Cleanskin

Cleanskin (GB, 2012)
di Hadi Hajaig
con Sean Bean, Abhin Galeya, Tom Burke, Charlotte Rampling, Tuppence Middleton, Michelle Ryan

La cosa affascinante di guardare un film con protagonista Sean Bean, in cui oltretutto interpreta una specie di antieroe che bene o male neanche sarebbe tanto strano veder schiattare, è che sei talmente abituato a vedere Sean Bean morire in qualsiasi cosa faccia che tutto sommato ci credi, che alla fine l’eroe, il protagonista, potrebbe rimanerci secco. Anzi, a un certo punto ti viene pure il dubbio che, ecco, ci siamo, in questa scena muore e da qui in poi andiamo avanti seguendo le vicende del coprotagonista. È bizzarro, ma è appassionante e ti mette sicuramente in uno stato d’animo diverso rispetto a quando guardi un film che ha per protagonista, che ne so, Tom Cruise.

Al di là di queste scemenze, comunque, Cleanskin è un film interessante. Uno di quei film che provano a dipingerti il mondo completamente in grigio, tutto sfumature di mezzo, raccontandoti che non c’è divisione netta fra bene e male, che i “buoni” c’hanno un sacco di marcio dentro e che i “cattivi” sono in fondo brave persone. Si racconta di terrorismo islamico nella cara vecchia Inghilterra e si esplorano sia le zozzerie commesse dai servizi segreti, sia le motivazioni dietro ai giovini che decidono di farsi saltare per aria per la causa. Non è esattamente un racconto ricco e profondo, ma è un thriller ruvido e viscerale, con un paio di sequenze piuttosto coinvolgenti e che affascina bene o male fino alla fine.

Certo, la storia d’amore  è un po’ tanto caramellosa (ma va bene perché Tuppence Middleton è un po’ tanto carina) e in generale c’è l’impressione di un film che se ne resta troppo di mezzo in tutto, senza voler essere genere fino in fondo, senza voler puntare sul dramma quanto potrebbe, senza insomma affondare il coltello fino al manico. Eppure le idee non mancano, Hajaig si gioca anche la carta sempre efficace di mostrarti una faccia nota per farti pensare che sarà un personaggio importante e poi ammazzartela all’improvviso a inizio film, e tutto sommato la natura da piccola produzione riesce a dare al tutto una sua personalità che tanti altri film più roboanti, e magari anche più riusciti, non hanno.

Mi pare di capire che nei pesi anglofoni il film si sia fatto un giro anonimo nelle sale e abbia poi velocemente raggiunto il mercato dell’home video. Affascinante, comunque, che IMDB riporti la data di uscita di ieri negli USA, considerando che si tratta di un film sul terrorismo. Comunque è l’ultimo film che ho visto al Fantasy Filmfest. C’era in realtà anche l’interessantissimo Doomsday Book, film coreano a episodi con nomi di peso dietro la macchina da presa, ma c’hanno avuto casini coi sottotitoli e ho dovuto mollare il colpo. Pace, diciannove film in nove giorni, ho fatto di peggio.

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