Friday Night Lights: A Town, a Team, and a Dream

Friday Night Lights: A Town, a Team, and a Dream (USA, 1990)
di H. G. Bissinger

È forse un po’ strano mettersi a leggere Friday Night Lights vent’anni dopo l’uscita, ma soprattutto dopo aver guardato con amore e devozione il film di Peter Berg e la strepitosa serie televisiva. Oppure è una cosa normale, perché tutto sommato non è così banale, per un lettore italiano, mettere le mani su un libro americano dedicato a un’annata di football di una squadra liceale dispersa nel profondo Texas. Anche se in realtà il libro di Bissinger (uno che ha vinto il Pulitzer, mica pizza e fichi) parla anche molto, moltissimo d’altro. Friday Night Lights è soprattutto un micidiale spaccato sulla vita di una cittadina americana che trova unico sfogo umano nello sport praticato dai suoi ragazzi. Racconta dell’ascesa economica di una regione e delle conseguenze che il successivo crollo possono generare. Parla di razzismo, stupidità, amicizia, devozione, famiglia, religione e tutte quelle belle e brutte cosette che ruotano attorno alla vita.

Leggerlo regala sensazioni diverse da quelle del film e del telefilm che ha generato, perché l’approfondimento è più ricco e di stampo giornalistico, perché l’indagine va a scavare nelle motivazioni sociali, politiche, economiche dietro a ciò che accade, dando spessore a tematiche magari solo accennate nel telefilm. E finisce così per diventare, paradossalmente, un corollario irrinunciabile alla visione, una lettura imperdibile per chiunque abbia amato quelle immagini e voglia approfondirne il discorso. Nel procedere al contrario, poi, ci si rende conto di quanto abbia avuto senso, nel 2006, dare inizio alla serie televisiva. Che, al contrario del film dedicato alle vicende di Odessa, recupera solo il soggetto e racconta di un’altra città fittizia, ma va a pescare innumerevoli spunti e fili narrativi per forza di cose ignorati dalla pellicola. Quasi tutto ciò che accade nel telefilm, tolta quella brutta svolta che sappiamo della seconda stagione, trova riscontro negli avvenimenti narrati dal libro, dove però c’è una maggiore attenzione ai dettagli, ad elementi di secondo piano e a tutto quanto ci si era abituati a non vedere.

Poi, certo, oltre a tutto questo, di fondo, rimane anche lo struggente racconto delle vicende umane di questi ragazzini che si portano sulle spalle tutto il peso del mondo, che trascinano in groppa con le loro immature forze il destino di una città allo sfascio e distrutta dalla propria ingenuità. Buzz Bissinger ha trascorso un’intera stagione al seguito della squadra, stringendo amicizie, frequentando persone e raccontando gli eventi attraverso il filtro dei suoi occhi, da giornalista che vuole approfondire, certo, ma anche e soprattutto da essere umano sempre più emotivamente coinvolto. Questo, insieme a tutto quanto detto sopra e alle storte fotografie che appaiono di qua e di là, rende Friday Night Lights una lettura essenziale. Non solo per i fan delle sue versioni in movimento, che davvero non hanno scuse. Non solo per gli appassionati di sport americano e i curiosi di una cultura che la colonizzazione mediatica ci spinge a considerare vicina ma che in fondo rimane molto lontana. Proprio in generale, per chi ha voglia di leggere un bel libro, interessante, toccante, davvero scritto come si deve.

A margine, segnalo che Bissinger ha da poco pubblicato fra i Byliner di Kindle una specie di seguito, dal titolo After Friday Night Lights: When the Games Ended, Real Life Began. An Unlikely Love Story. Ne parliamo un’altra volta, ché devo ancora leggerlo.

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