La furia dei titani

Wrath of the Titans (USA, 2012)
di Jonathan Liebesman
con Sam Worthington, Rosamund Pike, Toby Kebbell, Edgar Ramirez, Liam Neeson, Ralph Fiennes

Era inevitabile. Mi guardo uno dei film più pestati a sangue del 2010, lo trovo assolutamente gradevole e divertente, me ne vado tutto contento al cinema a guardare il seguito aspettandomi che sia bigger, better, more badass e mi annoio a morte, uscendo deluso e sconfitto. Il problema di questo film? Giuro che non pensavo avrei mai potuto scrivere una cosa del genere, ma ho rimpianto la regia di Louis Leterrier. Ora, detto che – pur in un tripudio di schiaffi che il film si sta prendendo in giro per i maggiori lidi della critica mondiale – c’è chi non concorda e lo ritiene un passo avanti, per quanto mi riguarda Jonathan Liebesman ha rotto tutto. Anche perché, parliamoci chiaro, la differenza fra primo e secondo episodio sta soprattutto lì, oltre che in qualche dettaglio, nella scomparsa del personaggio insopportabile di Gemma Arterton (e questo è un lato positivo) e nel fatto che Alexa Davalos invecchiando è diventata Rosamund Pike.

La sceneggiatura (assenza di) è quasi identica, con un inizio frettoloso in cui raccontano male motivazioni puerili che non ci interessano e poi un viaggio di crescita e formazione umano-divina alla ricerca dell’arma speciale con cui il prescelto Perseo – che inizialmente non c’ha voglia ma poi si fa convincere e si ricorda di volere bene al babbo – potrà fare il culo al mostro gigante di turno. Nel mezzo, appare di nuovo il solito gufo, Liam Neeson e Ralph Fiennes si dilettano in un bromance gerontofilo d’antologia (ma se sono fratelli per davvero è comunque bromance?), la storia si sviluppa se possibile ancora più a caso che nel precedente (come si esce da un labirinto lungo chilometri e progettato per far impazzire chi vi entra? Camminando dritti per cinque metri!) e per essere sicuri di sostituire degnamente la Io di Gemma Arterton buttano nel mucchio il figlio scemo, insopportabile e bruttissimo di Poseidone. Ma il vero problema, dicevo, è Liebesman, di cui per altro fino a ieri avevo visto solo Al calar delle tenebre, ovvero un film che se si fosse limitato al prologo sarebbe stato uno dei grandi capolavori dell’horror, e invece poi andava avanti e diventava una zozzata.

E che fa, Liebesman? Aderisce al canone del film  girato appiccicando alla faccia dei personaggi una traballante camera a spalla, o forse a mano, o più probabilmente a cazzo di cane. Ebbene sì, dopo un primo episodio in cui tutto era intellegibile e pieno di bestioni giganti che si menavano sotto il sole, ecco che il seguito si adegua al da me tanto amato filone del “se ti faccio venire il mal di mare e ti impedisco di seguire decentemente l’azione è tutto molto più bello, viscerale e gritty”. Del resto qua gli dei stanno morendo, ogni cosa va a catafascio, gli eroi sono insozzati nella polvere e quindi deve traballare tutto. Il risultato? Il risultato è che uno va al cinema per vedersi un film di mostri giganti che si menano e passa tutto il tempo a cercare di decifrarli fra le pieghe di un traballante e buissimo montaggio all’anfetamina. Immagino sia una questione di gusti, ma se un film d’azione che rinuncia per partito preso a raccontare qualcosa, qualsiasi cosa, mi annoia pure a morte nelle scene d’azione, beh, evidentemente finisce male. Insomma, due palle come una casa, oltretutto ingigantite da un 3D che si nota solo quando acuisce il fastidio delle inquadrature terremotate e non si sposa proprio bene con un montaggio del genere. E aggiungiamo che fra le righe si respira pure il fastidio per una storia che, se si fossero perlomeno degnati di scriverla sul serio, sarebbe perfino potuta essere interessante. Insomma: uffa.

E poi la gente si lamenta di John Carter. No, sul serio, maddai, per favore.

4 pensieri riguardo “La furia dei titani”

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