I guardiani del destino


The Adjustment Bureau (USA, 2011)
di George Nolfi
con Matt Damon, Emily Blunt, Anthony Mackie, John Slattery, Terence Stamp

I guardiani del destino rappresenta l’esordio alla regia di George Nolfi, uno la cui carriera è principalmente quella di sceneggiatore (fra i suoi lavori Ocean’s Twelve, The Bourne Ultimatum e The Last Stand, imminente prima prova “occidentale” di Jee-woon Kim con un ritorno a gran protagonista di Arnold Schwarzenegger). E probabilmente proprio la sua formazione più da scrittore che da regista è il principale limite di un film che ogni tanto si fa un po’ troppo prendere dalla necessita di spiegare ogni minimo dettaglio e a cui forse manca dietro la macchina da presa una personalità maggiore. Nonostante questo, però, e nonostante un finale che appare un po’ frettoloso e pasticciato – ma, del resto, è la classica storia che puoi concludere solo con una deprimente sconfitta o con una svolta di questo genere – I guardiani del destino è davvero un bel film, micidialmente romantico, intrigante nello spunto, delizioso nella scrittura.

Più che il thrilling del tutto sommato piatto fuggi-fuggi da una porta all’altra che caratterizza la parte conclusiva (e in cui un Nolfi al contrario eccellente nei momenti più di narrazione pare essere poco a suo agio), è un fortissimo romanticismo a muovere il racconto dall’inizio alla fine. La forza incontenibile dell’amore che si scatena fra David ed Elise, spingendoli a lottare contro il destino e chi ne tira i fili, arrivando a sfidare perfino Dio, o comunque si voglia chiamare il CEO dell’azienda preposta a farci rovesciare le tazze di caffè sui pantaloni. Matt Damon ed Emily Blunt sono bravissimi, soprattutto lei, aiutati anche da due personaggi ben scritti e di cui è fin troppo facile innamorarsi, ma pure il resto del cast funziona, anche se John Slattery non pare sforzarsi troppo per staccarsi dal suo solito Roger Sterling.

E insomma, detto che si tratta dell’ennesimo film in cui a cercare fedeltà assoluta al modello originale di Philip K. Dick si finisce probabilmente malissimo, I guardiani del destino è stato davvero una piacevole sorpresa. Una storia d’amore a tutti i costi prima che qualsiasi altra cosa, ben raccontata soprattutto in ciò che conta. La scintilla fra i due protagonisti è immediata e fortissima, e il loro continuo rincorrersi improbabile e figlio del destino funziona soprattutto perché ben illustrato nelle piccole cose, nei dettagli che rendono tutto naturale senza bisogno di stare a mostrare ogni momento della loro storia. O, perlomeno, in questo, con me, ha funzionato benissimo e ha reso naturale e appassionante tutto il resto, che è pura conseguenza.

Il film l’ho visto l’altra sera in DVD, perché m’è uscito al cinema nel bel mezzo del trasferimento da Milano a Monaco e non c’era proprio modo. Si vede che i piani del Chairman volevano andasse così. Un bel meh al titolo italiano, banalotto otto otto, ma insomma, pazienza. Tutto da gustare l’accento ganassa sfoggiato da Matt Dmon, comunque. In ogni caso temo questo film rimarrà per sempre il film che m’ha permesso di distrarmi piacevolmente un paio d’ore dalla preoccupazione di sapere il mio micetto rinchiuso in clinica a farsi curare. Niente panico: sembra stare bene. 🙂

6 pensieri riguardo “I guardiani del destino”

  1. Matt Damon è odioso, ha una faccia da culo allucinante, se al suo posto ci mettevano tom cruise, bale, di caprio, gosling era molto meglio. Ma non solo in questo, in qualsiasi dei suoi film, tranne in quello con scorseze dove faceva la merda umana e la faccia era giusta per quella parte

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  2. Hahahahah, non la conosco ma mi fido. Comunque vorrei sottolineare che Ethan Hawke mi sta sui maroni “a pelle”, non per questo lo ritengo un pessimo attore. Fra l'altro sono un grande fan di Gattaca. 🙂

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