Flying Swords of Dragon Gate


Long men fei jia (Cina, 2012)
di Tsui Hark
con Jet Li, Kun Chen, Xun Zhou, e un po’ di altra gente cinese, compreso il Karl Urban cinese

Remake, reboot, più o meno seguito, frullato, fusione e rimescolamento di due classici del genere wuxia, Flying Swords of Dragon Gate è il primo grande esperimento del cinema cinese (sezione gente che vola e tira di spada) con il 3D. E giustamente non poteva che essere realizzato da Tsui Hark e Jet Li (anche se Wikipedia ci insegna che l’attore è stato usato come rimpiazzo dopo il rifiuto di Donnie Yen). Ed è il classico film di Tsui Hark, vale a dire una roba lunghissima e un po’ confusionaria, che dura tantissimo ma ti dà l’impressione che la trama fosse stata pensata per maggior minutaggio e abbia sofferto qualche sforbiciata di troppo (la famosa sindrome di The Dark Knight Rises), ma che ha anche delle scene d’azione e di combattimento da farti balzare in piedi e piangere di gioia (e questo con i film di Christopher Nolan c’entra già di meno).

La confusione narrativa, in realtà, è più che altro nella maniera magari frettolosa con cui vengono spiegate le premesse, facendole sembrare più articolate di quanto effettivamente siano. E i limiti del racconto stanno soprattutto in protagonisti maschili dalla personalità un po’ scarsa (compreso Jet Li, che non sembra averci troppa voglia, magari perché offeso dalla faccenda Donnie Yen), che non riescono a reggere troppo il confronto con le belle figure femminili e con il cattivissimo cattivo, che tende abbastanza a mangiarsi il film. Ma alla fine la cosa conta relativamente, perché dopo una mezz’oretta si arriva alla locanda che dava il titolo ai film originali e tutto decolla, fra risse assortite, comicità surreale, intricatissimi piani di spionaggio e controspionaggio, i soliti melodrammoni da operetta e tre quarti d’ora circa di azione finale da lucidarsi occhi e baffi.

E il 3D? Ecco, il 3D, oltre magari a un certo abuso di effetti speciali (nel cast tecnico c’è anche il Chuck Comisky di Avatar), è usato in maniera eccellente e divertente, con un senso della profondità irreale, un sacco di roba lanciata per aria e pure grande attenzione nello spostare in giro i sottotitoli per far spazio a questa o quella spada che si mette in mezzo. Il problema, se problema deve essere, è che è forse usato un po’ troppo, e a me girano i maroni, se son lì che voglio vedere Jet Li e i suoi amici che tirano di spada e Tsui Hark me li inquadra di fronte perché si diverte a infilarmi nella pupilla spade che si agitano a caso. Aggiungiamo pure che, ok, certe cose raccontate nel film le puoi fare solo al computer, ma insomma, io un wuxia lo guardo anche per la fisicità data dal vedere gente che salta e rischia la vita davvero appesa ai fili, e se invece in metà delle scene ci sono i pupazzetti in CG ci rimango male. Ma magari sono io che sono vecchio, un po’ come Jet Li, che si agita ancora come pochi, ma guarda con nostalgia al suo se stesso di tanti anni fa. Detto questo, Flying Swords of Dragon Gate è comunque uno spettacolo di film, pieno di belle invenzioni, divertentissimo, trascinante ed esaltante nei tanti momenti in cui le cose funzionano come devono. Avercene, insomma.

Va anche detto che un film da due ore in 3D coi sottotitoli che ti costringono a cambiare continuamente l’attenzione e la messa a fuoco fra le robe in profondità e le scritte in primo piano può mettere un po’ a disagio. Però, dai, è comunque girato con attenzione, il montaggio è docile, quando si menano parlano pochissimo, si sopravvive.

1 commento su “Flying Swords of Dragon Gate”

  1. Premesso che non sono un fan dei film cinesi “d'arme”.
    E manco delle scene d'azione alla Jet Li,taroccate dall'abuso di utilizzo di fili.

    Continuo quindi a stupirmi per il seguito che questo genere continua ad avere,come pure che Jet Li continui a lavorare(di lui mi sono piaciuti solo “Denny the dog”e “the one”).

    Non credo però sia colpa di Jet Li.
    Se continua a fare film così intendo.
    Lui,delle arti marziali che lo hanno portato alla notorietà,in realtà ne ha “due marroni così”.
    Ho visto di persona il suo maestro all'università dello sport di Pechino,temutissimo tutt'oggi,posso immaginare la severità degli anni della sua formazione.

    Jet Li ormai si tiene in forma con un po di streeching,un po di sport leggero,e le arti marziali le ripassa per dovere giusto prima dei film…..la nostalgia per i tempi passati penso ce l'abbia per aver passato la gioventù in regime di allenamento “monacale”.

    Oh,preferisco mille volte Jackie Chan.
    Più vero,più simpatico,più giocoliere ed attuale nel suo modo(esagerato)di muoversi.

    Lo so.
    Son gusti

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