The Woman in Black

The Woman in Black (UK, 2012)
di James Watkins
con Harry Potter, Liz White

Il mio problema nel guardare un film come The Woman in Black è che le storie di fantasmi non mi fanno impressione. Certo, un “buh” improvviso e ben piazzato mi fa sempre sobbalzare sulla poltrona e riconosco a pelle un buon lavoro nell’accumulare tensione, ma la tematica dei morti non troppo morti, è inutile, mi lascia indifferente. Sarà perché non credo molto nell’aldilà? Può essere, sta di fatto che, per me, L’esorcista è un bellissimo film drammatico che mi fa patire per le sfighe di quella povera bambina. E The Woman in Black non mi fa paura, non me ne ha fatta fin dal trailer che certe persone mi avevano venduto come spaventosissimo e me ne ha fatta molta poca mentre mi guardavo il film assieme a una decina di altri temerari tedeschi chiusi in sala in tarda serata. Gli unici veri brividi li ho provati nei primi minuti, quando ho visto apparire il logo Hammer e quando mi sono reso conto di che cos’era che mi sembrava tanto strano: non c’avevo addosso gli occhialetti 3D. Questo, però, non significa che non sia un film spaventoso.

Anzi, probabilmente, se sei uno che patisce le storie di fantasmi (e di carillon inquietanti che suonano quando meno te l’aspetti), qua c’è un’ora buona di cacarsi sotto bello potente. Il corpo centrale della storia vede un Daniel Radcliffe barbutello – e che mi sembra si stia trasformando in Robert Pattinson – impegnato a tenersi sulle spalle tre quarti d’ora di film tutto da solo. Lui, i lugubri silenzi di una casa infestata e il giocherellare con gli stereotipi del’horror di un James Watkins davvero bravo (mi dicono benissimo di Eden Lake, ma non l’ho visto: merita?). Tre quarti d’ora con neanche mezzo dialogo, tutti fatti d’atmosfera subdola, splendido lavoro sulle scenografie che compongono una casa agghiacciante e spaventelli improvvisi, senza neanche strafare con gli “SBRAM” musicali e giocando invece molto sull’aspetta aspetta che adesso arriva il botto eccolo eccolo eccolo e invece no. Praticamente è come Cast Away, ma senza Wilson. E con un protagonista che non sarà Tom Hanks ma fa la sua porca figura nel ruolo del giovane babbo rincoglionito dalla tragedia che c’ha le visioni e deve tenere in piedi il film con le sue faccette perplesse e spaventate. Al resto ci pensano i classici musi di contorno perfettamente scolpiti e un finale che m’ha fatto venire in mente quello di The Ring ma è lodevole per il modo in cui mescola una vena vagamente consolatoria con un lieto fine manco per il cazzo.

Il film l’ho visto un paio di settimane qua, qui a Monaco, ma poi me ne sono andato in Italia e quasi me ne dimenticavo. In lingua originale c’ha il suo perché, con tutti quei begli accenti da gente inglese, ma va pur detto che la parte interessante del film è quella in cui non parla nessuno. Stasera non vado a vedermi Battleship perché la presenza dei due manzi da telefilm richiede che io attenda di poterci andare accompagnato dalla signora, oggi in trasferta di lavoro. Mi consolerò andando a seguire le vicende di Liam Neeson che tira le pizze in faccia ai lupi.

5 pensieri riguardo “The Woman in Black”

  1. Ce l'ho lì da vedere da qualche giorno, ma mi vien tristezza perché ne sto leggendo malissimo ovunque.
    Comunque, c'è da dire che di tutto il cast di Harry Potter Daniel Radcliffe era il peggiore e reggere un film tutto da solo… beh. A livelli di Robert Pattinson che in Bel Ami si porta a letto Uma Thurman e Christina Ricci. Momenti di terrore puro.

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  2. Mah, mi chiedo come se ne possa addirittura scrivere *malissimo*, a me sembra un horror onesto, ben fatto, che magari non dice nulla di nuovo ma fa il suo dovere. E, ripeto, se le storie di fantasmi mi facessero paura penso mi sarei cacato sotto non poco.

    Comunque, se vuoi leggere recensioni positive:
    Roger Ebert
    I 400 calci

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  3. Qui c'è sicuramente il fatto (che non lo fa piacere a molti per partito preso) che per tantissimi ormai Radcliffe è e rimarrà per sempre Harry Potter, ma non è così. Insomma Jonny Noxville era uno del grande fratello americano, eppure non è finito a fare buona domenica 😀

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  4. Dopo anni di frequentazioni horror non sono più facilmente impressionabile, però se la storia e ben scritta e il film ben diretto, pellicole come The Others, 1921: il mistero di Rookford e simili mi piacciono più di tanti horror “ad effetto”.
    Quindi una chance gliela darò a prescindere.
    Intanto mi vado a leggere le recensioni ai link che hai messo, grazie!!

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  5. Visto al cinema e devo dire che si tratta di un pseudo thriller (horror poco su) fatto abbastanza bene. L'atmosfera è quella più riuscita sinceramente benchè storia e recitazione non è che facciano gridare al miracolo. Un filmetto ben guardabile di certo nulla di cosi esaltante come magari si sperava.

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