The Walking Dead – Stagione 2

The Walking Dead – Season 2 (USA, 2011/2012)
con le mani in pasta di Frank Darabont, Glen Mazzara e Robert Kirkman
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden, Jeffrey DeMunn, Norman Reedus, Scott Wilson, Lauren Cohan

A ottobre 2011, subito prima che iniziassero a trasmettere la seconda stagione di The Walking Dead, mi sono fatto prendere dal raptus e, armato di cofanetto blu-ray, mi sono rivisto tutta la prima a maratona, nel giro di una serata. Perché a guardare gli zombi ogni settimana e scriverne sul blog mi diverto, sì, ma a me comunque le serie TV piace guardarle in un’altra maniera. Perché avevo l’impressione forte che The Walking Dead, per come era costruito, avrebbe guadagnato molto da una visione in botta unica. Perché volevo fare un ripasso. Perché volevo scriverci un post. L’anno scorso, per un motivo o per l’altro, non ho fatto in tempo a ripetere l’operazione, nonostante ci tenessi parecchio, un po’ per abitudine acquisita, un po’ perché ero convinto che la seconda stagione si prestasse ancora di più al fenomeno del “meglio tutta in un’unica soluzione”. Ebbene, un paio (abbondante) di settimane fa, di ritorno da un viaggio di lavoro e abbandonato solo soletto a casa con le gatte, mi si è presentata l’occasione perfetta, anche se ho dovuto comprimere i tempi perché la neve mi ha costretto a rimanere a Londra una notte di troppo. E quindi sabato sera, prima di svenire, mi sono visto i primi tre episodi, per poi guardarmi gli altri dieci domenica in maratona-flebo. Con gran godimento ed estrema conferma di quel che pensavo.

Il problema di questa stagione, lo si è detto tante volte, sta nel fatto che la prima metà è stata basata su un equivoco di concezione non da poco, che rende la storia fondamentalmente “sbagliata”, perlomeno nel contesto di una roba da guardare spezzettata nell’arco di due mesi. Il racconto portato avanti nei primi sette episodi, fino alla pausa di metà stagione, ha degli sviluppi non troppo da serie TV, si prende i suoi tempi, si articola senza tener conto del fatto che devi tenere alte l’attenzione e la tensione di settimana in settimana. E non solo: viene chiesto di appassionarsi al destino di un personaggio fino a quel punto molto poco caratterizzato, unicamente in ragione del fatto che si tratta di una bambina in pericolo, e si punta molto sull’idea di creare uno scenario tranquillo, privo di terrore, per instillare nei protagonisti e nello spettatore un senso di falsa sicurezza. Tutte queste cose, in teoria anche interessanti, declinate in quella maniera, all’interno di una struttura a puntate forse non troppo pensata per essere tale, perdevano d’impatto. Tutte queste cose, riguardate in fila e a stretto giro di tempo, guadagnano tantissimo.

Detto che a me, pure in diretta, sembrava si criticasse troppo ‘sta povera serie, le vicende della ragazzina, viste in questa maniera, funzionano, mantengono una buona tensione e non si trascinano stancamente. Gli episodi di (quasi) sola chiacchiera, in cui non succede sostanzialmente nulla, visti con sette giorni di pausa fra l’uno e l’altro fanno innervosire, visti assieme agli altri funzionano una meraviglia. Si crea un arco narrativo solido e convincente, fra l’altro molto ben integrato con la seconda parte di stagione nel mostrare quello che, di fatto, è il momento in cui il gruppo subisce una profonda trasformazione. Soprattutto a riguardarli oggi, con in testa quanto verrà dopo, questi episodi raccontano in maniera intelligente ed efficace il lento mutare dei caratteri dei vari personaggi. Non voglio certo far passare The Walking Dead per un profondo trattato sociologico, ma è evidente il modo in cui Rick e gli altri si trasformano dai personaggi che erano a quelli che saranno. E se alcune cose sono e rimangono trattate in maniera un po’ brutale (Shane è un bel personaggio, ma certi suoi momenti da occhio torbido fanno un po’ cadere le braccia), tutto il percorso è davvero piacevole da seguire. E poi Frank Darabont se ne va e arriva Glen Mazzara.

Il cambio di visione è immediato ed evidente. E per paradosso, a riguardare tutto in fila, mi ha colpito di più la prima metà di stagione che la seconda. Ma del resto, forse, non è per nulla paradossale, dato che il pregio del regno Mazzara, che ha preso definitivamente in mano le redini attorno al sesto episodio, sta proprio nel suo strutturare il racconto in maniera molto più “seriale”. Il continuo turbinio di eventi, colpi di scena, morti e dispersi rimane emozionante e ben ritmato, ma effettivamente viene forse a mancare un po’ quel senso di racconto coeso che invece la prima parte – ripeto: guardata in questa maniera – riesce a dare. In compenso, Mazzara e i suoi regalano una serie di colpi da maestro che levati. Mi viene in mente il bel confronto fra Rick e Lori al termine del sesto episodio, in cui si dicono le cose in maniera chiara, senza “non detti” e segreti da trascinare stancamente. O il bell’episodio in cui la coscienza del gruppo ci saluta, in maniera così brutale, semplice e d’effetto. O ancora quella chiusura così galvanizzante. Insomma, la sostanza è che la seconda stagione di The Walking Dead è, di fondo, pur con diversi problemi, pur con quest’anima divisa in due che lascia in effetti abbastanza straniti, ben più riuscita di quanto mi fosse sembrata a suo tempo. E io vado avanti, a seguirlo un episodio alla volta, perché ormai è andata così, ma non c’è nulla da fare: non fa per me.

E domenica si ricomincia. Oddio, per me lunedì. Vabbuò, dai, ci siamo capiti.

4 pensieri riguardo “The Walking Dead – Stagione 2”

  1. L'ho vista tutta nel giro di tre o quattro serate di seguito, e anch'io ho avuto la tua stessa impressione. La prima metà della serie, vista “tutta insieme”, ha il ritmo narrativo di un trade paperback, e mal si adatta alla settimanalità di una serie tv. A me, vista così, è piaciuta tantissimo però, proprio perché è più coesa narrativamente della seconda metà, che rimane godibilissima per altri motivi.

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  2. Un giorno anch'io la farò una di queste maratone, anche se la tanto vituperata seconda stagione a me non era dispiaciuta così tanto (a parte sì, 'st'occhio vuoto di Shane… vabbé). Per ora aspetto con la bava alla bocca l'arrivo di domenica/lunedì!! *__*

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