Last Window – Il segreto di Cape West

Last Window: Mayonaka no Yakusoku (Nintendo, 2010)
sviluppato da Cing

Sei anni fa, sono stato sorprendentemente tempestivo nel giocare Hotel Dusk e scriverne qua dentro. Non so bene per quale motivo, ma è accaduto. Per rifarmi, giustamente, ho aspettato solo gli ultimi mesi per metter mano al suo seguito Last Window, giocandolo quindi con tre anni di ritardo, per altro su 3DS (non che cambi qualcosa, a parte la comodità di avere un applicazione che mi segnala in maniera molto precisa che ci ho trascorso sopra quasi quindici ore). E mi è piaciuto? Di più? Di meno? Boh? Onestamente non mi sento in grado di fare un paragone diretto, è passato troppo tempo, ma mi è sembrato essere bene o male lo stesso tipo di gioco: un’avventura grafica sui generis, incentrata molto più sulla narrazione che sulla risoluzione di enigmi, dall’atmosfera soffusa e surreale, con delle belle musiche e un taglio estetico gradevolissimo.

A rileggere quel che avevo scritto di Hotel Dusk, per altro, ritrovo in fondo molti difetti anche del seguito, che però ho questa volta vissuto con decisamente minor fastidio. Forse è perché sapevo già fin troppo bene cosa aspettarmi, forse perché ho trovato la colonna sonora più riuscita o forse perché è semplicemente andata così, ma tutto sommato mi sono gustato maggiormente questa avventura in cui si passa in sostanza tutto il tempo a camminare fra un dialogo e l’altro. L’unico aspetto che, c’è poco da fare, è e rimane estremamente fastidioso sta nella maniera eccessivamente macchinosa con cui il sistema di gioco costringe a compiere le azioni anche più banali. Troppe volte, per fare cose semplicissime, bisogna scartavetrarsi i maroni aprendo diversi menu in fila e passando di qua e di là. E la cosa, ovviamente, diventa pesante soprattutto quando magari ci si trova bloccati nell’avanzamento, si sta esplorando una stanza, magari alla ricerca di un oggetto specifico, e si vuole scavare un po’ in giro, oltre che nei momenti in cui il gioco costringe a compiere diverse azioni per ragioni di trama.

Sotto questo strato di superflue complicazioni, in ogni caso, si nasconde un’esperienza gradevole, dalla storia forse meno intrigante rispetto a quella del primo episodio, ma a mio parere raccontata un po’ meglio, e in cui il limite più grosso sta nelle aspettative. Chi cerca una “vera” avventura grafica, ricca di enigmi su cui sbattere la testa, qui casca male. Alla fine, la stragrande maggioranza dei puzzle rappresenta più che altro una serie di occasioni per pasticciare in maniera fantasiosa con le funzionalità della console, fra touch screen, microfono e altro, e se presa nella maniera giusta è anche divertente. Tanto più che diversi enigmi possono essere risolti in più maniere, alcuni sono piacevolmente ingegnosi, qualche spunto “di gioco” arriva anche nella nuova impostazione delle conversazioni e sul finale, all’improvviso, così, dal nulla, se ne salta fuori un enigma almeno un po’ articolato e complesso. Al punto di risultare quasi fuori posto. Comunque, insomma, diciamo che sono contento di averlo recuperato, dai.

Ah, l’ho giocato in inglese, non ho idea di come sia la versione italiana.

1 commento su “Last Window – Il segreto di Cape West”

  1. Leggo ora che Cing ha chiuso 3 anni fa. Peccato perchè i loro titoli erano interessanti (anche se colpevolmente non ne ho mai comprato uno).
    Sarebbe bello se venissero riproposti in digital…

    "Mi piace"

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