The Chronicles of Riddick

The Chronicles of Riddick (USA, 2004)
di David Twohy
con Vin Diesel, Karl Urban, Thandie Newton, Colm Feore, Alexa Davalos, Judi Dench

Come mai mi ci siano voluti quasi dieci anni per decidermi a guardare questo film non mi è troppo chiaro. In fondo David Twohy è un regista che mi sta molto simpatico, e del resto come può non starmi simpatico uno che ha diretto in fila The Arrival, Pitch Black e Below, oltre ad aver scritto in sequenza Critters 2, Warlock e Il fuggitivo (sorvolo per comodità su altre robe imbarazzanti da lui sceneggiate negli anni)? Tanto più che Pitch Black, da queste parti, è sempre stato parecchio gradito e in generale il personaggio di Riddick, in quel primo film, mi era piaciuto un sacco. Probabilmente è colpa di xXx, che davvero non ero riuscito a farmi piacere in alcun modo, oltre che del fatto che all’epoca me la tiravo e l’idea di dare seguito a un film di mostri con una tamarrata sci-fi mi faceva cascare le palle. Oggi vivo più tranquillo e sono tornato a divertirmi coi film zarri come quando ero bambino, quindi, anche istigato dall’essermi sparato in fila centododici Fast and Furious ed essere perciò assuefatto al caro Vin Diesel, ho deciso che era giunto il momento. Ho estratto – attenzione – l’HD-DVD, l’ho inserito nel lettore che non accendevo da mesi e via.

Pur essendo un film completamente diverso da Pitch Black, The Chronicles of Riddick ne è, in effetti, il seguito, nella misura in cui ne sfrutta il finale come spunto di partenza e ci mostra il destino dei tre sopravvissuti. Ma se, tutto sommato, aver visto il “precedente episodio” aiuta a cogliere qualche dettaglio in più, allo stesso tempo non mi sembra proprio necessario, dato che qua si va a parare da tutt’altra parte. Grandi guerre da fantascienza, i soliti prescelti dal destino ineluttabile, contorte cospirazioni, popoli dai nomi che sembrano più definizioni che altro e una razza di cattivissimi che minaccia l’intero universo. Le solite cose, insomma, nel bel mezzo delle quali si sbatte però un protagonista che prova ad essere un po’ più infame e spocchiosetto del canonico prescelto d’ordinanza, anche se decisamente più addomesticato rispetto al Riddick di Pitch Black. La storia si sviluppa senza particolari colpi di scena, procede placida verso l’inevitabile conclusione e paga un po’ il fatto di prendersi davvero tanto sul serio, con giusto qualche sorriso provocato dagli atteggiamenti di un Vin Diesel gonfio (ma decisamente più snello e in forma di oggi), sempre impegnato a fare la faccia brutta e a dileggiare il prossimo, ma anche portatore di sguardo malinconico che si scioglie ogni volta che incontra la sua amichetta del cuore Alexa Davalos. La forse troppa seriosità paga dazio soprattutto per degli effetti speciali strabordanti più che abbondanti e non sempre all’altezza del tono epico che si vorrebbe dare (oggi anche meno che allora, immagino) e nell’eccesso di zarrume che si respira in certi dialoghi e certi atteggiamenti, soprattutto nella parte iniziale.

