Max Payne 3

Max Payne 3 (2012, Rockstar Games)
sviluppato da Rockstar In Giro Per Il Mondo

Mi piace pensare che se Max Payne 3 fosse uscito quest’anno, nei titoli di coda ci sarebbe stata una dedica a Tony Scott. E mi piace comunque pensare che sia in qualche modo poetico, che questo gioco sia uscito tre mesi prima di quel brutto giorno in cui Tony ci ha lasciati. Perché mentre si passeggia per le strade di San Paolo saltando in giro imbottiti di alcol e antidolorifici, seminando morte e distruzione al rallentatore, mentre l’impianto visivo messo in piedi da Rockstar Games ti spalma sulla retina effetti bizzarri, distorsioni, sovrimpressioni e tutto quell’insieme di robaccia pensata per ritrarre lo squilibrio mentale del caro Max, è impossibile non pensare al caro Tony e, in particolare, a Man on Fire (e pure un po’ a Domino, via). Max Payne 3 è Tony Scott – The Game, con quel pizzico di Die Hard che non fa mai male, ed è anche per questo che si tratta di un gioco a cui è difficile non voler bene.

Chiaramente, ma con papà Remedy a fornire il seme e mamma Rockstar a gestire gravidanza e parto, non poteva che essere così, Max Payne 3 è innanzitutto un videogioco spettacolare nel suo voler fare cinema e raccontare una storia torbida e maledetta. In certi aspetti, la satira sul machismo americano in primis, si vede lontano un miglio l’impronta di Dan Houser, ma questo terzo capitolo riesce nella non semplice impresa di costruirsi una sua identità forte, precisa, specifica e allo stesso tempo fare da buon seguito per primo e secondo episodio, conservandone tratti essenziali, mantenendo una forte coerenza e raccontando un’evoluzione credibile di quelle vicende e quel personaggio. Dieci anni fa, Max Payne era caduto. Dieci anni dopo, ancora non si rialza, continua anzi a rotolare nel fango, nell’autocommiserazione, nel patetico piangersi addosso al sapore di alcol e droghe. Un uomo spento, svuotato, impassibile a quasi tutto quel che gli accade attorno, costantemente portato al fallimento e al non rendersi conto, o al non volersi render conto, di quel che realmente succede di fronte ai suoi occhi. Quella di Max Payne 3 è la classica storia da film d’azione americano, in cui arriva l’eroe ganzo che ammazza tutti e sconfigge il male, filtrata però attraverso una lente lurida, che restituisce un eroe patetico e fallibile, un mondo immerso nella palta e un lieto fine che ha il retrogusto dell’amaro sapore del vomitino post-sbornia.

In tutto questo, il racconto si allontana dal noir “classico” dei precedenti, ma ne conserva lo spirito fondamentalmente pessimista e la tenebrosa e autoironica voce narrante (interpretata da un James McCaffrey mai così efficace), contestualizzando le sue svolte tramite il racconto della lenta e in fondo autoindotta rovina verso il basso di Max. E regala dei momenti dalla potenza scenica, evocativa, fuori scala. San Paolo mozza il fiato e puzza di merda tirata in testa ai poveracci dagli elicotteri, sommerge con la sua violenza visiva, con lo squallido ritratto di un mondo lontano miliardi di miglia, affascina con quelle viste sulle favelas che si perdono all’orizzonte e quel lurido rovistare nel bordello. E c’è poi una colonna sonora che regala dei colpi pazzeschi, con forse i due apici quando sembra di ascoltare John Carpenter mentre si abbattono nemici sullo yacht e in quel momento di surreale e disperata furia all’aeroporto. Ma oltre a tutto questo c’è pure un gran bel gioco.

Max Payne 3 recupera la solita formula a base di salti, ralenti e colpi in testa e riesce a infilarci dentro un sistema di coperture senza rovinare tutto. Anzi, le due cose si integrano a meraviglia, grazie all’eccellente design delle arene e all’aggressività di nemici che vengono a stanarti in massa, costringendo a un tasso di attenzione e impegno adorabilmente anacronistici. Si vive il paradosso di un gioco che aggiunge alla sua formula la staticità delle dinamiche di copertura e finisce per risultare ancora più dinamico. Aiuta anche il bel sistema di animazioni e gestione fisica delle collisioni, credibile, efficacissimo, integrato in maniera micidiale con le meccaniche di gioco. E il risultato è che Max Payne 3 è un gioco di sparatorie in cui ci si diverte a sparare. Non è poco. A conti fatti, al di là del bug, dell’animazione che va fuori posto, del nemico che ogni tanto non fa quel che dovrebbe fare, c’è solo una cosa storta, la lunghezza forse un pochino eccessiva, quantomeno per i miei gusti: giocando gli ultimi due o tre capitoli, percepivo chiara la sensazione di averne abbastanza, che il gioco mi avesse detto tutto quel che aveva da dirmi. Epperò, allo stesso tempo, avevo a che fare con alcune fra le battaglie più belle, meglio organizzate e coreografate, di tutto Max Payne 3. Troppo lungo, forse, ma con un gran finale. E allora che gli vuoi dire?

Considerando che i primi due li ho giocati con quasi un decennio di ritardo, con questo è andata bene, dai.

12 pensieri riguardo “Max Payne 3”

  1. Io ho trovato frustantissimo il dover mirare con quel punto microscopico che fa da mirino alle teste di nemici spesso altrettanto microscopici perchè lontani, ma immagino che col mouse sia una passeggiata e forse non avrei dovuto giocarlo a difficile…l'ho odiato.
    Buoni i testi e la regia ma la trama l'ho trovata priva di mordente, nessun coinvolgimento emotivo per le persone che si ha il compito di proteggere.
    Freeman78.

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  2. Mmmmh….ho amato sopratutto il secondo capitolo delle (dis)avventure di Max,ed aspettavo questo terzo trepidante.

    Sarà che l'ho giocato sulla x360,ma diverse cose in realtà non mi hanno convinto:i continui sfarfallii alcolici di Max che racconta(per fortuna che non sono epilettico e che non soffro il mal di mare);la trama dove Max viene colpevolizzato perchè,birbante,da solo pur ammazzando mezza malavita brasiliana riesce a beccarsi le sue dai datori di lavoro e sentirsi fallito in una situazione dove neanche Swarzenegger…..e poi si,troppe sparatorie per troppo tempo:dopo un po noia.

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  3. io l'ho amato bellissimo, ma l'albergo abbandonato dove fanno i trapianti non sembra la villa del regista di manhunt dove tiene pigys? è una citazione?

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  4. stupendo ma perchè hanno tolto gli incubi??????e poi non potevano svilupparli meglio quegli abozzi di elementi da avventura?(la passeggiata nella favela, il combattimento con i coltelli, le valvole da chiudere a tempo nella nave ecc)

    ps max payne 4 si farà?

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  5. i due incubi li hanno sostituiti con le 2 scene dove max è ferito e disarmato che barcolla e vede doppio, invece il finale come lo vedi? tornera a bere? tornera in america? e vero che viene citata la sua morte in alan wake?

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