Prometheus e la bava

Uno si distrae un attimo per fare un salto in piscina a prendere il sole (a proposito, ieri e stamattina qua a Monaco era nettamente estate, pantaloncini e maglietta, abbronzatura, piscina all’aperto, sudore, mentre adesso è improvvisamente autunno. Le gioie della vita bavarese) ed ecco che gli salta fuori un nuovo, ganzissimo trailer di Prometheus, tutto pieno di cose emozionanti, di gente che dice cose che sottintendono altre cose, di strizzatine d’occhio, di corridoi organici, di alieni giganti che fanno cose e pilotano astronavi, di gente che tocca bave appiccicose e di paletti piantati per terra dove un giorno ci saranno uova. Posso essere ufficialmente gasato per ‘sto film? Eh, posso?

Waiting for the season finale of The Walking Dead.

The Last Express su iOS

Mentre passavo l’aspirapolvere, Jordan Mechner ha annunciato sul suo sito che la bella gente di DotEmu è al lavoro – da un pezzo, a quanto pare – su una conversione per trabiccoli iOS del capolavoro The Last Express. Tutti in piazza a fare i caroselli. Se non sapete cosa sia The Last Express è abbastanza normale, considerando quanto poco ha venduto, comunque potete rimediare comprandovelo su Good old Games e/o andandovi ad ascoltare l’episodio di Outcast in cui ne abbiamo chiacchierato. Sta a questo indirizzo qui.

Questa cosa l’avrei scritta volentieri per il nuovo Outcast (BELLISSIMO sito che mi preme segnalarvi di andare a visitare a questo indirizzo qua), ma stavo appunto passando l’aspirapolvere e ci ha pensato Alez. Mi segnalano fra l’altro dalla regia che è stata annunciata anche una versione mobile di Little Big Adventure, questa fra l’altro non solo per iOS ma anche per Android. Viva la vecchiaia!

Sono vivo!

Ma sono anche jetlaggato, oltre che stra carico di lavoro. Prevedibilmente, il rientro dalla GDC mi sta sommergendo, un po’ perché ho miliardi di articoli da scrivere, un po’ perché ci sono cinquantamila cose da mettere apposto su Outcast. Conseguentemente sto trascurando il blog. Capita. Colgo l’occasione, visto che ieri oggi tutti celebrano i dieci anni dall’uscita europea di Xbox, per segnalare che io ho invece celebrato a suo tempo i dieci anni dall’uscita americana. In questo post qui.

Che poi avrei un po’ di cose delle quali mi piacerebbe scrivere, tipo John Carter e Chronicle, ma, oh.

The Walking Dead 02X12: "In 14 in una casa"


The Walking Dead 02X12: “Better Angels” (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman
episodio diretto da Guy Ferland
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal

In questo post faccio spoiler sul finale dell’episodio (così ci leviamo il pensiero)

E insomma, finalmente ci siamo arrivati. Al momento chiave che aspettavamo. Anche se, devo dire, quando è cominciato, per un po’ mi ero quasi convinto che sarebbe stata l’ennesima volta in cui “sembrava che” e invece no. E invece sì. Shane è giunto all’atteso capolinea, in un momento che in parte, per dialoghi e avvenimenti, ha richiamato l’equivalente scena del fumetto e in parte l’ha rigirata un po’, ma che il suo bell’impatto ce l’ha avuto eccome, con un crescendo ben costruito, con l’ennesima morte buttata lì e poi spazzata via in un attimo, perché altro bordello sta per arrivare, con quel finale mozzato a far presagire grandi cose per la chiusura di stagione. E vogliamo dirlo, che ormai appare abbastanza scontato che quell’altro gruppo di persone delle quali si parla da qualche episodio sarà probabilmente la comunità del Governatore? Dai, diciamolo, e diciamo che c’ho la fotta per la terza stagione. 
Diciamo anche, però, che le considerazioni “esterne” faccio un po’ fatica a levarmele dalla testa. Che qualche tempo fa avevo letto un’intervista in cui Robert Kirkman fantasticava di quanto sarebbe stato ganzo avere anche Shane alle prese col Governatore. Che Jon Bernthal, si sapeva, era in trattative per un ruolo da protagonista nella nuova serie con le mani in pasta di Frank Darabont. E che, insomma, magari la scelta di farlo fuori qui è stata un po’ improvvisata. Vai a saperlo con certezza, ma soprattutto anche chissenefrega, visto che in fondo, nel bene e nel male, quasi tutti i telefilm finiscono per scegliere strade narrative dettate da condizioni esterne. Senza contare che magari Kirkman depistava: in fondo, l’anno scorso, si parlava di Amy come di un personaggio che avrebbe fatto parecchie cose, e poi ops.
Comunque, in generale, altro episodio davvero riuscito, con quel bel montaggio alternato iniziale di cordoglio per il caro Dale e poi quella musica che adoro a inserirsi come sempre in maniera meravigliosa. Con ancora una volta tante piccole cose messe lì al posto giusto (il bello scambio fra Rick e Daryl sotto il portico, per dire). Con T-Dog che improvvisamente ricomincia a parlare e a fare cose, senza rendersi conto che così facendo sta firmando la sua condanna a morte (del resto, dopo aver ammazzato due pezzi da novanta, dovranno pur far fuori anche qualcuno che non conta nulla, o vogliamo rimanere senza protagonisti?). E poi Daryl che mette in mostra le sue skill da Giovane Marmotta, Glenn che riscopre di avere le palle e via via fino al gran bel finale. E al trailer del prossimo episodio che gasa. Oh, ma che bello.

