Solo Dio perdona


Only God Forgives (Francia, Thailandia, Svezia, USA)
di Nicolas Winding Refn
con Ryan Gosling, Vithaya Pansringarm, Kristin Scott Thomas

Solo Dio perdona è arrivato al cinema con addosso il carico di essere il nuovo film del regista di quel fenomeno di Drive (e di altra roba che non ha visto nessuno ma quelli che l’hanno vista ne parlano benissimo anche se Valhalla Rising era un po’ noioso), con lo stesso attore protagonista. In più, fra trailer, immagini promozionali, sinossi, vattelapesca, mi pare si possa dire senza troppo timore di smentita che han provato a vendercelo in maniera un po’ furbetta: in pratica sembrava dovesse essere una roba come Drive, ma con pugni, calci e spade al posto delle macchine. In realtà, anche se ovviamente la mano dello stesso regista si vede eccome, non è proprio così, e la gente, più o meno giustamente, s’incazzano. Su I 400 Calci ci hanno scritto una non recensione perfetta per il contesto, perché di fondo non giudica il film, si limita a spiegare che, sì, OK, Drive ancora ancora, ma questo, col cinema action, non c’entra proprio, e quindi off topic. Racconta una storia da film d’azione, ma il nesso si ferma lì. E proprio lì, però, nel modo in cui viene raccontata una storia tutto sommato abbastanza ordinaria, da film d’azione medio, che ho trovato il fascino maggiore di Solo Dio perdona.

E non mi riferisco allo stile di Refn nella messa in scena, che pure è come al solito una roba da strabuzzare gli occhi. C’è una cura incredibile per l’immagine, una ricerca pazzesca nel comporre istantanee che ti lasciano di sasso, accompagnandole oltretutto con una colonna sonora da applausi, che a tratti sembra un po’ figlia illegittima dei Daft Punk di Tron Legacy, ma, insomma, buttala. Solo Dio perdona è un film fatto di immagini stupende, suoni abbacinanti, gente che fissa il vuoto stando zitta, qualche dialogo secco ed esplosioni improvvise di violenza brutale. Ma azione, pochina. Toh, dai, il combattimento clou, che però ci vuole coraggio a definirlo tale. Insomma, Solo Dio perdona racconta una storia da film d’azione ma non è un film d’azione, è un film d’autore da festival, ancora di più rispetto a quanto già Drive fosse un action borderline. Se poi la cosa piaccia o meno, immagino, è una questione di punti di vista. Ma l’aspetto affascinante cui mi riferivo non è questo. Il fatto è che Refn, la sua storiellina standard da film d’azione, l’ha presa e l’ha ribaltata, raccontandola da un punto di vista totalmente opposto al solito.

Prendiamo la famiglia di protagonisti, quelli che dovremmo identificare come i buoni, gli americani. Kristin Scott Thomas interpreta il ruolo della madre più insopportabilmente bitch che sia mai vista, stronza colossale, dal rapporto pure un po’ morboso coi due figli, sostanzialmente capo clan di una famiglia che utilizza una palestra di muay thai come copertura per un traffico di droga. Praticamente è Ma Gnucci bionda, con tanto di scagnozzi scemi. Il suo figlio maggiore, interpretato da Tom Burke, è un deviato mentale che pensa sia una buona idea trascorrere la serata stuprando e ammazzando ragazzine minorenni. Il suo figlio minore è Ryan Gosling, il bravo ragazzo della famiglia, uno che si vede che sotto la scorza di poveraccio allevato da quella matta ogni tanto tira fuori momenti di lucida bontà, ma in ogni caso è un disadattato che non si fa problemi ad ammazzare gente, smerciare droga e prendere a bottigliate in faccia il prossimo suo. Questi sono i protagonisti. Gli eroi. Dall’altra parte c’è Vithaya Pansringarm.

Un’immagine di Kristin Scott Thomas.

Il caro Vithaya è un ex poliziotto che si aggira per Bangkok circondato dall’aura di Raoul Re di Hokuto. Rispettato da tutti, è convinto di essere una specie di divinità del posto e come tale si comporta. È brutale, violento, ha atteggiamenti a tratti anche un po’ mafiosi, ma di fondo non fa nulla che non si sia visto fare, magari con un pizzico di violenza in meno, da tanti protagonisti di tanti film d’azione americani. Reagisce alle porcherie e alle infamie perpetrate dalla famiglia Gosling, difende i suoi concittadini, tortura sgherri per ottenere informazioni vitali, liquida gli avversari con la stessa nonchalance del miglior Steven Seagal, elargisce la sacra arte della vendetta e poi torna a casa dove l’aspetta la sua adorata bimba, probabilmente orfana di madre. In sostanza è un antieroe come ne abbiamo visti a bizzeffe, solo che viene inquadrato dallo sguardo dei suoi avversari, i cattivi, e quindi viene visto come figura mitologica, spaventosa. Quando entra in scena, il mondo si zittisce, spesso parte un accompagnamento musicale che neanche Jason Voorhees. Qui è il cattivo, altrove sarebbe al massimo antieroe. E alla fine è questo, per me, a rendere interessante il film. Il modo in cui ti racconta una storia vista mille volte attraverso lo sguardo dei personaggi che di solito stanno sullo sfondo e vediamo appena, trasformando il solito protagonista in una figura mitologica che entra, fa il suo e se ne va senza sporcare troppo. E soprattutto il farlo senza provare minimamente a renderteli simpatici, i cattivi. Sono una banda di schifosi, con giusto uno ad avere dalla sua un minimo di potenziale positivo. Ah, e poi c’è la solita testa sfondata.

Il film l’ho visto ieri, qua a Monaco, in lingua originale. Già, qua è uscito parecchio dopo rispetto all’Italia. A volte capita. La lingua originale ha il peso che ha: sentire Kristin Scott Thomas che sbrocca e i thailandesi che si arrangiano con l’inglese è divertente, ma alla fin fine è un film in cui parlano pochissimo, oltretutto molto spesso in thailandese sottotitolato, e soprattutto le immagini parlano molto più degli attori.

10 pensieri riguardo “Solo Dio perdona”

  1. tu come lo vedi il finale? Per me è una visione, il film finisce con julian e chang al bar. Il taglio delle bracce dato che non si vede lo prendo come una metafora di un taglio alla vita passata. Morta la madre e il fratello può vivere in pace, in fondo julian gli salva la figlia e non voleva vendicare il fratello.

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  2. Probabile, nella visione che ha nel bordello chang la mano gliela trancia(per non parlare delle altre mutilazioni ai delinquenti), quindi salvando la figlia si redime e ha salva la vita. Invece la prostituta(gran figa) prova qualcosa per lui?

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  3. Nicolas Winding Refn deve fare il rebbot di batman. E' il regista giusto. Certo, bisogna mettergli le catene e dargli qualche botta in testa ogni tanto. Giopep tu lo vedresti bene?

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