Skyfall


Skyfall (USA, 2012)
di Sam Mendes
con Daniel Craig, Javier Bardem, Judi Dench

Prima di andare al cinema per Skyfall, mi sono rivisto in sequenza i due precedenti Bond con Daniel Craig, trovandoli più o meno come me li ricordavo. Casino Royale rimane bello, anche se forse un po’ invecchiato, sempre intrigante per il suo incentrare la scena clou su una partita a carte, sempre un po’ insopportabile nel modo in cui usa Giancarlo Giannini per fare le didascalie al poker, sempre un po’ posticcio e tirato per le lunghe in quella parte finale tutta romanza impacciata. Quantum Of Solace, anche, secondo me rimane bello e pure ingiustamente criticato. Certo, ha il limite di essere un po’ troppo seguito diretto, con una storia che non va oltre il “James Bond è incazzato per i fatti del film precedente e spacca tutto”, ma conserva bene quel taglio da Bond sì super-spia invincibile, ma comunque ancora rozzo/incazzato/realistico e lontano dagli eccessi camp di Roger Moore e degli ultimi Pierce Brosnan, ribadendo l’attenzione al lato umano del personaggio, inquadrato come eroe totalmente romantico. Eppoi ha un sacco di azione diretta e montata con una bravura micidiale e ha pure due o tre immagini di grande impatto, con tutta la sequenza all’opera, ma anche la fuga da M e altre sciccherie. Insomma, piacevolissimo.

Nel guardarli a stretto giro di tempo, ho avuto ancora più evidente l’impressione che il Bond di Craig stia subendo la stessa evoluzione applicata a suo tempo a quello di Brosnan, partito in un certo modo (non a caso con Martin Campbell alla regia) ed evolutosi poi sempre più verso l’azione esagerata, le battutacce ganze da super spia che non deve chiedere mai, i cattivoni bizzarri e sopra le righe, le situazioni assurde. E, beh, mi sembra che Skyfall prosegua serenissimo su questo cammino, anche se ha l’intelligenza di farlo in una maniera molto contestualizzata e ancorata allo sviluppo di storia, ambiente e personaggi, invece che imporre il tutto come semplice svolta “a prescindere”. Questo nuovo episodio, infatti, ha proprio l’aria di un reboot anticipato, di un film che vuole chiudere anzitempo le nuove origini di Bond (dimenticandosi, e ci metto un purtroppo, le questioni lasciate aperte con Mr. White e i suoi amici) e trasformare il nostro amico col carisma da parcheggiatore nello 007 che tutti conosciamo. Il risultato è un film valido, con dialoghi brillanti (perlomeno in lingua originale), carico di omaggi al passato della saga, che mi ha piacevolmente divertito, ma non è riuscito a convincermi fino in fondo. Di sicuro non sono d’accordo con chi lo considera il migliore Bond di sempre e non l’ho apprezzato particolarmente più dei due precedenti (anzi!). Mi sembrava giusto dirlo subito, più che altro perché da qui in poi, non posso farne a meno, attacco con gli spoiler.

Il percorso narrativo è decisamente quello del reboot: si parte col James Bond rozzo e un po’ stronzo a cui Daniel Craig ci ha abituati, super spia che può tutto, salta sui tetti, sfonda i treni e mantiene sempre il suo carisma cazzuto, e poi lo si ammazza. Quasi letteralmente. Bond quindi rinasce e torna in azione come bozzolo di quel che dovrà diventare: figura stanca e non più adeguata, che tenta le sue figate action e fatica a star loro dietro, mostra di non essere più al passo coi tempi e deve quindi cambiare. Ed ecco che allora piano piano si trasforma nella nostra amica figura monolitica, una sagoma, un simbolo, l’immarcescibile stereotipo del Bond tutto d’un pezzo, l’immagine popolare che in fondo noi tutti abbiamo di James Bond e che evidentemente si sentiva il bisogno di riportare in scena, perché il cacazibetto di periferia che se ne frega se il cocktail è agitato o mescolato era sorprendente e divertente la prima volta, ma alla seconda aveva evidentemente già stancato (non me, ma fa lo stesso).

E allora ritroviamo i dialoghi pensati solo in funzione di fare continuamente le BATTUTONE, che nei due precedenti film erano tenuti al minimo indispensabile e qui invece dominano ogni scambio e buttano al macero un po’ tutta l’atmosfera cruda di questo Bond (anche se, ripeto, i dialoghi sono per lo più brillanti e divertenti). E allora ecco un cattivo di quelli che ci aspettiamo per James Bond, platinato, estroso, costantemente sopra le righe, interpretato da un Bardem spettacolare, bravissimo, che forse rappresenta la cosa migliore del film. E allora bum, via anche l’MI6 con una bella esplosione, ripartiamo da zero, facciamo la battutina sulla crisi e la scarsità di tecnologie, ma intanto rimettiamo in scena Q e, per sicurezza, tiriamo in ballo anche la cara, vecchia Aston Martin. E via anche la M di Judi Dench, uccisa lei per davvero alla sua settima apparizione, guarda caso proprio in una storia sostanzialmente molto simile a quella del suo primo Bond, con un ex 00 in cerca di vendetta. Via anche lei, torniamo agli M maschi, che qua serve la tradizione. E già che ci siamo riportiamo in scena anche Moneypenny, sai mai. Il tutto mentre Bond e il suo rivale, mano nella mano, abbattono a smitragliate ed esplosioni la casa di quando James era bambino, spazzando via il passato e i tratti umani del personaggio, restituendoci la macchietta rassicurante che desideriamo.

