Hitchcock

Hitchcock (USA, 2012)
di Sacha Gervasi
con Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson

Alfred Hitchcock fa parte del ristretto clan di registi che hanno ottenuto cinque nomination all’Oscar senza mai vincere (Robert Altman è nel gruppo, Martin Scorsese ha fatto il gesto dell’ombrello alla sesta, con The Departed) e, ovviamente, dell’un po’ meno ristretto clan di registi la cui non-vittoria è roba da mettersi le mani nei capelli (che so, Stanley Kubrick, Sergio Leone… ). Quando, nel 1968, l’Academy l’ha omaggiato dell’Irving G. Thalberg Memorial Award, il suo discorso di ringraziamento si è limitato a un “Thank you… very much indeed”, con della segatura a decorare il palco. Dieci anni dopo, però, nell’accettare il premio alla carriera dell’American Film Institute, è andato avanti a parlare per sei minuti e si è soffermato su queste parole: “Had the beautiful Miss Reville not accepted a lifetime contract without options as Mrs Alfred Hitchcock some 53 years ago, Mr Alfred Hitchcock might be in this room tonight, not at this table but as one of the slower waiters on the floor.” Ecco, Hitchcock è un film su Alfred Hitchcock nella misura in cui prende alla lettera questa uscita e racconta il personaggio attraverso il rapporto con la moglie Alma Reville.

E se, chiaro, non si può pretendere di ridurre la vita e la carriera di Alfred Hitchcock solo a questo, men che meno alla turbolenta realizzazione di Psycho, si tratta comunque di una finestra significativa, per quanto magari meno approfondita di quel che si vorrebbe, forse anche a causa dei paletti imposti (leggo che non è stato possibile utilizzare o riprodurre sequenze di Psycho o andare a girare nelle location originali). Quel che ne viene fuori è un film certo non fondamentale, ma più divertente, gradevole e riuscito di tanti altri biopic, che prova a raccontare le ossessioni del regista in maniera magari un po’ troppo timida, ma gode comunque di una simpatica atmosfera in bilico fra commedia, dramma familiare e meta-contaminazioni infilate da Sacha Gervasi praticamente in ogni inquadratura. E in fondo è, in questo, un omaggio se vogliamo banale, ma sentito, all’Alfred Hitchcock vero.

Poi, ovvio, c’è la carrellata di attori, con Helen Mirren impeccabile come al solito ed Anthony Hopkins che, sotto il trucco un po’ pagliaccio, fa sempre il suo bravo dovere. Hanno le loro scene madri, che soddisfano i requisiti minimi, ma danno il meglio nelle piccole cose, nello sguardo accennato e nel sorriso che si spegne. Sorprendentemente – per me, almeno – brava Scarlett Johansson nei panni di Janet Leigh, ma soprattutto fuori scala James D’Arcy, un perfetto, perfetto, Anthony Perkins. Ecco, lui, da solo, nei suoi pochi minuti, vale il film. Che per il resto è un gradevole compitino riuscito o poco più.

L’ho visto qua a Monaco, un paio di settimane fa, in lingua originale. E, chiaramente, vale sempre il discorso per cui un film in cui l’attrazione principale è rappresentata da attori che imitano altri attori, beh, il doppiaggio è un po’ un farci la pupù sopra. 

1 commento su “Hitchcock”

  1. Era un pochino che non passavo da queste parti ma come sempre mi trovo d'accordo con le tue recensioni. Questo film, anzi, l'ho iniziato a vedere un tantino scettico ma, man mano che andava mi ha appassionato non poco.

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