Dead Space 2

Dead Space 2 (Electronic Arts, 2011)
sviluppato da Visceral Games

Come Dead Space 2? Eh, sì, Dead Space 2. Perché scrivo di Dead Space 2 oggi, a febbraio 2013, con il terzo episodio che sta valicando le montagne per arrivare nelle mie mani e farsi giocare in cooperativa con Holly? Perché scrivo di Dead Space 2, oggi, a febbraio 2013, quando è un raro caso di gioco che mi sono sparato più o meno all’uscita, nel lontano 2011, invece che in ritardo di anni come mio solito? Ne ho pure parlato su Outcast! Eh, proprio perché sto aspettando la spedizione di Zavvi, ho voglia di giocare a Dead Space 3, mi sono ricordato di non aver mai scritto qua dentro (o da altre parti) del secondo episodio, mi sono ricordato che mi era piaciuto parecchio e mi è venuta voglia di fare uno di quei post “vediamo un po’ cosa mi riesce di scrivere su una roba a cui ho messo mano duecento anni fa”. Vediamo.

A dirlo adesso, in pieno clima da insulti a quei cattivi di Visceral Games che hanno abbandonato l’orrore e si sono messi a fare il gioco d’azione, fa un po’ sorridere, ma Dead Space 2 non è che fosse atteso con timori molto diversi. E la svolta action di qua, e il multiplayer inutile di là, e dov’è finita l’astronave di sotto, e ma perché ci hanno messo la trama di sopra… io va a finire che li stimo per davvero, ‘sti californiani che sviluppano in riva all’oceano e a due passi dall’aeroporto, per il modo in cui sembrano ogni volta voler trollare l’internet. Col primo episodio, son partiti presentando all’E3 un survival horror del quale mostravano praticamente solo scene in cui si passavano dieci minuti in fila ad ammazzare mostri a valanga. Il secondo l’hanno annunciato dicendo: “ci sarà più azione!”. Il terzo l’hanno annunciato dicendo: “ci sarà ancora più azione, si combatteranno pure gli esseri umani coi fucili e ci mettiamo anche la cooperativa!”. Certo, ogni volta poi corrono un po’ ai ripari ritrattando in parte, mostrando il trailer tutto cupo e spaventevole, ma intanto ci vuole comunque del coraggio, via, in questo mondo del videogiuoco in cui i publisher sembrano farsela sotto alla sola idea di contrariare il popolo dell’internet. O  magari è tutta pretattica, così poi la gente si aspetta Gears of War e rimane sorpresa. Boh.

Fatto sta che a me, questa cosa di Dead Space che era il survival horror duro e puro, mica il gioco d’azione, ha sempre lasciato un po’ perplesso, partendo appunto da quei primi video di gameplay e arrivando al gioco vero e proprio, in cui si combatteva un fottio di mostri, in cui la sezione dell’idroponica era un macello di morte e distruzione, in cui il punto era dimostrare proprio che le due faccende non devono essere necessariamente slegate e che puoi far contenta la gente che cerca il brivido e il panico anche costringendola a combattere in maniera incessante. Anzi, proprio costringendola a farlo. Poi non puoi far contenti tutti, per carità, ma d’altra parte, voglio dire, i gusti sono gusti, e anche la memoria selettiva non scherza, se ci si devono dimenticare i mostri giganti dei primi due episodi per poter affermare, di fronte al primo trailer di Dead Space 3, che i mostri giganti non sono roba da Dead Space. Comunque sto divagando troppo e mi sto incartando, parliamo di ‘sto Dead Space 2.

È solo un gioco di prospettiva, in realtà è piccolo e lo chiamano leviatano per le prestazioni a letto.

