The Possession

The Possession (USA, 2012)
di Ole Bornedal
con Jeffrey Dean Morgan, Natasha Callis, Madison Davenport, Kyra Sedwick, Matisyahu

Quando l’avviso “Basato su avvenimenti reali” genera risolini in sala, è evidente che qualcosa non funziona. Oppure è evidente che questo genere di disclaimer lascia perplessi gli spettatori tedeschi, come ho scoperto alla proiezione di Compliance, un film per cui questo genere d’avviso è già più credibile. Ma sto divagando. Il punto è che The Possession sostiene di raccontare eventi realmente accaduti, per quanto magari romanzandoli. Insomma, qualche anno fa, sul serio, per una trentina di giorni una famiglia americana si è trovata in una situazione bizzarra, con la figlia più piccola che ha dato di matto. Magari stava solo sclerando pesantemente per il divorzio dei suoi. O magari, come sostiene il film, in quella scatola comprata al mercatino dietro l’angolo c’era un demone ebraico che l’ha posseduta e ha fatto un macello. Vai a sapere.

The Possession è diretto da Ole Bornedal, il danese che nel 1994 si era fatto notare con Il guardiano di notte, tre anni dopo s’era fatto da solo il remake con Ewan McGregor e poi è tornato sostanzialmente a farsi i fatti suoi in Danimarca, prima di questo nuovo esperimento hollywoodiano. Il lato più interessante del suo nuovo film (e c’è dietro sicuramente il tocco del regista, dichiaratamente più interessato alla metafora sul divorzio che al Dybbuk) sta nella voglia di concentrarsi più sui personaggi e sul racconto, che sullo spettacolo e gli effettacci. Per carità, c’è qualche inevitabile “buh” a sproposito e ci sono un po’ di scene spettacolari con gente che vola in giro e bambine dagli occhi storti, ma ci si arriva con calma. La prima parte di film è largamente dedicata a raccontarci la famiglia, i personaggi, i rapporti fra di loro. A dipingere, insomma, esseri umani di cui dovrà poi importarci quando comincerà il casino. E per arrivare al casino il film si prende i suoi tempi, che è una cosa che apprezzo sempre molto.

Oltretutto, anche quando le cose si fanno serie, la sceneggiatura spreca un po’ di minutaggio inseguendo tutt’altro, portando il suo protagonista (un bravo Jeffrey Dean Morgan, sempre più simile a un Robert Downey jr. con la mole e la voce di Javier Bardem ma senza il suo accento) a cercare una soluzione nel quartiere ebraico della città. E alla fine ne viene fuori una specie di versione col cappellino e la barba de L’esorcista, certo meno incisiva e di qualità, e soprattutto con poco di nuovo da dire, al di là della religione diversa che fa esotico. Poi, ok, c’è anche il problema che a me le storie di spiriti fanno poco effetto e L’esorcista mi sembra più che altro un gran bel film drammatico senza mezzo brivido. Ma quello è appunto un problema mio.

IMDB mi insegna che l’uscita italiana è prevista per il 21 settembre, assieme a The Tall Man e un po’ di altra roba. La voce della bambina indemoniata fa un po’ ridere già in originale, lo dico subito. Però in italiano vi perdete la voce di Javier Bardem senza accento sulla faccia di Robert Downey jr. in 16:9.

4 pensieri riguardo “The Possession”

  1. Ma in realtà son proprio gli americani, che da sempre ci tengono molto meno di noi a fare il titolo fico e vanno di descrizione pura e semplice. Voglio dire, Ombre Rosse in originale si chiamava Diligenza. 😀

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