L’uomo d’acciaio

Man of Steel (USA, 2013)
di Zack Snyder
con Henry Cavill, Michael Shannon, Russell Crowe, Amy Adams, Kevin Costner, Diane Lane, Lawrence Fishburne e un paio di super gnocche kryptoniane

Man of Steel conferma questo bizzarro fenomeno in base al quale io e Zack Snyder andiamo d’accordo a film alterni. L’alba dei morti viventi mi è piaciuto un sacco, 300 mi ha indisposto, a Watchmen ho voluto bene, Sucker Punch mi ha fatto l’effetto del valium e questo Superman qua m’è piaciuto. E no, il robo dei gufi non lo considero. E com’è, L’uomo d’acciaio? È un po’ il film che era lecito attendersi, un polpettone cupo post-nolaniano (qualsiasi cosa voglia dire) in cui si sostituisce il piglio fiabesco dei vecchi Superman con un’aria da fantascienza, tutto e tutti hanno un’estetica da pubblicità Pirelli, i toni coloratissimi dei film Marvel sono roba lontana, i momenti di umorismo o sincera meraviglia si contano sulle dita di una mano e, inevitabilmente, la sequenza d’azione finale è brutale, violenta, spacca tutto e dura un’ora. Ma complessivamente mi sembra anche il meglio che si potesse sperare visti i tempi, i problemi e la gente coinvolta. Ha dei limiti, la sceneggiatura non è esattamente a prova di bomba, di fondo si risolve nel solito climax a base di palazzi sbriciolati, ma propone una lettura moderna, interessante e secondo me anche piuttosto rispettosa dell’uomo d’acciaio, mette in scena superuomini che spaccano tutto come mai s’era visto (anche The Avengers glie lo puppa, in questo), pone basi interessanti per l’inevitabile seguito e si concede anche il lusso di trovare i suoi due o tre momenti più forti ed emozionanti con un paio di scene in cui nessuno sta spaccando nulla. L’impresa alla piattaforma petrolifera c’ha un tono epico che levati, un po’ tutto il Clark bambino è una roba deliziosa, quell’uragano lì, dopo quel dialogo là, è proprio bello, e nel finale, quando il bambino corre attorno ai panni stesi, m’è perfino venuto un occhio lucido. Davanti a un film di Zack Snyder. No, dico.

Superman secondo Christopher Nolan e Zack Snyder. Motto compreso, in effetti.

Poi, certo, ha un intreccio in cui non accade nulla che non si possa prevedere almeno dieci minuti prima, anche al di là degli elementi “storici” che in un film sulle origini di Superman non possono mancare, Russell Crowe, che pure stimiamo per essersi rimesso in forma al fine di non sfigurare nelle scene d’azione su Krypton, sostanzialmente interpreta il ruolo del generatore di spiegoni portatile e i personaggi di contorno sono veramente solo macchiette abbozzate di pura inutilità. La stessa Lois Lane, che pure sembra nascondere da qualche parte un bel personaggio forte e quantomeno viene impiegata come giornalista, invece che solo come damigella da salvare o strafiga da mettere in mostra, è un po’ sottosfruttata, sta in pratica lì pure lei solo per spingere avanti a calci un paio di svolte narrative e sembra innamorarsi di Superman solo perché c’ha dei gran pettorali e rappresenta una buona opportunità per far carriera (e in effetti ci potrebbe pure stare). Ma alla fine il punto è che tutto il film ruota attorno a lui, a questo Superman totalmente alieno e in difficoltà nel trovare un suo posto sul pianeta Terra. I suoi dubbi, i suoi timori, il suo percorso di crescita, il rapporto con un padre combattuto fra l’incoraggiare lo spirito altruistico del figlio e il timore del muro contro cui questi andrà a sbattere se il mondo dovesse scoprire la sua esistenza, la necessità di imparare a controllarsi anche sul piano emotivo, l’inesperienza, quel bel momento in cui capisce di poter volare – a proposito: bell’omaggio al Superman degli inizi che saltava in giro tipo Hulk – e sorride mostrando un attimo di gioia pura, cosa per altro abbastanza rara in tutto il film.

