Aliens – Scontro finale

Aliens (USA, 1986)
di James Cameron
con Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn, Paul Reiser, Lance Henriksen, Bill Paxton

Questo post fa parte della collana con cui sto disperatamente cercando di convincere anche quei quattro gatti che ancora mi seguono a smettere di farlo. Della serie fanno parte per esempio tutti i post in cui difendo roba indifendibile, o comunque odiata dal mondo intero, tipo Scontro tra titani o G.I. Joe, ma soprattutto Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. E, a proposito di Indy, se mai dovessi scrivere di Indiana Jones e il tempio maledetto, probabilmente, anche quel post sarebbe lieto di appartenere alla collana. I più attenti, o anche solo i miei amicici cui a suo tempo cascò l’occhio sulla discussione scatenata su Facebook dal mio aver dato quattro stelle al film (full disclosure: mi sono poi pentito, dovevano essere tre), avranno intuito che in questo post parlerò male dell’Aliens di James Cameron. Esatto. Smettete pure di leggere, se volete. Anche perché le prossime parole sono piuttosto pesanti: mi sono riguardato tutti e quattro i film della serie in Blu-ray e Aliens è quello che mi è piaciuto di meno. Ebbene sì, m’è morto un altro pezzo d’infanzia. Circolare, non c’è niente da vedere.

Il problema, chiaramente, è anche di aspettative. Aliens è uno di quei film che vengono sempre tirati fuori come esempi di seguiti pari, se non addirittura superiori, all’originale. Io stesso, che da ragazzetto adoravo Aliens, fino a due mesi fa ero un fiero sostenitore dell’idea: diverso, senza dubbio, ma altrettanto bello e riuscito. Fra l’altro, mettiamo subito le mani avanti: non sono di quelli che “Aliens è una merda perché ha completamente distrutto, negato e cancellato il primo film”. Figuriamoci, se c’è una cosa che mi affascina di ‘sta serie è proprio il fatto che, pur essendoci una coerenza narrativa, ogni episodio è stato dato a un regista diverso (esordiente o giù di lì, fra l’altro), che ha fatto tabula rasa sul passato e ha diretto Il Mio Alien. Il problema è un altro. È chiaro che, dopo aver riguardato un capolavoro insensato e senza tempo come il primo Alien, ti poni davanti al seguito “pari se non superiore all’originale” con una certa aspettativa. Un’aspettativa ben diversa da quella con cui ti poni poi di fronte ai due film successivi, insultati e bistrattati (anche eccessivamente, ne sei sempre stato convinto) per tanti e tanti anni. Ingiusto? Può essere, ma la faccenda non cambia di una virgola: Alien, quello di Ridley Scott, rivisto oggi è un film pazzesco. Aliens, quello di James Cameron, rivisto oggi, mbeh, mboh, mbah, è un film mostruosamente figlio dei suoi tempi, invecchiato malissimo, che puoi capire come mai all’epoca ebbe l’impatto che ha avuto e ti piacesse così tanto, ma oggi, mamma mia, quanto sta male dentro fuori e tutto attorno. Ed è una delusione, fortissima, anche se è pure un po’ colpa dell’edizione estesa (ne parliamo dopo) e anche se la scomparsa della “cavalcata mozzafiato” che ti ricordavi non è neanche troppo colpa sua, è più che altro figlia dei ritmi a cui il cinema d’azione ci ha abituati negli ultimi vent’anni. Però la faccenda rimane, ed è gravissima: nella visione a relativamente stretto giro di tempo, Aliens mi risulta il peggiore dei quattro. Vado a nascondermi.

Ora, capiamoci, non mi sognerei mai di dire che Aliens sia un brutto film, o che non abbia meriti talmente superiori a quelli della roba citata là in cima da rendere inutile anche solo parlarne. Dopo tutto questo tempo, ha ancora tanti aspetti che tengono benissimo il colpo. Quell’avvio così distaccato e straniante, il primo ingresso nella base e le singole scene d’incontro con gli alieni che, per i fatti loro, sono di grande atmosfera, il talento di Cameron nello sfruttare al massimo, e con grande ambizione, i mezzi a sua disposizione, certe immagini dalla potenza iconica che si sono stampate nella capoccia collettiva e reggono ancora oggi, con forse in testa la visita al nido della regina e lo scontro, ehm, finale (maledetta, bitch, come vi pare). Il lavoro sui suoni, poi: Aliens è il rumore dei marine spaziali che fanno fuoco, Aliens è il tup tup dei rilevatori di movimento, Aliens è i suoni della scazzottata finale, quasi del tutto priva di musiche e accompagnata da una cacofonia metallica e sibilante. Aliens è un film pieno di immagini che ti restano dentro e che ogni volta riguardi con gusto. Però.