Dead Space 2 è un seguito di quelli che piacciono a me, ché mi rompo le palle ad avere le fotocopie fatte in serie. C’è del more of the same? Certamente, del resto il sistema di gioco del primo episodio era una delizia e non avrebbe avuto senso abbandonarlo del tutto. Però c’è anche la voglia di cambiare e di far evolvere, secondo me in maniera positiva e interessante, ma poi sono anche gusti. C’è un’ambientazione diversa, che amplia gli orizzonti del racconto e porta avanti in modo coerente la trama. C’è una maggiore spettacolarità degli eventi, con una gran capacità di integrare giocato e narrato, di accompagnarti lungo sequenze come quello spettacolare prologo e di far intersecare il cammino del giocatore con quello del mondo impazzito che lo circonda. C’è un ritmo sicuramente più sostenuto rispetto a quello del primo episodio, che va mano nella mano con un’atmosfera diversa, meno oppressiva, del resto figlia in larga parte dell’ambientazione, e c’è un modo differente di mettere in scena lo stesso orrore.

Perché in fondo, seppur con toni, ambienti e prospettive diverse, Dead Space 2 mette in scena le stesse cose del primo episodio. La romantica e disperata schizofrenia del protagonista, l’immersione nelle tracce lasciate indietro dall’agonia di un’umanità spazzata via, la disgustosa furia di mostri all’insegna dello sbocco (letterale), il modo irrispettoso con cui si parla di religione e quell’antipatia un po’ patologica che in Visceral Games sembrano avere per i poppanti (vedi anche alla voce Dante’s Inferno)… c’è proprio tutto ed è davvero molto gustoso. C’è poi anche una maggiore attenzione alla narrazione ambientale, fatta di piccoli e grandi dettagli, del modo in cui si evolvono i luoghi e le cose quando ci passi e ci ripassi, e in generale un bel gusto per il raccontare una storia in cui Isaac elabora alla sua maniera i vari stadi del lutto. La regia e la scrittura hanno alti e bassi, ma anche certi picchi che non mi levo dalla testa, come quel bel dialogo da seduti per terra, così surreale e malinconico. Eppoi c’è pure Severed, un DLC spettacolare, che porta avanti la storia del mio amato Dead Space: Extraction e ha un finale di quelli che ti spezzano le reni.

C’è più azione? Mbah, a me è sembrata sostanzialmente pari, se ne facciamo una questione di quantità, anche se sicuramente il tono, il ritmo e l’atmosfera ne danno una percezione differente. Sono più vari gli ambienti, non si passa tutto il tempo rinchiusi in corridoi bui, si fa meno il fattorino e ci sono motivazioni più appassionanti da seguire. Ci sono anche robe brutte e inutili, tipo quei momenti in cui ti arrampichi nei condotti d’aerazione e alla terza volta hai capito che sono solo passaggi di raccordo in cui non può mai succederti nulla, ma c’è anche un lavoro più vario nei “buh” e c’è un divertente giocare con le aspettative del giocatore, fra zone di salvataggio “aperte” e altre sciccherie. Inoltre, il sistema di gioco e di scontro con i mostrazzi è sempre notevole, le nuove armi sono una delizia, la scomparsa della mappa aumenta la tensione, la parte del ritorno in quel certo posto lì è splendida, con il suo prendere totalmente per il culo quel che ti aspetti e giocare sul non far mai accadere nulla, e, toh, magari lo scontro finale non è dei migliori, anche se la scena finale, quella sì, col suo prendersi anch’essa per i fondelli, mi è piaciuta. Insomma, per me Dead Space 2 è stato un gran, gran, gran bel seguito, e certo aiuta il fatto che non solo non me ne frega niente se si tradisce un po’ lo spirito dell’originale, anzi, sono proprio contento quando accade, ma resto convinto che non si tratti tanto di reale tradimento, quanto piuttosto di naturale e corposa evoluzione. Poi, che qualcuno possa preferire il seguito fotocopia, per carità, è pure giusto. Io no, ecco.

Settemila caratteri abbondanti su una roba che ho giocato due anni fa. Sono una bestia.

3 pensieri riguardo “Dead Space 2”

  1. Bel'esercizio di stile. Sono sincero, ammiro la tua capacità di ricordare così. Io ricordo che mi piacque il primo e il secondo di più. Entrambi finiti (cosa non da poco). E siccome mi va, copincollo anche nella pagina fb

    lo zio

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