Considerazione casuale e del tutto gratuita: incredibile, non hanno svelato il finale dell’episodio nel titolo della versione italiana. Sarà stato un errore, dai.

The Walking Dead 02X11: "La sentenza"


The Walking Dead 02X11: “Judge, Jury, Executioner” (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman
episodio diretto da Greg Nicotero
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Jeffrey DeMunn, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden

Una cosa che mi sta affascinando non poco di The Walking Dead è il modo in cui un sacco di gente reagisce e si rapporta in maniera diversa ai vari personaggi e ai loro comportamenti. C’è chi ritiene Rick senza palle e sta dalla parte di Shane, pensando che in quel contesto lui sia l’unico a fare sempre la scelta giusta, per quanto magari difficile. C’è chi la vede in maniera opposta. C’è chi non sopporta un singolo personaggio e chi li apprezza più o meno tutti. Io, boh, non è che mi ponga troppo il problema di chi abbia ragione o chi abbia torto, un po’ perché non ho la pretesa di pensare che in una situazione così assurda sarei in grado di fare quel che “da fuori” mi sembra giusto, un po’ perché mi sa che me ne starei rannicchiato in disparte a lavare i piatti e aspettare di scoprire cosa decidono di fare gli altri. Tipo quel certo personaggio che da circa dieci puntate è stato talmente ridotto al rango di tappezzeria che nemmeno lo voglio nominare. E, a proposito di simpatia e antipatia, un personaggio che divide abbastanza è quello nell’immagine qua sopra. A me piace. Mi piace il personaggio, mi piace l’attore, mi piace il fatto che si metta lì e provi a difendere con forza il suo punto di vista, e questo a prescindere poi dal mio essere o meno d’accordo con quel punto di vista. Probabilmente nel mio gradirlo c’è anche il fatto di averlo apprezzato nel fumetto, anche se lì, ormai, è storia passata da un pezzo, e fatico a ricordarmi se e come il personaggio fosse diverso.

Occhio, spoiler di poco conto

Comunque, questo episodio è stato dedicato pesantemente a Dale, che ha provato a fare da coscienza del gruppo e se n’è andato in giro, da una parte all’altra della fattoria, cercando di convincere del suo punto di vista tutti quanti. Fallendo abbastanza, per altro, anche se col paradosso di essere riuscito a tirare dalla sua parte proprio Andrea e, in un certo senso quasi anche Shane, vale a dire i due meno probabili. A questo è stata dedicata interamente la puntata, immagino per lo scorno di chi non sopporta lui e le sue prediche, in maniera al contrario molto riuscita dal mio punto di vista. Mi è piaciuto vederlo trottare in giro per mostrarci attraverso i suoi occhi il punto di vista dei vari personaggi. Mi è piaciuto il modo in cui le ha provate tutte, prendendosi i pesci in faccia e poi sbroccando. Insomma, una bella puntata, scritta bene, con un degno crescendo, anche se col senno di poi un po’ troppo palesemente montata ad arte in previsione del finale.

