Kick-Ass

Kick-Ass (USA, 2010)
di Matthew Vaughn
con Aaron Taylor-Johnson, Chloë Grace Moretz, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Nicolas Cage

Ho visto per la prima volta Kick-Ass al cinema, nell’estate del 2010, durante una qualche peregrinazione lavorativa intercontinentale, e mi sono divertito come un matto. Me lo sono riguardato la scorsa settimana, un po’ per ripassino pre-seguito, un po’ per mostrarlo a chi di dovere, e mi sono nuovamente divertito come un matto, anche se devo dire che a una seconda visione ho un po’ patito certe lungaggini del blocco centrale (il che, con di mezzo tre anni per dimenticare tutto, non è un gran bel segno). Ma l’impressione rimane comunque stra-positiva, soprattutto per l’intelligenza con cui Matthew Vaughn ha saputo prendere il fumetto e trasformarlo in cosa sua, dandogli una personalità propria, forte e a parer mio ben più convincente dell’originale di Millar, che trattava uno spunto totalmente idiota come se fosse la cosa più seria del mondo e, in questo, per certi versi era anche interessante e ricco di belle intuizioni, ma per molti altri finiva  per diventare insipido e innocuo nonostante il suo brutale sfoggio d’iperviolenza.

Il Kick-Ass cinematografico è un’opera ben diversa – per altro sviluppata, come il seguito, a fumetto non ancora concluso – e non lo è solo per le differenze che tutto sommato è anche un po’ lecito attendersi in un passaggio cinematografico made in USA (seppur rated R). Le modifiche sostanziali (e banalucce, ne convengo) al personaggio di Big Daddy, il modo stravolto in cui si evolve il rapporto fra Dave e Katie, la violenza comunque forte, ma un po’ anestetizzata, il finale pirotecnico… tutte cose che fanno magari storcere il naso a chi vuole fedeltà, ma in realtà s’inseriscono in maniera perfetta, naturale, molto azzeccata, nel tono del film, nella caratterizzazione dei suoi personaggi. E la differenza principale sta proprio qui, nel tono, perché il Kick-Ass di Vaughn è innanzitutto una commedia. Certo, brutale, certo, d’azione, certo, capace comunque di colpire quando ti mostra una undicenne educata a parlare come uno scaricatore di porto e a uccidere con leggerezza, come se fosse un gioco, ma comunque una commedia, divertentissima, trascinante, con dell’azione messa in scena in maniera magistrale e un ritmo azzeccatissimo.

Alla fine la forza principale del film sta nella sua capacità di bilanciare tutti questi elementi contrastanti, proponendo una surreale estetica dai colori esagerati per raccontare di gente “normalmente” disadattata, psicotici che si vestono da coglioni per andare a uccidere criminali e farsi prendere a schiaffi da teppistelli. C’è un surreale frullato che prende per il culo il dramma umano della gente che racconta, lasciandolo sullo sfondo, per carità, a fare appena da retrogusto cui fai caso se ci ripensi poi, dopo esserti divertito come uno scemo per un paio d’ore scarse. E poi c’è l’incredibile colonna sonora, perfetta, anche nella grande intuizione di accompagnare i massacri firmati Hit-Girl con The Tra La La Song, che li rende magari meno “forti”, ma comunica alla perfezione lo spirito con cui lei vive tutto: è un gioco, è divertimento spensierato, è sorridere a Kick-Ass e a Big Daddy cercando la loro approvazione dopo aver infilato una katana nella pancia di uno spacciatore.

In tutto questo si infilano poi degli attori che più azzeccati non si potrebbe: Nicolas Cage è meraviglioso, ha una scena allo specchio che urla fortissimo Mélanie Laurent e la sua idea di scimmiottare Adam West quando indossa il costume è fantastica; Christopher Mintz-Plasse esce dal cartonato di McLovin con una leggerezza non necessariamente prevedibile; Mark Strong è fantastico come sempre; Chloë Grace Moretz è pazzesca, una bambina che si mangia tutto come se fosse il Joker di Heath Ledger e sa gestire mille cambi di registro con la tranquillità di un’attrice consumata; Aaron Taylor-Johnson centra alla perfezione un ruolo non semplice, riuscendo a ritrarre uno sfigatissimo, sognante, pipparolo geek allo stesso tempo credibile e non odioso, perché non evirato (e riguardarlo qui dopo averlo visto in Le belve e Anna Karenina è allucinante). Insomma, Kick-Ass, pur con quell’unico dubbio sulle lungaggini espresso là in cima, per altro magari figlio del fatto che sto invecchiando e ormai se mi metto a guardare un film in seconda serata e in piena digestione la fatica la sento, è e rimane uno spacco e una fra le migliori cose emerse da questo pazzo pazzo mondo del cinema di supereroi che ha invaso le sale nell’ultimo decennio.

L’ho rivisto in blu-ray, ed è un bello spettacolo, e l’ho nuovamente visto in lingua originale, che merita totalmente, fosse anche solo per l’assurdità di Nicolas Cage e le raffiche di cock e cunt vomitate dalla piccola Chloë. Cacchio, comunque non ricordavo questa cosa che in Italia è uscito con quasi un anno di ritardo. Mamma mia.

1 commento su “Kick-Ass”

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