Hot fuzz


Hot Fuzz (UK/Francia/USA, 2007)
di Edgar Wright
con Simon Pegg, Nick Frost e un sacco di attori inglesi

In casa Maderna c’è un amore violentissimo per Shaun of the Dead o, se preferite (ma non credo), L’alba dei morti dementi. Sarà che qua c’è un grande amore anche per le storie di morti che camminano, per carità, ma il primo film di Edgar Wright ci ha messo veramente cinque minuti a finire nel gruppone dei miei preferiti di sempre, grazie a quello splendido e forse non replicabile equilibrio fra omaggio, parodia e contemporanea totale appartenenza a un genere molto specifico, con addirittura una certa voglia di reinventarlo almeno in parte e la sensazione di pieno successo. Hot Fuzz è sostanzialmente un tentativo di applicare la stessa manovra al poliziesco macho, action e sborone, ed è un altro film adorabile, per quanto forse non altrettanto riuscito. E che, in tutta franchezza, ho trovato pure un po’ stancante e prolisso nella sua seconda metà, quando l’azione si scatena in maniera roboante.

L’avvio è strepitoso e mostra anche l’evoluzione di un Edgar Wright già tecnicamente notevole nel precedente film e che qui prosegue il suo percorso verso quel tripudio d’immagini che sarà poi Scott Pilgrim vs. The World. Tutto Hot Fuzz è raccontato attraverso gli occhi del suo protagonista e del suo modo d’essere e pensare, con uno stile della narrazione per immagini che si modifica mano a mano che Nicholas Angel si fa pian piano trasformare dalla sua amicizia con il collega Danny. Sotto questo punto di vista, e in generale nella padronanza con cui Wright mostra di maneggiare il genere action, Hot Fuzz è davvero difficile da criticare. Più in generale, l’elemento comico, di presa in giro degli stereotipi ma pure di evidente e passionale omaggio alle sparatorie selvagge e senza senso, funziona a meraviglia, grazie anche a due protagonisti in forma strepitosa e dall’affiatamento senza limiti.

Il problema è che Hot Fuzz mi sembra fallisca un po’ nel voler anche essere il genere di film che omaggia e prende per il culo, ovvero nella geniale manovra tanto bene riuscita a Shaun of the Dead. Tutta la parte finale, per quanto tecnicamente ben fatta, è un continuo prendere in giro e citare questa o quella sparatoria, e Wright si mette pure a fare le prove per il suo film successivo infilandoci dentro qualche effetto sonoro da videogioco, ma non si respira mai, nemmeno per un secondo, il trasporto, il senso epico e di violenza, o anche solo il puro gasamento che un buon film di quelli macho che piacciono a noi dovrebbe regalarti. Si ride di gusto, ci si gode il manico del regista, si saltella sulla sedia notando questo e quell’omaggio, ma non scompare mai, neanche per un attimo, la sensazione di stare guardando una commedia che sfotte i film d’azione. E invece, Shaun of the Dead ci riusciva davvero bene, in certi momenti, a colpirti nello stomaco urlando fortissimo “guarda che comunque io un film horror lo sono per davvero”. Di fondo, la differenza sta tutta qui. Poi, che Hot Fuzz sia comunque divertente e piacevolissimo, per carità, non lo nega nessuno.

Non l’ho visto al cinema nel 2007 perché, mboh, probabilmente già facevo lo snob sui film doppiati. L’ho recuperato solo adesso, dopo aver pescato il Blu-ray da un cestone del Mediamarkt. I Blu-ray tedeschi hanno la copertina double face, così, se vuoi, puoi girarla e avere l’immagine bella pulita senza l’anti estetico visto censura che si usa da queste parti. Che brava gente.

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