La cosa (2011)



The Thing (USA, 2011)
di Matthijs van Heijningen Jr.
con Mary Elizabeth Winstead, Joel Edgerton, Ulrich Thomsen

Chiariamo subito la faccenda, ammesso e non concesso che ci sia qualcosa da chiarire per un film uscito nel mondo otto mesi fa e che tutti gli interessati – tranne me – hanno già visto da tempo: questo The Thing incarna la maniera più pigra e vigliacca possibile in cui si possa realizzare un prequel, e nonostante questo riesce comunque fare il suo dovere da prequel e ad essere tutto sommato un film dignitoso. Matthijs van Heijningen Jr. e i suoi amichetti hanno indubbiamente fatto i compiti, riproducendo in maniera mirabile ambienti e situazioni suggeriti in quei pochi minuti dell’originale e sono riusciti a incastrare quasi tutto nella maniera giusta, raccontando i presupposti del film di John Carpenter e tirando fuori una roba sicuramente molto meno bella e di minor personalità, ma che alla fin fine rimane comunque basata su un’idea ganzissima ed è più che gradevole (e c’ha Mary Elizabeth Winstead, quindi va bene). Il problema è che tutto questo bel ritrattino è in realtà una subdola mascherata per nascondere un remake fatto e finito, in cui succedono esattamente le stesse cose dell’originale, ma un po’ diverse, e le aggiunte si possono riassumere in quel che trovano durante l’autopsia e nel finale tutto luci, suoni e colori ultravivaci.

Il problema è anche che “dignitoso” = “non mi sono annoiato, mi sono quasi divertito, c’è Mary Elizabeth Winstead”, che ok, uno si accontenta pure, ma se deve reggere il peso di quel titolo lì e se lo guardo quattro giorni dopo aver rivisto l’originale per l’ennesima volta, beh, insomma, ecco. Poi ci sarebbero anche tutte le faccende un po’ intrinseche e inevitabili del fare un prequel, ma che diventano più fastidiose nel momento in cui il film non solo non ha nulla di particolarmente creativo, interessante o insomma di nuovo da dire, ma per l’appunto si limita a fare il remake nascosto dietro un dito. Perché, diciamocelo, l’aspetto ganzo della storia della spedizione norvegese, quella che scopre il disco volante e per prima affronta la Cosa, sta nel fatto che fino all’anno scorso non ce l’aveva raccontata nessuno. Nel film di Carpenter vedevi l’accetta piantata nel muro, il blocco di ghiaccio sfondato, le foto, la roba carbonizzata, il mostro a due teste, il tipo suicidato e fantasticavi su cosa potesse essere successo. Quel disco volante stava lì, enorme, abbandonato, e chissà cosa nascondeva, chissà se c’erano altre bestiacce, chissà. Nel film di van Heijningen, l’accetta è solo un’accetta piantata nella porta all’ennesimo incontro col mostro e lasciata lì perché stiamo facendo un prequel e dobbiamo mostrarla si rischia il contagio. Il blocco di ghiaccio viene sfondato da un coso in computer grafica in una scena di un prevedibile pazzesco. Il disco volante si anima, è pieno di lucine colorate e ospita un mostro fatto al computer con la testa fluttuante che non fa paura e non fa neanche schifo. E tante altre cose del genere.

Senza contare che tutto ‘sto lavoro nell’unire i puntini e arrivare a mostrare le cose che abbiamo intravisto trent’anni fa è ben fatto, ma diventa surreale di fronte all’operazione dubbia che il film si rivela essere. Perché davvero si fa fatica a trovare credibile la storia ambientata il giorno prima ma che si sviluppa esattamente alla stessa maniera di quella ambientata il giorno dopo (strizzando anche l’occhio al film del ’51, per carità). Anche in un film che, trattando di un alieno mutante assimilante arrivato da solo su un disco volante che poteva contenerne cinquecento, non fa del realismo il suo punto forte. E fa anche un po’ ridere scoprire che i due superstiti del 1982 sono comparse (spoiler), dato che bisognava vendere il film agli americani, non potevi mica fare una roba tutta in norvegese sottotitolato e allora dentro i protagonisti Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton, che pure fan piacere, ma davvero paiono infilati a calci. Anche se va detto che perlomeno la barriera linguistica fra i personaggi diventa uno spunto interessante e sfruttato per aggiungere un po’ di paranoia al mucchio.

