Tai Chi Zero

Tai Chi 0 (Cina, 2012)
di Stephen Fung
con Yuan Xiaochao, Angelababy, Tony Leung Ka Fai, Eddie Peng

Girato assieme alla seconda parte, Tai Chi Hero, che nel frattempo in Cina è pure uscita al cinema e non mi spiacerebbe guardare, dato che qua si rimane appesi col cliffhanger, Tai Chi Zero è un filmetto d’azione stupidino, simpatico e divertente, con quel taglio tutto orientale che sembra uscito per direttissima da un cartone animato. I personaggi sono sopra le righe, le situazioni sono assurde, c’è una punta di melodramma – con anche un paio di svolte in effetti abbastanza cupe – ma è sempre tutto smorzato da una comicità che spazia fra lo slapstick, la battutina innocente e la demenza pura. E in più si ammicca anche spesso allo spettatore, coi vari personaggi introdotti con sovrimpressione che ne illustra anche l’interprete. Tipo che quando esordisce il protagonista Yuan Xiaochao scopriamo che l’attore è stato campione pseudo-olimpico di wushu nel 2008, sul cameo di Andrew Lau ci specificano “regista di Infernal Affairs“, un altro tizio che non ricordo viene segnalato come star dei film di kung fu degli anni Settanta e così via.

Ma, buffonate a parte, com’è il film? Eh, se levi le buffonate, non rimane moltissimo, ma può bastare. La storia è ambientata in un periodo affascinante, quello in cui la Cina stava subendo l’invasione da parte della cultura e della tecnologia occidentale, e ci ricama su per mettere in piedi un bizzarro scenario dai tratti steampunk. Chiaramente, il tutto si inserisce in situazioni da classico fantasy orientale, con un bel ripieno di arti marziali e un protagonista il cui bizzarro cornetto gli regala una potenza incredibile ma lo sta anche conducendo alla morte. L’eroe decide allora di recarsi in un villaggio fra i monti per imparare una particolare tipologia di kung fu, che dovrebbe aiutarlo a convogliare meglio la sua energia interiore e, sostanzialmente, salvargli la vita. Ma qui scopre che per tradizione non si insegna il kung fu ai forestieri e che tutti gli abitanti del villaggio, ma proprio tutti tutti, sono fortissimi e lo prendono a pizze in faccia come niente.

La bimbetta viene presentata come prodigio del wushu, o qualcosa del genere. E tira le pizze.

E da lì parte tutta una storia di amore, amicizia, redenzione, crescita umana e personale, Tony Leung con la barba che fa il vecchio maestro, macchine a vapore che esplodono, salti e piroette. Un filmetto gradevole, molto molto molto curato sul piano visivo, con un bel ritmo, un’atmosfera tutta simpatica e leggerina. Non c’è moltissima azione, in realtà, ma è sempre gran bella da osservare, come del resto è lecito attendersi quando a curarla c’è Sammo Hung. E insomma, niente di clamoroso, ma è uno spettacolo piacevole e che scorre via, anche se sul finale girano un po’ i maroni. OK, lo sapevo. OK, l’arco narrativo si conclude. Ma su diverse cose si rimane davvero appesi, senza contare che uno vorrebbe anche poi vederlo davvero in azione, il protagonista, armato del kung fu paesano. Ma, per quello, tocca aspettare Tai Chi Hero.

Il film l’ho visto qua a Monaco, all’Asia Filmfest, in lingua originale e con sottotitoli in inglese. In Italia c’è passato tramite il Festival di Venezia, ma non tratterrei il fiato in attesa di una distribuzione al cinema. È comunque uscito negli USA e in Australia, quindi non penso sarà un problema recuperarlo in DVD o per altri mezzi. Ah, come insegna la locandina là sopra, viene proiettato in 3D e perfino in IMAX. Io l’ho visto in normalissimo 2D e andava bene così.

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