Allo stesso tempo, però, si può anche apprezzare l’entusiasmo e la convinzione di un Twohy che sembra davvero volerci credere e dipinge il suo affresco epico stellare pompando a valanga sugli effettacci e i toni da leggenda. Ne viene fuori un film magari incostante e non all’altezza delle ambizioni, ma che fra uno stereotipo e l’altro propone per esempio un popolo di cattivi mossi da motivazioni piuttosto particolari e intriganti, anche se magari poi i singoli personaggi rimangono semplici nella caratterizzazione. E c’è anche almeno una sequenza davvero coinvolgente, spettacolare, evocativa, con quella lunga fuga dalla luce solare sul pianeta Crematorium che – complice anche il ritorno del bel tema musicale di Graeme Revell – sembra quasi la versione speculare della fuga dal buio di Pitch Black. In tutto questo, poi, Twohy si concede anche il lusso di far percorrere l’intero film da quello stesso cupo pessimismo che si respirava nel precedente, ammazzando senza pietà praticamente chiunque sia identificabile come positivo, regalando la salvezza solo a chi ha il fango nel cuore e tratteggiando un protagonista che, come detto, fa il ganzo tutto il tempo ma nasconde malinconia pesante negli occhi. E c’è pure un finale che sembra uscito di peso da Conan il barbaro. Insomma, sì, ok, un filmetto, ma un filmetto simpatico, con qualche bella idea, almeno un paio di sequenze davvero riuscite e che in sostanza è ben più divertente di quanto temessi.

E intanto, per la gioia dei fanz, nonostante i mille problemi, sono cominciate le riprese del terzo episodio, che vanta fra le novità Katee Sakchoff e dovrebbe coinvolgere ancora Karl Urban, mentre non si hanno notizie di Thandie Newton e della possibilità che torni a interpretare il ruolo della maiala inguainata che si struscia tutto il tempo. Segue prima, pacchianissima, immagine.


15 pensieri riguardo “The Chronicles of Riddick”

  1. Se ricordo bene non era dispiaciuto neanche a me, mi piacquero molto le scenografie e più in generale lo stile adottato nel design, molto particolare, la storia neanche la ricordo sinceramente però a me Pitch Black non mi era piaciuto neanche un pó, l'ho trovato un brutto clone di Alien, anche se in quel periodo vedevo brutti cloni ovunque.

    P.S. Il pezzo dove fuggono dalla luce lo odio, che me lo son visto insieme ad un amico mio che per tutta la scena mi spiegava perché non fosse possibile, che non doveva esserci atmosfera per far succedere una cosa del genere e se non c'era atmosfera cosa respiravano? Come se io fossi un idiota

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  2. Sai cosa, nel condividere in linea di massima il tuo commento (con tutte le vaccate che ci sono in giro, questa non è poi così plateale) io ho un po' sofferto il discorso contesto epico -> risorse non infinte -> sceneggiatura un troppo chiusa su sé stessa. Gli mancava il respiro di un Dune, così, giusto per citare un pezzo da 90. Non che non me lo sia goduto, eh, visto che mi sono giocato anche i giochini (Athena, in verità, non l'ho finito) e ho “recuperato” anche Dark Fury. Appiriposito, l'hai visto Dark Fury?

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  3. Ecco, questo è un altro di quei film che non rivedrei manco con una pistola alla tempia. Il bello di “Pitch Black” era l'essere basato su una sola idea, nemmeno tanto originale, ma sfruttata fino all'inverosimile per ottenere il massimo della suspence. Qui, invece, come fai notare tu stesso, hanno accumulato decine di vieti stereotipi, con tanto di pallosissimi spiegoni per raccontare una mitologia traballante che snatura completamente il personaggio (da criminale senza nulla da perdere a predestinato eroe di una razza perduta… ma per favore!). E per giunta nemmeno un'ombra di coerenza interna. Esempio: viene detto a Riddick che verrà portato alla prigione che ha offerto di più per ospitarlo. Tu ti immagini che vorranno usarlo per fare chissà cosa, invece appena arriva lo sbattono in un pozzo per farlo ammazzare dagli altri detenuti. Logica impeccabile.
    Quanto al finale, in effetti sembra uscito di peso (cioè copiato malamente) da Conan il Barbaro.
    In sostanza sono d'accordo con la tua descrizione del film… solo che a me un film così fa proprio cagare. 😛

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  4. Hahahahaha, Marco, io ti voglio bene, però tu mi salti sempre fuori contestando presunte falle di logica che non esistono e non capisco se siano figlie di scarsa memoria, antipatia per il film, distrazione o che altro.

