Men in Black III

Men in Black III (USA, 2012)
di Barry Sonnenfeld
con Will Smith, Josh Brolin, Tommy Lee Jones

Men in Black III è il blockbuster americano medio, quello di cui nessuno sentiva particolarmente il bisogno, che anzi molti avrebbero preferito non vedere mai (vuoi perché il primo episodio era ottimo per i fatti suoi, vuoi perché il secondo era pessimo per i fatti suoi) e che comunque tutti andranno lo stesso a guardare. E che non fa assolutamente schifo, anzi, ha una bella atmosfera stupidina, due o tre gag molto azzeccate, un paio di scene d’azione realizzate in maniera competente e addirittura uno spunto interessante sul finale, che dipinge un tratto malinconico e oserei quasi dire toccante sulla relazione fra J e K. Però si limita a questo, che magari è sufficiente, ma non è certo qualcosa in grado di elettrizzarti, farti divertire come un matto o uscire dal cinema esaltato e felice di aver speso i tuoi soldi. È un blockbuster medio.

Non saprei dire se o quanto sia peggio del primo Men in Black, perché quello l’ho visto solo al cinema a suo tempo, me lo ricordo a malapena e oltretutto ricordo anche che sì, mi aveva divertito, ma non ci avevo perso la testa. Diciamo che, per essere un nuovo episodio da dieci anni dopo, poteva andare peggissimo, che Josh Brolin che imita Tommy Lee Jones mi fa ammazzare dal ridere, che Griffin è un personaggio azzeccato, oserei quasi dire poetico, e che alcune delle solite gag da Men in Black sugli alieni che si nascondono fra di noi sono simpatiche. Il cattivo ha una sua certa presenza estetica piuttosto ganza, anche se gli hanno scritto delle battute inascoltabili, e tutta la faccenda dei viaggi nel tempo è gestita in modo decente, anche se ho l’impressione che sul finale sbrachi un po’ troppo. Ma insomma, siamo sempre lì, è una roba gradevole, non esaltante, con un paio di elementi che possono stupire rispetto alle aspettative onestamente non altissime con cui ti ci puoi avvicinare. Ma in fondo mica speravo di più.

Il film l’ho visto qua a Monaco, in lingua originale. Josh Brolin che parla come Tommy Lee Jones rappresenta un buon 90% dei motivi per cui il film mi ha divertito, quindi si può intuire cosa io pensi dell’idea di guardarlo doppiato in italiano. Ah, l’ho visto in 3D, perché le uniche proiezioni in 2D erano a orari per me poco accessibili. È una conversione in post produzione, e si vede per i soliti motivi per cui si vede: a tratti gli attori paiono dei sagomati di cartone e quando si parlano sembra che non si stiano guardando negli occhi. Detto questo, il modo di girare di Sonnenfeld, va detto, si presta non poco, e ci sono diversi momenti in cui il senso di profondità e di movimento non è affatto male. Perlomeno, se divertono queste cose. A me divertono.



[SPOILER SUL FINALE]








Riguardo allo sbracare sul finale, due cose. La prima: il film è basato sul fatto che con l’aggeggio per i viaggi nel tempo ti sposti fisicamente nel passato. In nessun momento ci viene detto che può essere usato in altro modo. Nel finale J si salva usandolo in maniera diversa senza che faccia qualcosa di diverso nello smaneggiare la macchinetta. In pratica riavvolge il tempo, si cura dalle ferite e affronta di nuovo la stessa situazione sapendo già cosa farà Boris. E oltretutto c’è un altro problema: Boris, che è saltato nel tempo con lui, non se ne rende conto e ripete le stesse azioni. Insomma, un pasticcio. La seconda: il film ci racconta che se cambi il passato non crei un futuro alternativo, ma modifichi un’unica linea temporale (Boris, andando indietro nel tempo e ammazzando K, modifica il futuro da cui arriva). Di conseguenza, il finale in cui K ammazza Boris dovrebbe negare completamente gli avvenimenti del film, dato che, se Boris muore lì, il Boris del futuro non esiste e il J del futuro non ha motivo di tornare indietro nel tempo. O, comunque, avrebbe bisogno di un motivo diverso per farlo e non avremmo visto il Boris del futuro far casino nel passato. E no, non è lo stesso tipo di paradosso che si vede in Terminator: lì il paradosso genera i presupposti per il viaggio, qui li nega. E no, non è lo stesso tipo di paradosso di Terminator II: lì il paradosso elimina una possibile causa per la nascita dei presupposti, che però possono nascere in mille altri modi, qui il paradosso uccide la “persona” su cui si basa l’intero viaggio nel tempo e che partecipa al viaggio nel tempo. Insomma, bah. Fra l’altro, forse, a darmi fastidio è soprattutto il fatto che entrambe le cose (1) erano evitabilissime e (2) se proprio ce le volevi mettere, potevi quantomeno contestualizzarmele con uno spiegone. Tanto non è che gli spiegoni manchino, in questo film, e ci vuole un attimo a tirar fuori una qualche teoria bislacca. Rimane comunque un bel finale toccante, quindi sticazzi.

6 pensieri riguardo “Men in Black III”

  1. In effetti non ci avevo pensato…devo ancora vedere terminator 2, però mi pare che la serie terminator applichi l'idea del viaggio nel tempo che c'è in una serie tv su gente su un'isola (evito spoiler che magari alcuni matti non l'hanno vista), mentre qui prima griffin dice che ci sono vari futuri alternativi, però quando Boris torna indietro nel tempo modifica il presente “vero”, non avrebbe dovuto modificare uno dei tanti?..mah

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  2. Sì, diciamo che l'impressione è che sia tutto un po' confusionario. Però, insomma, ci si passa sopra, anche perché non è certo un trattato scientifico o un film che si prende particolarmente sul serio.

    Il problema è più che altro “mio”, perché quelle due cose mi sono saltate particolarmente all'occhio. E, come dicevo, il problema forse è che si tratta di due cose non necessarie: il combattimento l'han voluto risolvere con quella figata, potevano inventarsene un'altra, e che ci voleva a dire “non farlo, tanto ormai è tutto a posto” sul finale?

    O, certo, potevano infilarmi due battute per spiegare queste incongruenze con qualche supercazzola. 😀

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  3. Bel film, mi è piaciuto abbastanza. L'unica cosa che mi ha convinto poco è il personaggio che provoca il “cambiamento” in K: è troppo poco caratterizzato e la relazione con lui è secondo me troppo poco approfondita per cambiare di così tanto la personalità di K.

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