Non è un trattato di psicologia ed è tutto poco più che abbozzato, per carità, ma d’altra parte cosa ci si può aspettare da un blockbuster di supereroi del 2013, diretto per di più da Zack Snyder? Alla fine, il suo compito era non scazzare quando parlano e distruggere tutto quando spaccano. E tutto sommato ci riesce bene, anche se sui deligatissimi riferimenti a Gesù bambino e all’undici settembre la mano è pesante come un macigno, il tocco è quello di un rinoceronte in amore. Però Superman c’è, funziona, ha un bel percorso e un bell’antagonista, cattivissimo, brutale, perfino affascinante nel suo essere in fondo non un sadico malvagio ma qualcuno che sta solo provando, nella sua perversa maniera, a svolgere il suo ruolo, a salvare il suo popolo. E Michael Shannon, mano nella mano con Kevin Costner, fa di tutto per mangiarsi il film, anche se poi ci pensano le esplosioni a seppellirli. Hans Zimmer fa il suo dovere con un tema molto efficace, anche se onestamente un po’ abusato nell’arco di due ore e passa, gli attori non sfigurano, le kryptoniane sono delle gnocche pazzesche, alla fine scoppia tutto e gli spunti per andare avanti (un Lex Luthor che c’avrebbe pure le sue ragioni a odiare alieni che gli hanno smantellato la città, un Superman alle prese con le conseguenze anche morali di quanto accaduto qui, un’umanità in larga parte dubbiosa su di lui, Nolan che prova a convincerci che sia realistico un Clark Kent camuffato dagli occhiali) sono sfiziosi. Senza contare che poi vale sempre anche il fatto che il bambino appassionato di supereroi nascosto dietro ai miei occhi è stato spalancato per tutta la seconda metà di film infarcita di gente che volava. A posto.

Il film l’ho visto qua a Monaco, in lingua originale e in 3D. Metà del mangiarsi il film a firma Costner/Shannon sta nella voce, eh. Il 3D, invece, serve a una sega.

SPOILERISSIMI SUL FINALE

Per quanto riguarda la gente – compreso Mark Waid – che si lamenta della scomparsa del boyscout a cui voleva tanto bene, ho l’impressione che si stiano lamentando del fatto che volevano vedere un’altra cosa e/o che questo non è il Superman che piace a loro. Ma sostenere che questo non sia Superman, mah, mi sembra un voler negare la storia del personaggio, oltre che un non volersi rendere conto di quel che racconta il film. Tutto quel che accade nel finale mi sembra molto contestualizzato nel modo in cui è stato costruito il personaggio, un Superman alle prime armi, che ha trascorso la vita a salvare gente che affogava e ad avere a che fare con bulletti che poteva sistemare a scorregge, ha imparato a volare cinque minuti prima e per la prima volta in vita sua ha a che fare con gente che mena tanto quanto lui, non si fa il minimo scrupolo, c’ha il sangue agli occhi e ha pure dalla sua un addestramento militare. Avrà ben diritto di non essere in grado di padroneggiare la situazione, povera stella? Tanto più che viene dipinto come un personaggio sì dallo spirito nobile, ma che fatica a controllare le emozioni ed è pieno di timori. Non mi sembra così folle, che non abbia il controllo della situazione e gli manchino la prontezza, la serenità, la capacità di distruggere macerie con uno sguardo, salvare cittadini con un soffio, controllare tutto e bersi un caffè mentre fa a cazzotti con una truppa di kryptoniani incazzati neri. Dopodiché penso anche io che sarebbe stato bello mostrarlo mentre ci prova, a spostare lo scontro e a mettersi in difficoltà nella battaglia per salvare gli umani in pericolo, a prender calci in culo perché preferisce proteggere il gattino che fare a cazzotti. Anzi, questa cosa, se infilata in qualche modo, avrebbe aumentato ulteriormente l’impatto drammatico del momento e dello spezzacollo successivo. Ma, ehi, Zack Snyder, che pretendete?

