Le belve

Savages (USA, 2012)
di Oliver Stone
con Aaron Johnson, Taylor Kitsch, Blake Lively, Benicio Del Toro, Salma Hayek

Faccio sempre una gran fatica ad apprezzare i film che fanno un grande uso di voci narranti ed è assolutamente un problema personale e istintivo. Tendo a trovarle fuori posto e fastidiose. Certo, ragionandoci su, posso razionalizzare e pensare che sia una reazione figlia della natura visiva del cinema e del fatto che in fondo, se ti appoggi agli spiegoni e alla voce che racconta, forse è perché non hai trovato un modo per mostrarmi quelle stesse cose senza usare le didascalie. Forse. Però ci sono anche casi in cui la voce narrante funziona benissimo, fa quel che deve, crea il giusto tono e magari, addirittura, ha un senso preciso all’interno del film. Ecco, Savages è un po’ uno di questi casi, perché l’intero film è raccontato attraverso la sexy bocca di Blake Lively, filtrato tramite il suo sguardo e potenzialmente in ampia parte da lei inventato di sana pianta. Cosa che mi rende il tutto ancora più insopportabile, perché insopportabile ho trovato lei, ma funziona perfettamente nel regalare al film un taglio tutto particolare e intrigante.

Perché poi, alla fin fine, la chiave di Savages sta proprio in questa visione da favola romantica e un po’ bislacca applicata alla solita storia da western urbano a base di narcotraffico. Non c’è il tono epico e trascinante che sembra emergere dal trailer, c’è un racconto rosa un po’ pop, che ogni tanto ti tira in faccia qualche eccesso di violenza, ma fa comunque sempre passare tutto attraverso la poetica tritamarroni di una che si chiama Ophelia, è innamorata di due narcotrafficanti che in fondo non vogliono fare male a nessuno, è indubbiamente mostruosamente arrapante e pensa che prima di scappare per nascondersi dai killer messicani incazzati sia il caso di andare allo shopping mall per raccattare quaranta sacchetti di vestiti e ammenicoli.

E cosa ne viene fuori? Ne viene fuori un film solido, gradevolissimo, convincente dall’inizio alla fine come da Oliver Stone non ci si aspetta più ormai da un pezzo, che serve svariati cliché ma riesce anche a negarne almeno un paio e ha un finale magari imperfetto, ma accattivante nella furbizia con cui anch’esso scappa dallo stereotipo pur abbracciandolo e nel frattempo ribadisce la natura stessa dell’intero racconto. Eppoi c’è quella bella, bella, bellissima scena del confronto fra John Travolta e Benicio Del Toro, che varrebbe da sola il film, se anche fosse inguardabile tutto quel che le sta attorno (e non lo è). Ma in generale tutti i momenti con Travolta sono uno spettacolo. Che bello, che è, John Travolta.

Ho visto Le belve, o Savages, o quel che vi pare, qua a Monaco, un paio di settimane fa, in lingua originale. Gli attori son tutti bravi e c’è un po’ quel melting pot linguistico che si merita di essere ascoltato e non posso immaginare come sia stato reso in italiano. Ho passato tutto il film a chiedermi se l’Aaron Johnson che stavo osservando fosse lo stesso Aaron Johnson di Kick-Ass. Era lui. Roba da matti. Dalla regia mi chiedono di sottolineare che il manzo Taylor Kitsch non fa solo il manzo, ma è anche bravo e in parte. L’ho sottolineato.

5 pensieri riguardo “Le belve”

  1. Visto ieri sera, rielaboro e magari lo recensisco anch'io. Intanto ti dico che il doppiaggio italiano è fastidiosissimo, tutti i personaggi ispanofoni sono stati resi con un mix irritante di parole in finto spagnolo (pure sgrammaticato) e frasi in italiano perfetto senza una traccia di accento, soprattutto nel caso di Salma Hayek.

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  2. Peccato per il doppiaggio, anche perché in un film del genere è un attimo mandare in vacca un equilibrio non semplice, in termini di tono.

    Per quanto riguarda il titolo, vabbuò, no comment. 😀

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