Però Aliens è anche il film in cui la mania di Cameron per i suoi cacchio di personaggi archetipici sbraca oltre ogni limite (dai, facciamoci del male, diciamolo che Avatar non c’avrà quelle battutine ganze yeah Reagan di Aliens, ma è complessivamente scritto meglio). Ricordo che ai tempi di Alien Resurrection la gente si lamentava delle macchiette che Jean-Pierre Jeunet usa come protagonisti del suo film. E avevano le loro ragioni, per carità, ma con che coraggio una persona che mette sul piedistallo Aliens può lamentarsi di protagonisti-macchietta? I marine di Aliens non esistono, sono pura parodia, presa per il culo del machismo anni Ottanta (o, almeno, mi piace pensare sia così, perché se dietro quella scrittura deve esserci convinzione, beh, siamo a posto). Sono uno più ridicolo dell’altro e non è del resto un caso se fanno tutti una figura da deficienti e l’unico a sopravvivere è anche l’unico caratterizzato come un essere umano, invece che come una barzelletta con l’armatura addosso. Il problema è che una caratterizzazione del genere va bene in uno Starship Troopers, con Verhoeven che la butta sul ridere e sulla satira, non in un film che pretende di avere un’atmosfera inquietante: i marine la ammazzano completamente. E fra l’altro è un peccato, perché lì in mezzo c’è anche Ripley, l’unica veramente scritta, e scritta bene, in maniera interessante, con tanti spunti. E c’è pure un Bishop che avrebbe meritato più spazio. Solo che tutto quel che fanno o dicono di interessante viene seppellito dalle battute ganze. E vabbé, alla fine sono pure divertenti, non dico che non.

E in sostanza, cosa rimane? Un bel filmetto di mostri, con un paio di momenti molto belli, una regia che ti confeziona alcune scene d’azione dallo spessore innegabile, un adorabile Lance Henriksen e una Sigourney Weaver bravissima come al solito, anche nel cambiare registro rispetto al primo film e seguire con convinzione tutto l’evolversi della tematica “materna” (non a caso si beccò la nomination all’Oscar, evento piuttosto raro per un film del genere). Ma che ha anche momenti di una pacchianeria rara, qualche incoerenza di sceneggiatura “comoda” (tipo l’acido alieno che trapana le pareti ma se te lo becchi su un braccio bastano una benda e un po’ di pomata e va tutto a posto) e una scrittura dei personaggi invecchiata tanto quanto la maggior parte delle cose apparse al mondo negli anni immediatamente successivi al 1985. E che soprattutto non vale un’unghia dell’originale, con il quale fra l’altro si mette in competizione diretta per il modo in cui ne ricalca fondamentalmente la struttura, lo sviluppo e i momenti chiave, pur rileggendoli in una maniera totalmente diversa. Dopo averlo rivisto, all’idea di considerarlo alla pari o superiore al primo film, cosa di cui – ripeto – sono stato convinto per tanti anni, mi ride il culo, mi piange il cuore e mi assalgono i brividi. Addio.

L’ho guardato in Blu-ray, nella versione estesa del 1992, che aggiunge sostanzialmente mezz’ora di noia facendo più danni che altro. L’inserto sul pianeta nei minuti iniziali è pessimo. Nella versione originale, si arrivava sul pianeta senza avere la minima idea di cosa fosse successo, senza aver visto nulla, con in testa solo i ricordi del primo film. Quei pochi minuti aggiunti con comparse a caso rompono completamente il gusto del mistero. Discorso simile per tutta la parte con le torrette, che è se vogliamo un tentativo di acuire il senso di assedio e disperazione e aggiunge una spiegazione al comportamento degli alieni: mi sembra una spiegazione superflua, specie se poi il prezzo è il modo in cui il ritmo del film viene ammazzato. Di buono c’è che le torrette sono un’altra trovata dal discreto valore iconico, e infatti ce le troviamo dappertutto nei videogiochi. Mboh.

7 pensieri riguardo “Aliens – Scontro finale”

  1. Ah ecco allora non sono io ad essere pazzo… Ho visto i 4 Alien per la prima volta qualche mese fa e anche a me il secondo non ha fatto impazzire, proprio perché visto oggi non ha la stessa portata… il primo è ovviamente il migliore, e il 4 con l'idea dell'ibrido umano-alieno non l'ho trovato così male, almeno c'era un nemico nuovo e per certi versi meno letale, anche esteticamente azzecato…però la Weaver si vedeva fosse lì per contratto, sembrava come dovesse essere anonima apposta… Parlando di film bistrattati un po' in giro, hai visto Il Tredicesimo Piano? Io l'ho trovato piuttosto bello..

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  2. Magari non sei *solo* tu. 😀

    Il 4 ha delle belle idee, però a me, esteticamente, l'ibrido con l'occhio da Bambi non è mai piaciuto (anche se devo dire che a riguardarlo di recente m'è piaciuto di più). Sigourney secondo me è bravissima anche lì, e sì, secondo me doveva essere “anonima” apposta. Recita come se fosse uno degli alieni! 🙂

    Il tredicesimo piano l'ho visto al cinema ai tempi, ne ho un bel ricordo, ma sarcazzo.

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  3. ma se si guardano i film con la pigna nel culo sono tutti brutti. Ho visto gente che con eduard l mani di forbici faceva domande idiote, eduard mangia allora deve defecare, ma come fa a calarsi i pantaloni?

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  4. Il problema è che la pigna nel culo me l'ha messa il film mentre lo guardavo. Comunque non mi sembra di aver fatto osservazioni del genere, a parte magari la faccenda dell'acido, che comunque è marginale.

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