The Artist

The Artist (USA, 2011)
di Michel Hazanavicius
con Jean Dujardin, Bérénice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller

The Artist è il film da cui la gente scappa perché entrata in sala senza sapere che fosse muto e del quale altra gente diffida proprio perché, oh, non parlano, due palle. Quando sono andato a vederlo, però, la sala era piena, tutti davano l’impressione di ridere e divertirsi con gusto, nessuno è scappato. Non credo questo dica molto del pubblico medio tedesco, che dopo un annetto scarso di permanenza qui a Monaco non mi sembra essere molto lontano, per dire, da quello italiano. Sì, ok, ci sono meno chiacchiericcio e maleducazione ininterrotti che allo spettacolo medio all’UCI, ma insomma, anche qui c’è chi sta in religioso silenzio, chi ridacchia e borbotta, chi parlotta un po’ troppo, chi mastica pop corn per due ore e via dicendo. Col bonus delle bottiglie di birra in vetro che rotolano. No, secondo me, l’evidente piacere che si respirava in sala dice al contrario parecchio della bellezza e del delizioso fascino di un film davvero seducente, capace di accalappiare, magari anche in maniera furba, nonostante la sua particolare natura.

The Artist non è, e non credo voglia essere, un film pensato e girato per essere un prodotto degli anni in cui è ambientato. È anzi estremamente consapevole della propria natura di omaggio moderno al cinema muto che gioca con questa consapevolezza, e con quella degli spettatori, in splendide scene come quella del sogno “sonorizzato” e ovviamente nel delizioso, davvero emozionante finale. È una commedia cinefila, che racconta più o meno la stessa storia di Ballando sotto la pioggia, mettendo in scena le difficoltà del passaggio dal muto al sonoro per un attore che sulla sua capacità di recitare senza dover aprire bocca ha costruito una carriera (bonus: c’è anche la grande crisi economica a peggiorare la situazione). È la pazzesca prova di Jean Dujardin, premio meritatissimo a Cannes e ai Golden Globe, splendido attore di corpo e volto, ma è anche la gran presenza di tutti coloro che lo circondano e la mano di un regista che mette assieme scene di rara bellezza, con quel corteggiamento fatto coi piedi, quello struggente abbraccio in camerino o quel fantastico innamorarsi ciak dopo ciak al primo vero incontro sul set.

E insomma, la sostanza è che The Artist non è quell’operazione supponente e barbosa che ci si potrebbe attendere pensando a un regista che decide di realizzare un film muto, in bianco e nero, dedicato al cinema, nel 2011. È, anzi, un film sincero, passionale, divertente, toccante, a tratti addirittura commovente, che, certo, non si limita a mettere in scena una storiella tutto sommato semplice e gioca anche molto col suo raccontare il cinema al cinema, ma riesce a non risultare mai stucchevole e forzato. E ti lascia addosso un sorriso che dura per minuti, ore, giorni. Magari è ormai un po’ sopravvalutato, dopo tutto questo chiacchierarne, magari quindi anche un po’ sottovalutato, perché poi scatta il processo opposto, ma rimane fondamentalmente un bellissimo film, capace di far sognare pronunciando due parole in croce.

Ma Penelope Ann Miller è sempre stata così uguale a Naomi Watts? Ho passato mezzo film a stupirmi di quanto Naomi Watts fosse improvvisamente invecchiata abbestia.

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