Jiro e l’arte del sushi

Jiro Dreams of Sushi (USA, 2011)
di David Gelb
con Jiro Ono, Yoshikazu Ono

Jiro Ono è l’ultraottantenne titolare di Sukiyabashi Jiro, il primo ristorante di sushi capace di ottenere la certificazione delle tre stelle sulla guida Michelin. Fuggito da casa da giovanissimo per gettarsi nel mondo della ristorazione, Jiro è diventato un maestro nella preparazione del sushi e da settant’anni vive per il proprio lavoro. In questo piccolo locale da dieci posti, ancora oggi è lui la “faccia” che ogni giorno serve i clienti con un servizio personalizzato. Con lui lavorano degli apprendisti e il figlio Yoshikazu Ono, destinato ad ereditare il locale, mentre il figlio minore ha scelto di aprire un ristorante altrettanto minore (“solo” due stelle!) in quel di Roppongi Hills. Jiro Dreams of Sushi racconta la storia di Jiro, la sua filosofia di vita, la gestione del ristorante, il rapporto con i figli e, in generale, finisce chiaramente per parlare anche di sushi.

Si tratta di un documentario da un’ora e mezza scarsa, che mostra un uomo anziano, simpatico e scorbutico, la cui unica ragione di vita è il proprio lavoro. È sempre presente al ristorante e, soprattutto, il ristorante è sempre aperto. Capita magari che lui si debba assentare brevemente, per un funerale o per il proprio ricovero in ospedale, ma poi torna e ricomincia a macinare sushi. I giorni di ferie sono tempo sprecato, l’unico obiettivo è diventare sempre migliore nel proprio lavoro, essere impeccabile, dare tutto. Perché nella vita bisogna trovare un lavoro che si ama e renderlo la propria vita, dargli tutto per riuscire al meglio.

E infatti, oltre che per il modo in cui mostra certi aspetti nella lavorazione del sushi, oltre che per la gran fame che fa venire, oltre che per il ricordare a tutti che il pesce viene ammazzato, e spesso in maniera neanche troppo delicata, l’aspetto interessante di Jiro Dreams of Sushi sta nel ritratto che dipinge di un uomo vivo solo in funzione del proprio lavoro. Presumibilmente Jiro è anche piuttosto ricco, considerando quanto costa un pasto nel suo locale (300 dollari, per capirci, e bisogna prenotare mesi prima), ma non dà l’impressione di godersi il denaro, o in generale la vita al di fuori del lavoro. Non ha interessi, passioni o attività che vadano oltre il sushi. Ha una famiglia, ma i suoi due figli vengono raccontati quasi solo in funzione del rapporto col lavoro del padre. E della moglie non si sa praticamente nulla. Insomma, Jiro sogna il sushi.

Questo è il primo dei cinque film che ho visto qua a Monaco all’Asia Filmfest. Non mi risulta sia mai uscito in Italia, correggetemi se sbaglio.

2 pensieri riguardo “Jiro e l’arte del sushi”

  1. Amo i sushi.
    Davvero!
    Anzi,adesso che è più facile trovare i locali “paga fisso e mangia quanto vuoi/puoi”con sushi di buona qualità,soffro di una sorta di dipendenza:devo(ripeto-devo!) mangiare sushi almeno una volta alla settimana.

    Detto questo più annuso lo stile di vita dei giapponesi,più mi sembrano matti.
    educati ma matti.
    Apprezzo diversi aspetti della loro cultura(si,i sushi,ma anche Myazaki,alcuni film di animazione non-Myazaki,il gusto estetico per alcune cose)ma rimangono,ai miei occhi,matti.
    Magari nel senso buono della parola,eh!
    Magari.

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