Al di là di tutto, la differenza vera fra i due film, quella che chiude tutto il cerchio, è di tono. La cosa di Carpenter puntava tutto su quella surreale atmosfera d’attesa, di non detto, di paranoia e anche un po’ di noia. Ogni tanto saltava fuori il mostro ed era un ammasso di carne, tentacoli, ossa e pezzetti vari gettati nel mucchio a cazzo di cane, che sanguinavano e urlavano rabbiosamente e si trasformavano in lente, bizzarre, assurde creature completamente fuori di testa. La cosa di van Heijningen all’inizio sembra quasi volerci anche provare, ma poi sbraca in un attimo e scatta la tradizionale cavalcata action-horror dal ritmo incessante e che ogni tanto prova a spaventarti facendo “buh”. E, intendiamoci, coi film tamarri di mostri mi diverto sempre, mi va benissimo, ed è tutto realizzato in maniera dignitosa, ma insomma, eh. Senza contare che tanto sono riusciti gli effetti più “fisici” (le prime apparizioni del mostro, l’autopsia) quanto sono la solita lucida roba inconsistente e piatta quelli che solo al computer potevano essere realizzati. Van Heijningen Jr. mostra tanto, mostra troppo, e ora della fine qualsiasi senso di dubbio e di disgusto è andato a farsi benedire, sei solo lì che guardi l’azione e il bordello, l’unico interesse residuo è per lo sterile unire i puntini fra i due film e l’unica emozione arriva da quell’aggiunta bonus in cui si replica al fotogramma l’avvio del vecchio film. Ma in effetti, alla fin fine, sta tutto lì: se si vuol fare il paragone con l’originale, sono solo e unicamente ossa rotte, anche se va comunque meglio che con gli altri due terrificanti remake di film di John Carpenter. Se t’accontenti di guardare una roba coi mostri che sfrutta in maniera appena decente un’idea sempre ganzissima e fa un lavoro assolutamente precisino, ma furbetto e senz’anima, nel suo essere prequel, beh, alla fine poteva andare peggio. Tipo che poteva non esserci Mary Elizabeth Winstead, lei e la sua bellezza che affascina e intriga senza essere strafiga.

Me l’ero perso al cinema e me lo sono guardato in DVD, in lingua originale, qualche giorno fa. Venerdì è uscito al cinema in Italia, e magari si stupiranno se il pubblico di riferimento passerà la mano perché ha già dato in qualche altra maniera. 

6 pensieri riguardo “La cosa (2011)”

  1. Visto qualche giorno fa.
    L'unica cosa che m'è piaciuta…

    Spoiler

    Spoiler!

    Spoiler!!!

    È stato fare il tifo per il cane che scappa alla fine. Che sapevo già che riusciva a scappare, come da inizio de “La Cosa”. Il che può rendere le proporzioni di quanto abbia gradito il resto. 😀

    Spoiler!!!

    Spoiler!

    Spoiler

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  2. Mah, mi sembra un filmetto che magari intrattiene, ma facilmente evitabile.
    Dalle mie parti non è proprio direttamente uscito, non penso mi sbatterò a recuperarlo in altro modo, ci sono altri film più interessanti da andare a pescare ^__^

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  3. Io vado contro corrente, a me il film non é dispiaciuto, certo non é un capolavoro come la Cosa di Carpenter con Kurt Russel, ma é comunque un film discreto, che si lascia guardare e consigliato ai fan del capolavoro di Carpenter

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  4. Ma neanche a me è dispiaciuto, l'ho guardato volentieri. Il problema è se fai il confronto diretto, magari guardandoli a breve distanza come ho fatto io, perché ne esce con le ossa rotte.

    E poi, ripeto, per me il problema vero è la natura dell'operazione, perché trovo proprio pigro e vigliacco nascondere un remake dietro la faccia di un prequel.

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  5. Io sono fra quelli che hanno già dato “in qualche altra maniera” ma non perchè non volevo vederlo al cinema ma proprio per il genere. L'horror bello ormai si conta davvero sulle dita di mezza mano e per di più monca…su 10 film pseudo horror che escono forse uno si salva per davvero e il resto sono cavolate o scopiazzature assurde.

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