Ecco, alla fine Skyfall è sostanzialmente questo. Un Bond che cerca di unire fra loro tutte le varie anime del nuovo 007, traghettando lo sporco agente segreto di Daniel Craig dalla sua iniziale natura anti-classica a una nuova forma che ripeschi tutto ciò che rende grande la serie nell’immaginario collettivo, anche in nome dei festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario. Ci riesce? Probabilmente sì, perché il film funziona, è divertente e lo è per tutto ciò che, giustamente o meno, ci si aspetta da un James Bond, anche se poi, a conti fatti, va a parare in un finale abbastanza distante dalla tradizione. In tutto questo, Sam Mendes ci mette del suo e tira fuori un sacco di belle immagini, tutte giocate sul rimando alla tradizione e sul voler sottolineare con il suo tocco proprio l’interpretazione che si sta dando del personaggio. Alcuni momenti sono splendidi e non sono certo il primo a citare la scazzottata che omaggia i titoli di testa classici, ma nel complesso mi è sembrato tutto molto sterile. Un compitino ben fatto, ma con poca passione. Problema mio? Può essere, ma ho l’impressione che la fase calante stia di nuovo arrivando.

Ho visto il film qua a Monaco, in lingua originale, qualche giorno fa. Ascoltare ‘sta gente che parla tutta brit è sempre una gioia e resto convinto che un James Bond doppiato sia un James Bond a cui è stato levato molto, per motivi fin troppo ovvi. Qua, poi, la cosa diventa ancora più forte alla luce dello stile con cui sono stati scritti i dialoghi, tutti battute secche, doppi sensi e grandi verità scolpite nel marmo. Prima della proiezione, il cinema se l’è abbaiata che è arrivato il proiettore 4K. Immagino sia una cosa positiva, però, boh, non so, a me l’immagine sembrava a tratti un po’ finta/digitale/posticcia. Mi veniva in mente il mio caro vecchio monitor a tubo catodico da 24 pollici, che mi ha servito per dieci anni e ho abbandonato un paio di traslochi fa. Problema mio?

8 pensieri riguardo “Skyfall”

  1. ma come Quantum Of Solace ingiustamente criticato? sembra una parodia, alla fine tutti tradiscono tutti e fanno il triplo gioco con tutti e si perde il filo.

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  2. Il film mi è piaciuto (più o meno quanto Casino Royale ma decisamente più di Quantum, che ho trovato fracassone e confuso), ma sinceramente mi sono un po' stancato delle campagne che ogni volta annunciano un Bond 'di rottura'.
    Ora, è davvero curiosa questa scelta di tornare alle origini (perfino la sala di M richiama la primissima dei film con Connery) e devo dire che a me la formula bondiana è sempre piaciuta e non sentivo la necessità dello svecchiamento effettuato con Casino Royale… però mi sento un po' preso in giro. In pratica il tentativo di realizzare un Bond diverso con film legati fra loro si è ridotta – appena al terzo tentativo e dopo un solo film meno apprezzato – in un 'ops ci siamo sbagliati, ritorniamo alla vecchia serie coi gadget, i cattivi macchietta e i flirt con Moneypenny'.
    Mah. Che poi a me non è mai andato giù che abbiano spazzato via la timeline. Certo, non è che ci fosse chissà che continuity, ma era bello sapere che il Bond di Brosnan conservasse la memoria dei precedenti, come un eroe senza tempo (e godevo come un ridicolo nerd di fronte alle ammiccate, per esempio quando Brosnan ammette che 'the world is not enough' è il motto di famiglia, come spiegato nell'unico film con Lazenby). Inoltre, semplicemente non vedo più ragioni per il reboot di CR, dal momento in cui siamo tornati alla vecchia serie ma senza i piccoli cambiamenti operati col tempo dai predecessori (per esempio, la M donna o il congedo di Q). In pratica i primi due film con Craig sono inutili, dal punto di vista seriale/evolutivo.
    A voler ogni volta rimescolare le carte in nome del marketing si finisce per far perdere compattezza e rendere la serie schizofrenica. Un po' mi dispiace.
    E ora che si fa? Quando rispolveriamo Blofeld e la Spectre?

