Lone Ranger

The Lone Ranger (USA, 2013)
di Gore Verbinski
con Armie Hammer, Johnny Depp, William Fichtner, Tom Wilkinson, Ruth Wilson

La cosa bizzarra di questo Lone Ranger del nuovo millennio è che si tratta di un film tutto storto, strano e sbagliato, almeno per quelli che sono gli standard della Hollywood moderna, tanto concentrata sul mettere in produzione solo film basati su marchi di successo, possibilmente risalenti agli anni Novanta, ma soprattutto che siano vendibili come si deve sul mercato internazionale. Qui siamo davanti a un western, roba considerata invendibile da almeno due o tre decenni, basato su una serie TV degli anni Cinquanta che fuori dagli USA non conosce praticamente nessuno. Poi, certo, la chiave per rendere universalmente apprezzabile un “nome” sulla carta di potenziale successo solo in America stava nel riciclare fino al midollo la formula de I pirati dei caraibi, con Johnny Depp a fare da spalla bizzarra a un eroe per caso, buffo, impacciato e dal carisma prossimo allo zero, e con Gore Verbinski a imprimere il suo stile visivo allucinato e la sua notevole capacità di infilare a calci momenti sanamente truci in un rating PG-13.

Il risultato è un pasticcio un po’ sconclusionato, eccessivamente tirato per le lunghe, che ha una sua personalità tutta bizzarra ma fatica a trovare un’identità precisa. Ma allo stesso tempo è anche decisamente più gradevole e interessante di quanto mi aspettassi. Gradevole perché comunque il Verbinski è sempre un bel vedere, uno che costruisce la scena con attenzione, guidando l’occhio sui dettagli e dando un senso ai rapporti fra oggetti, persone e ambienti, senza buttare lì cose a caso per far bordello. La sua è un’azione potente, ricca e piena di immagini ricercate, anche se qui viene messo un po’ da parte lo sforzo allucinato del secondo e del terzo Pirati in favore di un evidente e sbracatissimo amore per quel western che non si fa più, tutto location, polvere (esagerata e spesso aggiunta al computer con un effetto tristissimo, ma comunque polvere), tramonti, cavalcate furiose e paesaggi infiniti che t’invadono il campo visivo.

E interessante, anche, perché comunque Lone Ranger è un film che, pur alla sua maniera leggera e bambinesca, racconta il vecchio West trattando con rispetto la popolazione indiana, presentando un Tonto molto meno fastidioso e simile a Jack Sparrow di quanto fosse lecito temere (sul serio, è il miglior Johnny Depp strambo da tanto tempo a questa parte) e mostrando un protagonista incapace, scemotto, che deve diventare eroe e lo farà ritrovandosi costretto ad abbandonare tutta la sua fiducia nei confronti di istituzioni a stelle e strisce che, quando va bene, sono popolate da pusillanimi e, quando va male, sono un trionfo di crudeltà e corruzione. Peccato solo che sia un protagonista di cui dubito possa fregare qualcosa a qualcuno: Depp e Fichtner si magnano tutto, in maniera forse anche voluta, ma che di fatto ammazza il ruolo di quello che dovrebbe essere l’eroe del titolo, e che fra l’altro, in centoquarantanove minuti di film, sostanzialmente non spara mai a nessuno. E che è? A voler ben vedere, a conti fatti, i problemi più grossi stanno nella solita esigenza di fare il reboot e di raccontare una storia d’origini, sperando che poi le cose prendano il largo alla prossima occasione. E quindi ci ritroviamo con un primo episodio privo di protagonista e un secondo episodio che probabilmente, visto l’insuccesso nato innanzitutto in quegli USA che dovrebbero essere ricettivi nei confronti del Ranger, non vedremo mai.

Il film l’ho visto qua a Monaco, al cinema, in lingua originale e in 2D. La lingua merita, perché Johnny Depp fa sempre molto col suo modo di parlare e perché nei western ci vuole la biascicata texana. Non so come possa essere in 3D, so però che raramente mi è capitato di notare così tante inquadrature che erano palesemente pensate per gli occhialetti. Ah, ne scrivo adesso perché qua in Germania è uscito la scorsa settimana. Capita.

6 pensieri riguardo “Lone Ranger”

  1. con Gore Verbinski a imprimere il suo stile visivo allucinato e la sua notevole capacità di infilare a calci momenti sanamente truci in un rating PG-13.

    qualche esempio? mi ricordo che pirati dei caraibi 3 era molto poco pg, cupo e morti a fiumi

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  2. Infatti, anche se il taglio è magari più solare, diciamo che si permette cose simili. Il cattivone è un tizio strasfregiato che mangia il cuore a una sua vittima (e lo fa in scena, seppure inquadrato di sbieco) e nel corso del film vengono massacrate un paio di tribù indiane, ma proprio tutti morti.

    Certo, poi il Ranger è un “pistolero” che non spara praticamente mai, quando spara non mira per uccidere e quando uccide lo fa per sbaglio. 😀

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