Monsters University

Monsters University (USA, 2013)
di Dan Scanlon
con le voci di Billy Cristal, John Goodman, Steve Buscemi, Helen Mirren, Alfred Molina, Nathan Fillion e un sacco d’altra gente

Non sono mai stato un grande fan di Monsters & Co., che è per carità un film gradevole e divertente, ma m’è sempre parso anche una grossa occasione sprecata. Un’idea fulminante sfruttata alla grande sul piano visivo ma ridotta a un paio di gag molto azzeccate e a un racconto ordinario e prevedibile. Sicuramente sbaglio io, visto quanto è amato, ma quando ne sento tessere le lodi mi sembra di sentir parlare di come sarebbe piaciuto un sacco anche a me che avessero realizzato quel film, invece che del film effettivamente uscito. Insomma, è un po’ la stessa faccenda di BioShock Infinite. Il punto, comunque, è che evidentemente non sono troppo il target a cui si rivolge Monsters University, sapida operazione di spremitura dell’idea da parte di una Pixar sempre più in aria da catena di montaggio (e lo dico da persona che ha apprezzato Brave). Perché di fondo, alla fin fine, come posso apprezzare uno stanco prequel di un film che già in partenza avevo trovato non poi così convincente?

Sta di fatto che Monsters University è robetta. Robetta estremamente ben confezionata – e ci mancherebbe – ma che non fa nulla più di ciò che ci si può aspettare. Racconta quel che è venuto prima, mette in scena i nostri eroi da giovani, tira di gomito, fa l’occhiolino, introduce qualche personaggio inedito e si adagia su una comicità spentolina e un racconto ancor più ordinario rispetto a dodici anni fa, con l’aggravante che ormai il fascino dell’idea si sarebbe anche un po’ esaurito. Mi piacerebbe dire che comunque ha ritmo e scorre via, ma la verità è che in quei 104 minuti, pur ridacchiando, pur apprezzando qualche soluzione visiva, pur perfino emozionandomi quando si punta alla lacrima facile come solo Pixar sa fare, mi sono anche discretamente spaccato i maroni. Problema mio? Forse. I bambini ci si divertono, coi colori, le luci, e i mostriciattoli pelosi? Da quel che ho visto, mi sembra di sì. Tanto più che, beati loro, non si rendono conto di quante volte abbiamo visto questa stessa storia e di quanto sia deprimente una commedia ambientata al college in cui non viene versato un goccio di birra e non si accenna minimamente al sesso. Mah.

Ah, ovviamente non posso fare a meno di spendere due parole sul cortometraggio proiettato prima del film, come al solito un adorabile sfoggio di tecnica e poesia che racconta in maniera deliziosa una metropoli che prende vita quando sollecitata dal picchiettare della pioggia e mette in scena con gusto e arte la delicata storia d’amore fra due ombrelli in uno scenario emozionante, fatto di musiche sognanti e sguardi fugaci, fosse anche solo per dire che questa volta, forse per la prima volta, fa pietà. Una roba pacchiana, stucchevole, brutalmente melensa, assolutamente ordinaria, talmente da latte alle ginocchia che ho rimpianto di non essermi portato dietro i cereali. Però, ah, che sfoggio di tecnica!

Il film l’ho visto qua a Monaco, al cinema, in lingua originale e in treddì. La lingua originale, come sempre, merita, se possibile, fosse anche solo per Helen Mirren. Il treddì, boh, mi è parso totalmente superfluo e fra l’altro anche molto poco spinto. Ogni tanto levavo gli occhiali e quasi non c’era differenza. In Italia, se IMDB non mente, esce il 21 agosto.

1 commento su “Monsters University”

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