E a proposito di spezzacollo, che ha fatto rabbrividire in tanti, ribadisco: mi pare totalmente giustificato dal contesto, dalla caratterizzazione del personaggio e dalla situazione che Zod va a creare (e comunque contestualizzato nella mitologia del personaggio dall’urlo di disperazione immediatamente successivo: non è che lo faccia con indifferenza). Tanto più che nei fumetti si è visto un Superman ben più maturo e in grado di riflettere fare sostanzialmente la stessa cosa allo stesso personaggio e NON in una situazione di panico, ma, anzi, calcolando proprio a mente lucida che l’unica soluzione era di far fuori Zod e i suoi compagni prigionieri e messi fuori combattimento. Tutto questo nella conclusione del ciclo di John Byrne, quello che aveva esordito con la miniserie The Man of Steel. Pensa te che coincidenza!

Superman, se messo alle strette, uccide, l’ha fatto pure con Doomsday. E, anzi, lo fa anche in situazioni di totale lucidità, decidendo che è proprio il caso di farlo, non solo quando, come in questo film, è preda dell’ansia da prestazione. Questo senza contare che nell’amatissimo secondo film di Donner lo vediamo spezzare una mano e gettare in un crepaccio uno Zod ormai impotente o che ci siamo tranquillamente bevuti il Batman di Tim Burton che ammazzava senza il minimo ripensamento chiunque gli passasse davanti, quando il Bruce Wayne dei fumetti, lui per davvero, non ucciderebbe MAI. Quelli andavano bene?

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7 pensieri su “L’uomo d’acciaio”

  1. è vero il batman di burton pareva il punitore, aveva anche le mitragliatrici sulla batmobile, gettava la gente dal campanile, bruciava uomini ecc. Comunque la gente non è mai contenta quando era uscito superman return si lamentavano che non si combatteva….

    ps in Germania quando esce solo dio perdona? Ti avverto è una trollata: è più lento e meno parlato di valalla rising, gosling dice quattro frasi in tutto il film

    chiedi perchè ha ucciso mio fratello
    è mia madre
    vuoi combattere?
    va bene

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  2. Il film in se non mi è dispiaciuto, credo che sarebbe bastato poco per farne un film anche molto migliore.

    E comunque i due “luogotenenti” di Zod sono Ursa e Non, che poi li abbiano chiamati in un altro modo non è rilevante, quelli rimangono Ursa e Non.

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  3. Io l'ho trovato meraviglioso, più che altro perchè era quello che speravo di trovare. Un ora buona dove tutto salta per aria e le cose fanno boom. Peccato solo che invece di un ora non erano tre di ci-bum ci-bum ci-bum. Ma comunque, per me gran bel filmino giocattolone.

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  4. Splendido, e se ne avrò l'occasione lo rivedrò volentieri prima che esca dalla programmazione.
    Tantissime sequenze da ricordare e un bel sorrisone scemo all'uscita dalla sala.
    Assolutamente d'accordo sulla questione spezzacollo finale, trovo tutte le polemiche a riguardo abbastanza campate per aria.
    Che poi, uno spezzacollo d'acciaio con onda d'urto e posa finale a braccia aperte. Come fai a lamentarti di qualcosa di così potente? 😀
    Epico il trascinamento rasoterra di Zod per millemila km, colpevole di aver toccato sua madre.

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  5. Film visto ieri al cinema, dopo millenni che non ci andavo. Letto di tutto sul film e ovviamente grande indecisione per vederlo, alla fine anche complice la scoperta di un nuovo cinema vicino casa, mi sono buttato. Pellicola a mio modo di vedere molto bella ma che mi ha lasciato comunque un senso di strano che non so spiegare…sarà, sicuramente, per il fatto che l'attore scelto per fare Superman, non mi piace per nulla. Per il resto assolutamente godibile anche grazie alla forza di Shannon (che vale da solo il biglietto) nel ruolo del cattivo che alla fine tifavo per lui nel fare il culo a Superman.

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