La madre

Mama (Spagna/Canada, 2013)
di Andrés Muschietti
con Jessica Chastain, Megan Charpentier, Isabelle Nélisse, Javier Botet, Nikolaj Coster-Waldau

Un tizio biondo che recita in un telefilm fantasy pieno di gente che tromba è il classico bravo padre di famiglia bello, buono e così brava persona che un giorno sbrocca, ammazza tutti i colleghi, va a casa, ammazza la moglie, scappa nel bosco, si rifugia in una casa abbandonata con le due figlie piccole e si prepara ad ammazzarle, per poi suicidarsi. Solo che l’agenzia governativa di Quella casa nel bosco ha fatto casino e ha piazzato per sbaglio in quella casa in quel bosco la fantasma di Ju-On. Dopo aver fatto fuori il biondo degenere, la juonna, affascinata dal sogno americano, decide di trasformare il suo rancore in amore materno e si rifà una non vita allevando le due bimbe in quella casa in quel bosco. Passano cinque anni e le bambine – ormai diventate due gremlin che si cibano di ciliege e scoiattoli – vengono trovate e salvate dal fratello gemello del biondo, che decide di adottarle e crescerle assieme a una Jessica Chastain punk fallita che a trentacinque anni fa la bassista coi capelli tinti di nero in un gruppo di sfigati perché non vuole sentirsi vecchia, non vuole figli e ha lo spirito ribelle. Jessica finirà per affezionarsi ai due mostri, la juonna non gradirà, seguiranno scenate di gelosia ultraterrena.

La madre, che ho visto solo la scorsa settimana perché in Germania è uscito con un mese di ritardo e proprio quando io stavo per andare in ferie, è il film d’esordio di Andrés Muschietti, uno che si è fatto notare da Guillermo Del Toro perché aveva realizzato il cortometraggio che ho piazzato qua sopra (introdotto per l’appunto da Ciccio Pasticcio Del Toro) e urlava ai quattro venti: “Guardate che bello, datemi i soldi per costruirci attorno un film d’esordio!”. E Guillermo ha fatto quello che fa di solito: gli ha dato retta, gli ha dato i soldi, gli ha prestato il nome da mettere sul manifesto e gli ha spiegato che non doveva limitarsi a fare un horror, ma doveva infilarci il melodramma, le metafore, la poesia e il finale se non deprimente quantomeno agrodolce. Ne è venuto fuori, per l’appunto, La madre, vale a dire un film horror che si gioca tutto sul mescolare una storia piena di gente triste, madri inadeguate, cose che fanno abbastanza paura, Javier Botet truccato da juonna che si muove strano e mette angoscia, il cortometraggio qua sopra rifatto tale e quale, un po’ di “buh” abbastanza ben piazzati e i soliti inserti fatti al computer che rovinano tutto e mi ammazzano completamente la voglia di vivere.

Di diverso rispetto ad altre operazioni simili, La madre ha soprattutto il regista e l’attrice. Il regista, nel senso che Muschietti, sì, OK, il melodramma, però c’ha proprio voglia di far paura e tira fuori un film che comunque ai suoi toni inquietanti e ai suoi spaventelli ci tiene. Il genere è quello “provo a farti cacare sotto senza far succedere nulla”, in un tripudio di momenti tutti all’insegna del vedo/non vedo, in cui pare sempre stia per succedere l’apocalisse e poi non capita niente, ma nel frattempo te ne sei stato cinque minuti in ansia. Nulla di clamoroso, ma solido, ben fatto e con qualche bella scena che ti vien da dire “apperò!”, tipo quella della coperta o il flashback FPS. L’attrice, nel senso che Jessica Chastain non si limita a staccare l’assegno con sufficienza, si mette d’impegno ed essendo proprio brava, riesce a nobilitare un personaggio che in mano ad altre sarebbe stato la solita macchietta inutile e insopportabile da film horror. Quindi bene, nonostante, come detto, si metta in mezzo il grande flagello dell’horror moderno, la computer grafica pezzente che svilisce e ridicolizza qualsiasi tentativo di far paura.

Poi ho visto il remake di La casa, che sul momento mi ci sono divertito, ma più ci penso e meno mi piace, però quantomeno limita le stronzate pixellose.

6 pensieri riguardo “La madre”

  1. Ciò che ammazza la Madre (a parte il doppiaggio italiano, ma per fortuna quello te lo sei perso, con le bimbe che urlano “Mmmmmadreeee” come Jean Claude di Sensualità a Corte) è proprio La Madre, quell'orrore in CGI. Quando invece Juonna non si vede sì che il film mette davvero paura. E anche il finale mi è piaciuto molto, abbastanza triste da strapparmi la lacrima, anche grazie alla Chastain, braverrima.

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  2. Ma poi la cosa assurda è che hanno 'sto tizio che fa il mostro e fa una paura boia già lui da solo, si fanno lo sbattimento di ricoprirlo di trucco per ore ogni santo giorno e poi sputtanano tutto ricoprendolo di CG pezzente.

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  3. Film visto qualche serata fa. Come detto sopra, vedere il solito spettro siml giappo ormai in ogni film dell'orrore è diventata una tristezza assurda. Senza contare che se questo doveva essere un film per fare spavento, hanno cannato in pieno. La cosa incredibile è che fa mille volte più angoscia il cortometraggio che non il film.

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  4. Secondo me alcune scene molto riuscite – e pieno stile col cortometraggio – ci sono.

    A parte quella in cui proprio riproduce tale e quale il corto, mi è piaciuta molto quella della bimba che gioca con la coperta mentre la Chastain è nel corridoio.

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