    Quando arrivano alla prigione viene detto piuttosto chiaramente che per il semplice fatto di averlo nella prigione il “governo intergalattico sarcazzo” paga ai titolari della stessa dei soldi (che presumo varino a seconda del prigioniero). A un certo punto, quando vogliono farsi la ragazzina, dicono anche che pure se la ammazzano tanto è un attimo truccare i libri per far risultare che è ancora viva.

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  5. BTW, il personaggio è sicuramente addomesticato, ma la questione del predestinato mi sembra comunque che la viva alla sua maniera. Non mi pare si interessi particolarmente di svolgere chissà quale compito, lui è lì solo e unicamente per salvare la ragazzina e lo stesso finale che cita Conan se lo ritrova addosso senza neanche rendersene conto, non va a cercarselo volutamente.

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  6. Oh che bello, si parla di TCOR. Guarda, se confrontiamo il film alle vaccate d'azione che ci sono oggi al cinema o che si trovano in giro, direi che TCOR è una spanna sopra a tutti i “grandi” action movie degli ultimi 3 anni. Che poi alla fine rimane un film incentrato pesantemente su un personaggio che ha un carisma elevato alla decima. L'esempio forse più potente di tutto il film potrebbe essere il finale in cui il personaggio si ritrova su un trono che lui stesso di certo non voleva.

    Insomma, sono davvero molto ma molto curioso di vedere il sequel anche se temo che, visti i tempi che corrono, possa rivelarsi una delle cagate più micidiali sulla scena. Certo che incrocio le dita e spero che Vin Diesel riesca a portare il personaggio di Riddick ancora più vicino al primo indimenticabile Pitch Black ma è dura.

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  7. Beh, il regista (e sceneggiatore) rimane lo stesso, e oltretutto è un progetto che sta portando avanti a fatica e in maniera non dico indie ma poco ci manca. Quindi, in linea di massima, dovrebbe poterci fare un po' quel che vuole.

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  8. Io ho trovato Pitch Black una piccola e inaspettata perla. La fotografia è eccezionale e la trama fila via che è una meraviglia.
    Grande idea sviluppata ad regola d'arte con un budget davvero ristretto.
    Non me ne vogliano i fan di fast & furious ma Vin è e rimane Riddick.

    Sono molto curioso di vedere The Chronicles of Riddick (ma perchè non l'ho ancora visto?!?) e il seguito appena annunciato.

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  9. Guarda, si vede che la mano è la stessa di Pitch Black, nella tamarraggine di certi dialoghi e atteggiamenti, nel taglio del protagonista ecc… solo che il tutto è applicato a un genere totalmente diverso, lontano anni luce dal film de mostri che era il primo.

    Secondo me merita, a modo suo. Certo, capisco che come seguito sia un tantino spiazzante. 🙂

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  10. Io la roba che ho digerito meno, a prescindere dal cambio di tono e genere che avviene per precise scelte, è che il primo riusciva a rendere bene quello che voleva rendere con i pochi mezzi che aveva a disposizione trasformando ogni mancanza in un punto di forza (lavoro sui personaggi, sulla sceneggiatura e sulla tensione più che sul puro SBADABRAM). In Chronicles la carenza di mezzi, per quanto maggiori, l'ho patita un sacco. Soprattutto la città del devasto iniziale che anche a livello immaginifico e di realizzazione era di una pezzenza cartapestosa startekkiana/Gardaland che la metà bastava. Un'aria di vorrei ma non posso che m'è rimasta appiccicata addosso per buona parte del film, giusto la totale sboronagine e il carisma del personaggio mi hanno sorretto divertendomi fino ai titoli di coda.

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  11. Eh, però ho l'impressione che il “rimasto appiccicato addosso” sia solo figlio dell'avvio, perché dopo quella parte, che sicuramente è la più debole, il film si sposta su ambienti più ristretti, cupi, meglio caratterizzati.

    La prigione funziona, non ha bisogno di gran ché, il pianeta col sole che avanza, anche, tiene botta e ha comunque dalla sua la bellezza evocativa dell'idea, e per il resto è tutto in interni. Mi rendo conto che lo scoglio iniziale possa scoglionare, comunque.

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