quell’idea secondo cui a volte dimenticare qualcosa è una forma di autodifesa. Ecco, sì, meglio dimenticare. Anche se in fondo mi sono divertito. Credo. Non ricordo.

Ho visto Trance al cinema qua a Monaco, l’altro giorno, in lingua originale, che merita perché son tutti bravi e poi tra francesi e isolani c’è un bel rincorrersi di accenti. In italia, se IMDB non mente, il film arriva fra un paio di settimane.

2 pensieri riguardo “In trance”

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