Il dominio dell’internet

Allora, sta succedendo questa cosa che ormai la bava dell’internet decide tutto. È un bene? È un male? Mboh, non lo so. Di sicuro è un’iperbole e non sta realmente succedendo, ma ci siamo capiti. Qualche esempio? Per esempio BioWare che “ritratta” il finale di Mass Effect 3 (ne avevo pure scritto… e neanche l’ho giocato!). O la gente che fa le dichiarazioni all’E3 e poi ritratta, tipo sul caso della Lara Croft vittima di attenzioni sessuali. Sony che elimina da The Amazing Spider-Man 2 le scene con Mary Jane Watson, ufficialmente perché erano due o tre e per ragioni narrative preferiscono farla esordire direttamente nel terzo episodio. Solo che poi leggi che si parla addirittura di recasting e ti viene il dubbio che, visto il clima, sia un dietrofront figlio della sbavata globale sulla sempre annosa discussione “Ma non è abbastanza gnocca!”. E qui, fra l’altro, ci metto un mia culpa: com’è che il Kingpin nero di Daredevil mi diverte e non mi crea problemi, ma se Mary Jane non è abbastanza gnocca ci scrivo addirittura un post? Eh, siamo fatti così, è l’ormone nerd. E poi, ovvio, il tema del momento, Microsoft che decide di fare dietro front sulla faccenda dei DRM di Xbox One. Agevolo qua sotto un video in cui ne ho chiacchierato con tre brutte persone.

http://widgets.ign.com/video/embed/content.html?url=http://www.ign.com/videos/2013/06/20/ign-hangout-la-retromarcia-di-xbox-one

Dicevo. È un bene? È un male? Mboh, non lo so. Di certo so che spesso “l’opinione pubblica” internettara mi dà l’idea di essere guidata più che altro dal caos del momento, dal bordello della rabbia da forum, dallo sbavare incontrollato. E, insomma, non mi pare esprima sempre opinioni ragionate, men che meno con toni equilibrati e signorili. D’altra parte è anche vero che, oh, se un’azienda deve accontentare i suoi clienti e ha modo di adattare il proprio prodotto alle esigenze di questi clienti, oh, beh, perché no? Di fondo, il risultato, si spera, è che i clienti sono soddisfatti e l’azienda pure, perché si ciuccia i soldi dei clienti. Win-win, insomma. Certo, poi nel mezzo ci sarebbero tutte le possibili e immaginabili considerazioni sul ruolo dell’autore, sulla necessità, ogni tanto, di far anche piovere un po’ le cose dall’alto e non piegarsi, sul fatto che a volte gli utenti sbraitano spinti dall’abitudine e dalla non voglia di cambiare. E sto parlando in generale, lo sottolineo, non necessariamente del caso specifico di Xbox One. Quindi? Bene? Male? Boh? Onestamente, se davvero cambiano l’attrice di The Amazing Spider-Man 2, a me la cosa un po’ fa ridere e un po’ mette tristezza. Diventa veramente il simbolo di come si fa in larga parte il cinema oggi, guidato da produttori senza coglioni che non hanno idea di cosa significhi fare il proprio lavoro, o forse non hanno proprio idea punto e basta. E questo a prescindere dal fatto che poi magari ne vien fuori un film godibilissimo – rischio la vita ricordandovi che apprezzato il primo – ma proprio come concetto in sé.

E alla fine è anche un po’ per questo che mi sta simpatica la Sony dei videogiochi, nonostante all’epoca della prima PlayStation la vedessi come quella cattiva, come il fumo negli occhi per me che ero cresciuto con Commodore, Sega e Nintendo (vedi? l’abitudine!), nonostante la seconda PlayStation mi sia venuta a nausea causa overdose da PSM, nonostante con la terza PlayStation abbia giocato pochissimo e più che altro visto film, nonostante, allo stato attuale, della quarta PlayStation mi attiri solo il prezzo. Perché paradossalmente la Sony dei videogiochi sembra comportarsi in maniera del tutto opposta. La Sony dei videogiochi, che pure non fa opere di bene e sicuramente fa quel che fa e decide quel che decide perché ritiene sia il modo migliore per avere successo commerciale, è la Sony che spinge su David Cage, che pubblica il primo e il secondo Siren, che lascia tutto il tempo del mondo a Polyphony e a quel tossico di Fumito Ueda, che crede con tutte le forze in The Unfinished Swan e thatgamecompany, che s’inventa Parappa the Rapper, punta fortissimo su The Witness e ha rotto le palle con Littlebigplanet, ma senza Littlebigplanet col piffero che Project Spark. E insomma, è quella lì.

E dove voglio andare, con tutto questo discorso sconclusionato che inizia da una parte, finisce dall’altra e sembra non avere un filo conduttore perché in effetti non ce l’ha? Ma che ne so, è tardi, sto morendo dal caldo e m’è venuta voglia di scrivere cose a caso. Buonanotte.

Domani vado a vedere il film con Clark Kent. Ho onestamente molta paura. Invece, quello con Smith & Son non m’è dispiaciuto, pensa te.

5 pensieri riguardo “Il dominio dell’internet”

  1. Il concetto in sé del nuovo Spiderman era una figata, peccato che il film non è stato all'altezza. Che un'azienda come Microsoft ascolti la Rete, che è tutto e niente, che è pecora, che non sa quel che vuole fin quando non ci mette mano e forse neanche allora, è tragico. Ma non perché sia sbagliato ascoltare la voce del popolo, ma quanto perché hanno dimostrato di non sapere neanche loro quello che fanno, se sia giusto o sbagliato, se sia meglio o peggio. Andatelo a dire a Steve Jobs: se avesse ascoltato la gente, a quest'ora Apple non esisteva. Andatelo a dire a Henry Ford: se ascoltava la gente, avrebbe venduto più cavalli invece che creare l'auto. E poi Microsft è comunque merda.

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