Battlestar Galactica: Blood & Chrome #5/6

Battlestar Galactica: Blood & Chrome #5/6 (USA, 2012)
creato da David Eick e Michael Taylor
diretto da Jonas Pate
con Luke Pasqualino, Ben Cotton, Lili Bordán

Una cosa interessante di Blood & Chrome è la sua totale assenza di vergogna. Gli effetti speciali, per quanto  usati con un discreto mestiere, che qua e là nasconde bene i limiti, sono quello che sono e lo mostrano a più riprese. Eppure la serie e i suoi autori non se ne vergognano e, anzi, mettono in scena una sana ambizione, senza rinunciare a nulla. Questa, da un lato, è una cosa positiva, perché permette di vedere un po’ tutto quel che ci si aspetta da un Battlestar Galactica, ma dall’altro, chiaramente, a tratti “spinge” un po’ fuori dall’immersione del racconto. E se la battaglia nello spazio con protagonista la versione sana di mente dell’ammiraglio Cain funziona, nelle successive scene sul pianeta torna a tratti quella sensazione di essere davanti a un videogioco di metà anni Novanta, tutto attori e fondali digitali, con quell’aria casereccia da vorrei ma non posso. Poi però ti ricordi di stare guardando su YouTube una serie per il web e accetti il compromesso.

Compromesso che comunque merita. Perché il racconto va avanti bene e riesce a conservare quello spirito da dramma militar-fantascientifico che tanto aveva funzionato nella serie TV. La storia funziona, i personaggi sono più interessanti delle macchiette che sembravano all’inizio, l’azione è bella, il melodramma spinge e c’è poi la curiosità di vedere in azione i tostapane originali, cosa che dovrebbe avvenire nei prossimi episodi. L’unico limite, forse, è quell’aria un po’ troppo da showcase, da “facciamo vedere che siamo capaci, così magari ci finanziano una serie”. Perché da un prequel io mi aspetto un po’ di approfondimento su Adama, qualche rivelazione interessante, degli spunti nuovi, però qui si è già passato il giro di boa e stiamo a perdere tempo con morti di contorno e strane creature.

E, insomma, OK che fare un prequel è materia sempre delicata, va bene che in una storia che a conti fatti durerà un’ora e mezza c’è un limite a quel che puoi fare, ma il timore è che si finisca per esser davanti a una roba un po’ troppo fine a se stessa, un piacevole ritorno a quelle atmosfere e a quell’universo narrativo, sì, ma anche una mezza occasione sprecata. Boh, vediamo, io comunque mi ci sto divertendo e magari, alla fine, potrebbe pure essere abbastanza.

Mi risulta davvero facile, scrivere del nulla. Ma d’altra parte ci ho costruito sopra una carriera.

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