Headshot


Headshot (Thailandia, 2011)
di Pen-Ek Ratanaruang
con Nopachai Chaiyanam, Sirin Horwang and Chanokporn Sayoungkul

Non conosco neanche per sbaglio lo stato del cinema tailandese, quindi non so se e quanto Headshot ne sia rappresentativo. Quello che so è che Headshot è un film con un paio di idee simpaticamente bizzarre e un protagonista abbastanza bravo, ma circondato da cani e diretto da un regista che insomma. Mi immagino questo stesso film messo in mano a un coreano di quelli cazzuti e mi scaldo tutto. E invece, quel che si vede in Headshot è una roba fatta da gente che ci crede tanto ma proprio non ce la fa. Sembra di guardare un film di quelli fatti per divertimento da ragazzini, con la videocamera regalata da mammà, la recitazione a caso e tanta voglia di provarci fino in fondo. Con più azione nella locandina qua sopra che in tutti i 105 minuti di film. E con il Jim Caviezel thailandese come protagonista.

Il film si apre con un killer professionista, il nostro Jim Caviezel thailandese, che si becca una pistolettata in faccia durante una missione, mentre è travestito da Agente 47 travestito da monaco. Da lì in poi, la storia si sviluppa su due binari paralleli, che raccontano presente e passato. Da un lato vediamo il nostro antieroe che si riprende dall’infortunio (si fa per dire: a causa della ferita, ora vede tutto capovolto) e cerca di ritirarsi a vita privata da monaco, per scoprire che ovviamente il passato tornerà a spaccargli i maroni. Dall’altro, ci viene raccontato come abbia fatto a trasformarsi dal poliziotto più incorruttibile di Bangkok al killer più ganzo del quartiere. E la spiegazione è molto semplice: è un cretino.

Il Jim Caviezel thailandese protegge la sua bella.

Perché poi, la sostanza di Headshot non è altro che il classico racconto noir in cui il protagonista crede di essere un fico, ci viene dipinto come tale, ma pian piano scopre di non essere altro che una marionetta completamente in balia delle femme più o meno fatale di turno e, già che ci siamo, pure dei diabolici piani di chi lo manipola dall’alto. Praticamente ogni cosa accaduta in vita al nostro amico Jim Caviezel thailandese è stata in qualche modo organizzata da qualcuno, e Jim se ne accorge sempre troppo tardi. Il problema è che tutto questo viene raccontato in una maniera un po’ ridicola, con un film fatto di silenzi contemplativi, grandi melodrammi e dialoghi che vorrebbero essere ganzi ma non ce la fanno (ma diamogli pure il beneficio del dubbio del sottotitolo che non rende). E insomma, alla fine ti rimangono in mano solo le buone intenzioni, innegabili, una bella scena d’azione finale al buio (troppo poco e troppo tardi) e un pugno di mosche.

Il film l’ho visto qua a Monaco all’Asia Filmfest. Vedo che sta uscendo un po’ in giro per il mondo, ma dubito arriverà in Italia. Non che valga la pena di aspettarlo.

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