Fine dello spoiler di poco conto

A margine di tutto, un’altra cosa che sto apprezzando è il modo in cui la serie ha il coraggio di mettere in scena una banda di personaggi piuttosto difficile da apprezzare fino in fondo. È chiaro che dipende pure un po’ dallo spettatore, e si tratta sempre di una linea di confine piuttosto sottile (l’ho già detto che ho smesso di seguire Lost anche perché non reggevo i personaggi e non me ne fregava nulla del loro destino?), ma l’idea che in una situazione talmente al limite venga fuori il peggio della gente mi sembra piuttosto credibile. Soprattutto se il peggio non è solo “uomo che sclera e diventa un barbaro stile Ken il guerriero“, ma anche semplicemente gente che si fa un sacco di paranoie nei rapporti con le altre persone, presunti cani alfa che si scoprono in realtà assai privi di testosterone, personaggi che cambiano anche pesantemente il loro modo di essere e gente che si scopre di una meschinità senza fondo. E in questo, l’evoluzione della famiglia Grimes mi pare esemplare. Rick continua ad essere il padre di famiglia che vorrebbe fare il leader cazzutto ma, a conti fatti, è soprattutto un paparino che, per quanto provi ad essere badass, quando arriva al dunque è interessato solo a moglie e figlio. Lori è Vermilinguo. Carl sta diventando quell’agghiacciante mix di ingenuità, stupidità fanciullesca, disillusione, passiva amoralità che è anche nei fumetti, che mi sembra credibile per un bimbo in quella situazione e che lo rende tanto insopportabile quanto interessante.

Occhio, grosso spoiler sul finale dell’episodio

E poi ci sono queste cose qui, che accadono all’improvviso e ti prendono per il culo. Sarà che ero coinvolto dall’episodio, sarà che Dale, ripeto, mi piace(va), sarà anche che sono stati molto bravi a comporre la scena, ma questo finale mi ha colpito come un sasso. La base è che mi hanno ammazzato un personaggio che apprezzavo, e mi rendo conto che questa cosa può non essere condivisa e, anzi, ci sia gente che è corsa in strada a fare i caroselli. Però, al di là delle preferenze, ho trovato la cosa molto ben costruita, se vogliamo anche per motivi “meta”. Intanto, per il modo in cui la scena si stava sviluppando, davo ormai per scontato che si sarebbe salvato: troppo tempo lì a combattere, a far vedere gli altri che arrivano, ad allungare la cosa perché così i soccorsi ce la fanno, e poi STRAP. Caspita. In più c’è sempre il fatto che le merde si divertono a prendere per il culo chi ha letto il fumetto, fra gente che sarebbe dovuta essere morta da tempo (non lo dico, dai), gente morta esattamente quando avrebbe dovuto (Amy) e un po’ di gente morta che nel fumetto è invece campata ben più a lungo, regalando anche cose molto interessanti che in televisione non vedremo mai (Otis e Dale, per esempio, ma pure Sophia, che per inciso nei fumetti ancora non schiatta). E insomma, io alla fine ci sono rimasto di sasso ed ero tutto gasato. Gran bella puntata, serie sempre più convincente.

La puntata l’ho vista a San Francisco, lunedì sera, dopo aver lasciato iTunes in download tutto il giorno causa connessione ballerina dell’albergo. Ne scrivo adesso perché in viaggio non ho avuto tempo di farlo e perché così mi è stato richiesto dai simpatici lettori del blog.

In viaggio con un primate

Era lo scorso agosto, più o meno a metà della stressante settimana di Gamescom a Colonia. Stavamo tutti accasciati in giro per l’appartamento, intenti a scribacchiare, preparare articoli, mangiare pezzi a caso di pizze assemblate con ingredienti altrettanto a caso. Al mio capezzale giaceva Fotone: ci stavamo dividendo proprio una di quelle pizze. Una di quelle extra, aggiunte all’ordine così, tanto per abbondare e tenerci leggeri. In quel momento passa il Solettone, si chiacchiera un po’, e poi mi scaturisce dal cuore – uscendo da chissà quale orifizio – un tanto spontaneo quanto raro “grazie”. Grazie perché, sostanzialmente, sono stato a tre GDC e a due GDC Europe, e senza di lui non ci sarei andato. Sole sgrana gli occhi, incassa il colpo, si gode il momento e si allontana per non rovinarlo. Ecco, questo è, per me, la GDC. Una roba che grazie. E domani ci torno, assieme a un Fotone con addosso una maschera pelosa, perché io e lui abbiamo deciso che ci dovevamo andare, dando retta a questo e quel motivo assolutamente ragionevole, ma soprattutto al cuore.
E così Fotone ha preso e mi ha raggiunto a Monaco, prendendo lu postale sulla nazionale per Roma, poi un volo del monopolio Lufthansa, poi riuscendo a non sbagliare una virgola delle istruzioni che gli avevo mandato in mail e raggiungendomi a casetta a Monaco. Perché comunque costava meno. Ho scritto questo post durante il secondo volo. Durante il primo ho letto un numero di Retrogamer, mi sono giocato tutto Escape Plansulla PS Vita di Fotone (e ne ho scritto pure la recensione), mi sono guardato un DVD di Chris Rock. Sul secondo volo, invece ho passato tutto il tempo a navigare su Internet grazie al Wi-Fi di bordo. Lo scalo è stato a Philadelphia. La mia adorata Philadelphia. Ma quanto è bello che proprio in questo viaggio si faccia scalo a Philadelphia, anche se non siamo usciti nemmeno un attimo dall’aeroporto? È bello. È meno bello, magari, che, nel viaggio in cui mi sono ripromesso di non spendere soldi in giro a caso come mio solito, riesco a comprare una felpa (dei Phillies) in uno scalo da due ore e mezza trascorso per un’ora e mezza all’immigrazione. Però devo dire che in giro per negozi sto riuscendo a non comprare nulla. Anche nel negozio dell’NFL: niente. Anche nel negozio coi poster ganzi: niente. Vedremo se sarà così anche oggi, nella giornata il cui programma è “andiamo in giro per negozi”.
E poi, da domani si affronta ancora una volta la fiera più ganza del creato, alla faccia di tutto e tutti. Abbiamo un po’ di appuntamenti, abbiamo un bel po’ di conferenze cui vorremmo assistere, abbiamo da girare, divertirci e lavorare, con la speranza di rendere buon servizio a chi farà la grazia di darci retta su Outcast. Siamo carichi e convinti. Fotone, addirittura, un paio di settimane fa mi ha chiesto di girargli l’elenco delle conferenze e degli appuntamenti, così si sarebbe preparato sugli argomenti. Non me l’ha mai fatta prima, una richiesta del genere. No, dico.
(Poi non si è preparato, ma è il pensiero che conta)
Come al solito, quando faccio un post in cui dico che ci sarà una pausa nelle pubblicazioni, poi la pausa non c’è. Vediamo come prosegue la settimana.

