Alien


Alien (USA, 1979)
di Ridley Scott
con Sigourney Weaver, Tom Skerritt, Ian Holm, John Hurt

La prima volta che ho guardato Alien doveva essere da qualche parte verso la fine degli anni Ottanta, perché ricordo chiaramente che per me era “il film ambientato prima di Aliens“. Che altro ricordo, da quella prima volta? La sensazione di un film decisamente più lento e meno gasante di quell’altro, l’immagine di questo strano computer che controllava l’astronave e con cui andavano a parlare, la scena disgustosa in cui viene fatto a pezzi l’androide che non è buono e ganzo come Bishop. Basta. Poi l’ho visto tante altre volte, e ho imparato ad amarlo alla follia (lui e il suo poster che era fra i miei preferiti dei centomila attaccati in casa), ma all’epoca, per un ragazzino degli anni ottanta che giocava ricreandosi nella testa le scene del seguito di Jim Cameron, il primo Alien era quantomeno un film strano. Oggi, invece, com’è riguardare Alien, nello splendore del Blu-ray firmato e controfirmato da Ridley Scott stesso? Un’esperienza mistica, di quelle che ti lasciano senza parole e poi vuoi provare a spiegarla in un post ma ti senti inadeguato.

La cosa forse più straniante, anche magari figlia del restauro e della visione in accaddì, sta nel trovarmi davanti a un film che non è invecchiato di una virgola. Sì, ok, c’è la tecnologia che ci si immaginava futuristica negli anni Settanta e c’è qualche effetto speciale con le rughe (mai come la CG degli anni Novanta o le pettinature e i vestiti degli anni Ottanta, comunque), ma nel complesso sembra di stare guardando un film girato l’altro ieri. E, incidentalmente, diretto da un regista fuori della grazia di Dio, come Ridley Scott era a inizio carriera, prima che gli si consumassero i neuroni e tornasse sul Pianeta Terra. Alien non mostra per nulla i suoi anni, funziona oggi come funzionava allora, e l’aspetto forse più impressionante sta nel fatto che funziona nonostante in questi trent’anni e passa i cinque film successivi, i fumetti, i libri, i videogiochi e un po’ tutte quelle opere che da Alien sono state influenzate abbiano fatto di tutto per rompere il giocattolo. Oggi guardi Alien e non solo sai tutto quel che accadrà perché l’hai visto mille volte, ma hai anche addosso l’effetto anestetizzante di aver guardato mille altri film di mostri dalla struttura simile e di aver subito la completa smitizzazione dell’alieno di Giger per mano di chiunque ce l’abbia messa, la mano.

Eppure, cazzo, parte il film e nel giro di due secondi sei lì, sulla Nostromo, hai dimenticato tutto e vieni avvolto. E anche se sai che quello morirà in quel modo, che nel tunnel succederà quella cosa, che non c’è scampo o quasi, le budella si stringono lo stesso. La prima metà di film è una macchina mostruosamente perfetta, che rimane ancorata ai suoi ritmi con una calma ormai micidialmente fuori dal tempo e crea una tensione pazzesca. Il risveglio, i dubbi, la discesa sul pianeta, la mostruosa scoperta, il parto e via fino a quella prima uccisione dall’alto, che sembra non dover arrivare mai e che ti fa davvero arricciare ogni singola cellula del corpo. Poi un po’ la tensione si scioglie, per modo di dire, il non visto inizia a mostrarsi, forse a mostrarsi anche un po’ troppo, e pian piano si procede verso un finale comunque meraviglioso, passando fra l’altro per un’ulteriore splendida scena come quella di Tom Skerritt infilato nei tunnel. E una volta giunto alla fine, dopo che per l’ennesima volta il miglior Ridley di sempre (o giù di lì) ti ha strapazzato da capo a piedi, rimani stordito da un capolavoro veramente senza tempo e in grado di splendere ancora fortissimo, chiedendoti che razza di impatto dovesse avere, nelle sale, in quel 1979. Il primo Alien  è una roba veramente fuori dal mondo e rispetto ai tre seguiti pratica semplicemente uno sport diverso.

Ho guardato la versione estesa smaneggiata da Ridley Scott nel 2003, che a conti fatti contiene una serie di cambi marginali e la famosa scena degli imbozzolati. Scena anche interessante, ma che sembra veramente appiccicata sopra con lo sputo, neanche fosse un inserto pubblicitario, e rompe completamente il ritmo di quella fuga finale. Ma insomma, si tratta di danni relativi. 

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4 pensieri su “Alien”

  1. Io ho amato alla follia il primo e lo considero superiore al secondo a discapito di quanto dicano i più. Il perfetto mix di fantascienza ed Horror, sicuramente il migiore del suo genere.

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