Bling Ring

The Bling Ring (USA 2013)
di Sofia Coppola
con Katie Chang, Israel Broussard, Emma Watson, Claire Julien, Taissa Farmiga e degli adulti dalla scarsa importanza

L’aspetto più immediatamente affascinante di Bling Ring è alla fin fine quel che lo accomuna a tutti i film precedenti di Sofia Coppola, la sua capacità di gettarti mani e piedi a mollo nell’universo che racconta, a costo di fregarsene – volutamente – della narrazione in senso classico e puntare solo su una lunga serie di vignette che dipingono meravigliosamente bene i suoi personaggi. Anzi, in maniera un po’ paradossale, per rimanere agganciata al suo cinema, la Coppola ribalta quelli che sono i soliti meccanismi dei film “basati” su storie vere: là dove di solito si romanza e si raccontano le vicende con gli attori, lasciando alle immagini di repertorio il dovere di dar contesto, qui avviene l’esatto contrario. E ci si ritrova quindi con un film preoccupato soprattutto di mostrare la vita e l’essenza dei suoi protagonisti (probabilmente romanzati, intendiamoci) attraverso una lunga serie di scenette scollegate fra loro, senza raccontare nulla di particolare, mentre sono i brani di repertorio, i telegiornali e poco altro a portare avanti le vicende.

E l’universo in cui ci si tuffa è quello vacuo, plasticoso, di ragazzi e ragazze modellati dalla moda e dallo star system, disperatamente alla ricerca di una vita economicamente al di sopra di quella – già notevole – che si possono permettere, con l’ingresso nel mondo delle stelline come unico possibile sogno. E che in fondo, a modo loro, sono umanamente dominati dai rapporti (bizzarri, per carità), con i propri coetanei, dalla ricerca di affetto e amicizia. Non è del resto un caso se il film si concentra sull’unico personaggio maschile e soprattutto sul suo viaggio alle prese con la nuova amica Rebecca e il circoletto che le ruota attorno. Marc è l’ennesimo maschio targato Sofia Coppola in totale balia delle sue donne, ma perlomeno, una volta tanto, le protagoniste non vengono dipinte attraverso il filtro della bellissima e malinconica solitudine, intima compagna dell’essere donna, creatura meravigliosa, incomprensibile e inattaccabile da tutto ciò che la circonda (e che tende fatalmente a rivelarsi sempre inadeguato). No, si dividono fra cretine complete e astute manipolatrici dalle scale di valori totalmente sballate.

Se il limite, poi, è sempre il solito della Coppola, di film che raccontano senza raccontare nulla e aprono uno sguardo su vite poco interessanti e quindi noiose da seguire, la capacità di far immedesimare rimane travolgente. Guardi Bling Ring e sei lì assieme a loro, grazie anche alla bravura dei giovani attori e attrici, mentre passeggi per le case delle star facendo shopping con sufficienza, rubacchiando di qua e di là, vivendo il delirio d’onnipotenza e immortalità che è radicato nella capoccia di qualunque giovane e subendo il violento, improvviso, devastante impatto col muro della realtà quando il castello di carte va a catafascio. Certo, poi c’è chi va in prigione e chi rilascia interviste a Vanity Fair…

Ho visto il film qua a Monaco, al cinema, in lingua originale, che consiglio perché il linguaggio gggiovane e la sfilza interminabile di “Ohmygod!” sono parte integrante dell’esperienza. In Italia arriva a fine settembre, per la precisione il 26, se IMDB non mente.

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