Il governatore!

Ma che cacchio, uno si distrae un attimo e gli annunciano così, come se niente fosse, l’attore che interpreterà il governatore nella terza stagione di The Walking Dead? L’annuncio è della scorsa settimana, ma proprio non me n’ero accorto, e l’attore devo dire che mi incuriosisce. Fra l’altro, considerando quanto sta migliorando questa seconda stagione, la sola idea che stia arrivando la meravigliosissima parte della prigione mi fa andare in brodo di giuggiole. Specie poi se Shane tiene duro e rimane della partita, perché potrebbero venirne davvero fuori delle belle. Comunque, a questo indirizzo qua c’è una breve intervista appena rilasciata da Robert Kirkman sull’argomento. Così, giusto per mettere qualcosa di attuale in questo post.

Saluti dal Wi-Fi dell’aereo che ci sta portando da Philadelphia (my love) a San Francisco (buttala).

San Francesco aiutaci tu

Signori, sono in partenza per San Francisco, assieme al fido Fotone (che ho fatto dormire qua nello studio dimenticandomi la finestra socchiusa e il termosifone spento, quindi morirà durante il viaggio). Andiamo a seguire la Game Developers Conference, perché quando l’hai provata, poi non puoi più farne a meno. Oltre a godere tantissimo mentre lo facciamo, copriremo l’evento dovunque capiti. Sicuramente ne scriverò su The Games Machine. Probabilmente vedrà la luce qualcosa anche su GamesVillage e qualche altra rivista Sprea. Senza alcun dubbio sarà una spremuta di sangue su Outcast. Questo blog, presumibilmente, per almeno una settimana ne pagherà le conseguenze. Cose che capitano.

In tutto questo vorrei sottolineare che facciamo scalo a Philadelphia. No, dico, proprio in questo viaggio faccio scalo nella mia adorata Philadelphia. Certo, ci rimango giusto il tempo di cambiare aereo, but still.

The Final Outcast

In questi giorni non ce la sto proprio facendocela, sono sommerso di cose da fare e il blog soffre e prova tanto dolore. E magari sta male anche qualche fedele lettore, vai a sapere. Cose che capitano. Tornerò, più forte di prima, ma temo non a brevissimissimo. Oppure sì, vai a sapere. Rimane il fatto che non riesco a scrivere e mi attacco ad altre cose. Ieri, per dire, le interviste dei vecchi e il trailer dei Vendicatori. Oggi l’uscita del nuovo Outcast Magazine, quello che chiude un’era e… e non dico altro. All’interno, fra le varie cose, io parlo di Warp (che ho recensito qua), Journey (che ho recensito qua) e Alan Wake’s American Nightmare. Ma si parla anche di tante altre cose interessantementi. Sta tutto a questo indirizzo qui.

Sono in totale apnea. Qualcuno mi lanci una bombola d’ossigeno.