L’evocazione – The Conjuring

The Conjuring (USA, 2013)
di James Wan
con Patrick Wilson, Vera Farmiga, Lili Taylor, Ron Livingston

Ed e Lorraine Warren sono (o, meglio, erano, dato che lui è morto nel 2006) due investigatori del paranormale, demonologhi, esploratori di possessioni e case infestate. Lui veterano di guerra, poliziotto, uomo di fede, lei veggente in grado di percepire l’occulto. Oppure erano dei truffatori, vai a sapere. Il punto, però, è che si tratta di una coppia particolarmente importante nella scena delle case infestate, fra l’altro coinvolta in quella allegra faccenda di Amityville. The Conjuring racconta, o sostiene di raccontare, del caso più terrificante e brutale da loro affrontato in carriera, nel quale si sono trovati ad aiutare Lili Taylor, l’alcolista di Band of Brothers e le loro cinque figlie a liberarsi da un fantasma particolarmente inacidito. A dirigere il tutto c’è James Wan, quello noto come “il creatore di Saw che adesso dirigerà Fast & Furious 7 perché è un regista orientale come Justin Lin ha già diretto un film d’azione che non era male”. Per quanto mi riguarda, fino a oggi, il maggior contributo di Wan al mondo del cinema era la scena di Scary Movie 4 con Shaquille O’Neal che prendeva per il culo Saw. Ma, insomma, si tratta di un giudizio basato sul nulla, dato che non ho mai visto né i seguiti di Saw né i successivi film di Wan. Comunque, da oggi, il caro James è anche “quello che ha diretto un divertente e onesto omaggio a un modo di fare horror un po’ passé”.

L’inizio, i titoli di testa, il tono generale, tutto ha un’aria da horror di quelli pacati e poco spettacolari, in cui si lascia spazio ai personaggi e si prova a raccontare una storia attorno agli spaventi. Per carità, nulla di clamoroso, e alla fine  è e rimane una raccolta di protagonisti standard da storielle di case infestate, però si respira proprio un’aria da film che se la prende comoda e, per una buona mezz’ora, non sente troppo il bisogno di spingere sugli spaventi e sul casino. Non solo, Wan, che pure qua e là eccede e nel finale a base d’esorcismo non può – ma anche giustamente – evitare di scatenarsi con botti, rumori ed effetti speciali, passa tutto il tempo evitando quasi sempre i “buh”, gli spaventi forzati, e puntando invece sull’accumulo di tensione. Non si contano le scene in cui ti aspetti che stia per succedere qualcosa e poi a conti fatti non si vede nulla, e questo alla fine rende più efficaci quelle in cui, al contrario, il babau salta fuori.

In più il film si concentra non solo sulla famiglia che convive con il maligno e va invece anche a raccontare un po’ dei due investigatori, mostrandone la storia e mettendone in scena le rigorose tecniche d’indagine e intervento. Certo, l’assunto di partenza è che il maligno esiste, gli esorcismi servono e i Warren non sono ciarlatani, con tanto di “Basato su una storia vera” in apertura, ma, insomma, non stiamo parlando di un documentario e certo non ci si poteva attendere un approccio da scettici. Dopodiché, non è certo un capolavoro, non racconta poi molto che non si sia visto trent’anni fa in Poltergeist (che per altro omaggia in maniera abbastanza diretta con la faccenda dell’armadio) e, inevitabilmente, quando partono i botti conclusivi si sgonfia un po’ tanto la tensione, ma è comunque un filmetto divertente e con uno spirito retrò che, da bravo vecchio scoreggione, apprezzo sempre.

L’ho visto al cinema qua a Monaco, in lingua originale, e mi sento di dire che a guardarlo doppiato non ci si perderà nulla. In Italia arriva il 21 agosto.

3 pensieri riguardo “L’evocazione – The Conjuring”

  1. Il “basato su una storia vera” sinceramente in questi film ha rotto la fava perchè dovrebbero scrivere, “basato su supposizioni”. Come si fa a dire storia vera senza passare per ridicoli?

    Tornando al film, a me non è dispiaciuto per nulla e devo dire che qualche parte cagheggio me l'ha data. Sicuramente un horror abbastanza al di sopra delle cagate che stanno producendo da qualche anno a questa parte.

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