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  3. Mah, in realtà questo è un po' il processo che si segue da tempo. Certo, lo sgrezzamento di Casino Royale è stato più brutale (e con una ripartenza da zero), ma anche i Bond di Brosnan sono partiti in maniera un po' più “elegante” hanno via via preso la piega del camp alla Roger Moore. Per cui tutto sommato penso fosse prevedibile, anche se chiaramente una svolta così netta e improvvisa col terzo film non penso fosse prevista dall'inizio.

    Per il resto, secondo me Quantum e Mr. White erano in realtà già una rilettura di Spectre e Blofeld riadattati a questo nuovo Bond. Solo che sono finiti al macero e chissà cosa ci aspetta adesso. Boh?

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  4. Appunto: ogni nuovo Bond ha fatto in parte cambiare la direzione della serie, però conservando la memoria dei predecessori. Con Casino Royale hanno proprio fatto tabula rasa. Voglio dire, c'è differenza fra la ripartenza di Goldeneye, che comunque mantiene i clichè, e quella di Casino Royale, che li elimina o ci scherza su. E poi, insomma, a me piaceva poter leggere nel passato di Bond quando di fronte a Elektra (o almeno credo che fosse lei, non ci giurerei) ricorda la moglie morta con uno sguardo. E' un po' il bello della serialità.
    Invece da Casino Royale in poi si può parlare solo di ammiccate e riferimenti, peraltro col tono di 'aò, stavolta però è tutta n'altra storia', come accade con l'esempio del Martini che fai (ma anche Skyfall è pieno di questa roba, prendi il primo dialogo con Q). Divertente eh, può funzionare, ma UNA volta, poi il giocattolo si rompe. E infatti: Skyfall è quasi un reboot del reboot.

    Fra l'altro, in Skyfall Bond sembra al servizio di Sua Maestà da un bel pezzo, eppure il doppio zero lo aveva ricevuto solo due film prima. Boh?!

    P.S. So che il Bond di Roger Moore ha parecchi fan ma a me non è mai piaciuto un granchè.

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  5. Sono passato a leggere la recensione di questo film, anche se a un bel po' di tempo dall'uscita, perché l'ho VISTO qualche giorno fa e ho avuto un po' di discussioni con amici.

    Sono sostanzialmente con la recensione, soprattutto sull'essere, o NON essere, il migliore dei tre (non stiamo parlando del nostro amico Paul W.S. infatti).
    Il mio preferito è sicuramente Casinò Royale, a cui leverei volentieri gli ultimi venti minuti.

    Mi sento di dire comunque che nonostante questo sia sicuramente il film più equilibrato dei tre, il più FILM, lo vedo quello più carico di difetti e difettucci che durante tutta la visione mi hanno veramente distratto o comunque fatto sentire a disagio.
    Preferisco sempre vedere due ore di grande film e dimenticarmi degli ultimi venti minuti di romanza e finali alternativi, Casinò Royale, che essere continuamente distratto e a disagio durante tutta la visione.

    Sui quei difetti che considero stupidi all'interno della sequenza degli eventi, ma che comunque mi fanno girare le palle, non mi soffermo perché sarebbe troppo spoiler, però vorrei parlare dei dialoghi.

    Generalmente mi trovo abbastanza bene con i tuoi gusti/giudizi sui dialoghi, ma questa volta non è andata bene. Cioé, di questi dialoghi brillanti nel film, se ne può parlare? (In originale ovviamente.)
    La prima mezz'ora, i dialoghi di Bond con Naomie Harris e con M. li ho trovati estremamente stucchevoli, cheesy as hell. Proseguiamo poi con una serie di dialoghi insopportabilmente strumentali alla scena immediatamente seguente, per poi finire in una serie di dialoghi, come dici anche tu, dannatamente pieni di battutacce.

    Le uniche parti che mi sono piaciute sono dialoghi, anzi monologhi, di Barden tra Bond e Barden. Quello dei ratti di presentazione, per esempio, quello mi è sembrato scritto benissimo. E poi quelle tre battute striminzite di Raph Finnes che mi paiono le più oneste del film.
    Tutto qua.

    Poi per fare un esempio sui dialoghi:

    SPOILER SPOILER SPOILER
    SPOILER SPOILER SPOILER
    SPOILER SPOILER SPOILER
    SPOILER SPOILER SPOILER
    SPOILER SPOILER SPOILER

    I
    Naomie: “Ti ho sparato, forse non sono buona per il campo.”
    Bond: “Non è per tutti, ma ce la puoi fare.”

    II
    Naomie: “Sono una dura io, sono per il campo.”
    Bond: “Sei sicura di essere in grado?”

    III
    Naomie: “Ho fatto come mi hai suggerito, mi sono messa dietro la scrivania.”
    Bond: “L'hai fatto per proteggere il nuovo M., non te lo dimenticare.”

    E CHE CAZZO?!

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