Re della terra selvaggia

Beasts of the Southern Wild (USA, 2012)
di Benh Zeitlin
con Quvenzhané Wallis, Dwight Henry

Beasts of the Southern Wild racconta le vicende di una comunità che risiede nella Bathtub, un luogo fittizio ispirato a tanti luoghi reali, una sacca di povertà nascosta su un’isola circondata da acque che la minacciano alla prima tempesta, separata dal mondo “civilizzato” per mezzo di una diga. Qui tutti adorano la loro casa, non ne vogliono sapere di come si vive dall’altra parte, nel cemento, e sono ben felici di starsene a mollo, nel verde, in mezzo a capre e galline. E qui vive, assieme a suo padre Wink, Hushpuppy, la bambina tramite il cui fantasioso e vibrante sguardo ci viene raccontato il film.

Ora, viste le premesse, verrebbe da pensare a un pietoso e scocciante sermone, magari con quella simpatica faccia da Sundance, insopportabilmente caramelloso. E invece Beasts of the Southern Wild ha uno sguardo furioso, evocativo, trascinante. Racconta tutto tramite gli occhi della sua protagonista, mettendo in scena un mondo dalla cruda e faticosa realtà, filtrato però dalla fantasia con cui una bimbetta adorabile si inventa giustificazioni per eventi più grandi di lei, immaginando che la tempesta in arrivo sia causata dal disgelo polare e che dai ghiacci eterni stiano uscendo mitologiche creature selvagge.

Ed è un film meraviglioso, che mi ha lasciato con occhi, bocca e orecchi spalancati dal’inizio alla fine, sommergendomi con la sua incredibile colonna sonora, facendomi venire due lucciconi così, ininterrotti, per un’ora buona, ricordandomi in una qualche maniera Il buio oltre la siepe, per la maniera fantastica con cui riesce a farti realmente vedere il mondo attraverso gli occhi di una piccola creatura. È diretto con uno sguardo incredibile da un regista al suo primo lungometraggio e ha due intensi, meravigliosi, bravissimi protagonisti: un pasticciere a cui non interessa fare l’attore e una bambina di sei anni, entrambi esordienti. C’è della magia, probabilmente, nella riuscita così perfetta di una roba del genere.

Allora, l’ho visto al Fantasy Filmfest, in lingua originale, e quel modo tutto croccante e ruspante di parlare che hanno gli attori si merita di essere ascoltato così com’è. Detto questo, il film ha fatto un gran parlare di sé in giro per i festival e infatti IMDB mi offre date d’uscita per un po’ tutto il mondo. Tranne l’Italia, of course.

2 pensieri riguardo “Re della terra selvaggia”

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