Fast & Furious – Solo parti originali

Fast & Furious (USA, 2009)
di Justin Lin
con Vin Diesel, Paul Walker, Jordana Brewster, Michelle Rodriguez, John Ortiz, Gal Gadot, Laz Alonso

Wikipedia ci insegna che, nel progettare questo quarto episodio, il regista Justin Lin voleva ricucire con pazienza i fili lasciati in sospeso da tutti precedenti, mentre il protagonista/produttore/superstar Vin Diesel era interessato a realizzare un seguito diretto del primo film. Alla fine un compromesso si trova sempre e i riferimenti agli episodi sconsacrati stanno nella breve partecipazione di Sung Kang e in un paio di cenni agli eventi di 2 Fast 2 Furious (doveva anche esserci Tyrese Gibson, ma aveva da fare coi Transformers). Per il resto, nonostante gli otto anni di distanza e nonostante un titolo – perlomeno quello originale – che sembra dire chiaramente “ok, qua si ricomincia da zero”, tutto il motore del film è talmente costruito attorno a un continuo ricollegarsi alle vicende di quel primissimo episodio che viene da chiedersi cosa dovrebbe capirci chi non l’ha mai visto o non se lo ricorda. Ma forse sono pippe mentali eccessive, e alla fine chissenefrega, considerando che a momenti Fast & Furious – Solo parti originali incassa come tutti e tre i precedenti messi assieme (e il seguito, poi, quasi raddoppia).

Al motore della vicenda, comunque, ci arriviamo dopo. Prima è opportuno rendere omaggio a una scena iniziale pazzesca, che dura poco meno di dieci minuti e da sola vale veramente il prezzo del biglietto. Anche se poi, purtroppo, non è che ci sia molto altro a meritarselo, il prezzo di quel biglietto. Justin Lin, infatti, nonostante i suoi esordi sembrassero andare a parare da tutt’altra parte (ne parliamo domenica), è sempre più padrone della situazione e sa dirigere l’azione in maniera cristallina, raccontando stunt esaltanti, spettacolari, sopra le righe, ma chiari, comprensibili, puliti. Avercene. Il film si apre riprendendo il classico assalto all’autoarticolato in corsa che ci accompagna fin dai primi minuti del primissimo episodio, ma rielaborandolo all’ennesima potenza. Lin prende una motrice, ci attacca cinque rimorchi carichi di carburante e organizza una rapina al treno da film western, con i banditi a bordo di tre vetture e Michelle Rodriguez che zompetta allegramente da un vagone all’altro. Uno spettacolo esaltante e completamente sopra le righe, che mi fa gasare anche solo a riscriverne adesso a distanza di giorni. Anzi, me lo riguardo.

Mai che provino a rubarli quando si fermano per far benzina.



Dicevamo del motore alla base della vicenda. Il prologo tutto bello esplosivo è in realtà un episodio completamente staccato dal resto del film. Serve per iniziare col botto, per fare il trailer di quello che sarà Fast Five, per dare cinque minuti di visibilità all’amichetto del cuore del regista e, soprattutto, per mostrare Michelle Rodriguez. Dopodiché comincia il vero film, che racconta di un Dominic Toretto incazzato nero, gonfio come un canotto, con addosso i sensi di colpa e negli occhi una tristezza rara, che trascorre le sue giornate passeggiando per Los Angeles con la faccia brutta e l’incedere lento ma inarrestabile (a un certo punto gli sparano nella spalla, lui non fa una piega e il film prosegue come se non fosse neanche accaduto), alla ricerca di qualcuno da ammazzare per vendicarsi dell’uccisione della sua bella. Parallelamente, torna in scena anche quel buco nero di carisma che è Paul Walker: siccome nel secondo film ha fatto il bravo, l’hanno reintegrato nell’FBI e gli hanno affidato la missione di catturare un super trafficante di droga che guarda caso è anche il tizio finito nel mirino di Toretto. In più, ok, l’hanno reintegrato, ma giustamente non perdono occasione per riempirlo di coppini, ricordargli che è un cretino e fargli presente che magari questa volta sarebbe il caso di arrestarlo, ‘sto Dominic Toretto.

Gli anni passano, e bisogna dire che Paul, anche invecchiando, non ha acquistato un briciolo di personalità. Sarà un caso, ma la scomparsa degli articoli dal titolo mi fa pensare che si sia voluto togliere ogni dubbio al riguardo: se proprio si sta parlando di qualcuno, con quel Fast e quel Furious, si sta parlando di una persona sola. E non è Paul Walker. Ma del resto un po’ tutto il film sembra costruito per smantellarne il personaggio. Fa la voce grossa e il figo, ma al lavoro è preso a pesci in faccia da tutti e non vede l’ora di uscire dall’ufficio per allontanarsi. Incontra la sua vecchia fiamma Romina Power in Toretto (che nel frattempo è dimagrita a livelli spaventosi) e si fa insultare per cinque minuti senza aprire bocca, per poi tentare di uscirne con una battuta ganza piuttosto patetica. Quando finalmente incontra Vin Diesel prova a fare il figo e finisce per farsi fregare come il pirla che è. Poi lo sfida in macchina, nell’unica concessione di tutto il film alle corse tamarre, una sorta di demolition derby cittadino che sembra uscire di peso da un episodio a caso di Burnout. Qui Paul si comporta quasi bene, ma poi, sul fotofinish, si fa nuovamente fregare come il pirla che è da Vin Diesel, il quale poi, uscito dalla macchina, lo prende anche per il culo. La conseguenza è che per continuare con la missione si ritrova costretto a barare.

Ecco, questa non è che una minima parte degli schiaffi che Paul si prende giustamente in faccia per tutto il film. Il trend dovrebbe essere chiaro, anche se bisogna dare atto al nostro che a un certo punto quasi si redime, quando prende la faccia di un collega che gli tira i coppini e la sbatte fortissimo contro il muro dell’ufficio. Ma una rondine non fa primavera. Al di là della decostruzione di Paul Walker, che comunque arriverà al culmine quando nel successivo film gli affideranno il ruolo di “chiunque non sia Vin Diesel o Dwayne Johnson”, il film si incentra insomma sul desiderio di vendetta del Vin, e sul fatto che questa volta sono sia lui che il buco nero biondo a dover fare gli infiltrati menzogneri che si inseriscono nella banda criminale. Tutto ciò che è racconto avanza all’insegna di una serietà e un dramma umano francamente eccessivi, sconfinando piuttosto in fretta in una noia asfissiante. Per fortuna ogni tanto la gente sale in macchina e, oltre alla pazzesca scena iniziale che svetta su tutto, abbiamo il momento Burnout, piuttosto riuscito, e una bella scena d’azione finale. Justin Lin fa sicuramente il suo dovere e se ne apprezza la voglia di mettere in piedi una sorta di western motorizzato, con tanto di cavalcata finale nel bel mezzo del deserto e soprattutto con un sacco di automobili vere che si schiantano da tutte le parti mentre la gente fa le piroette. Wikipedia parla di circa duecentoquaranta automobili assemblate per il film, e a occhio sono state fatte quasi tutte a pezzi durante le riprese. Aggiungiamo un’adorabile riscoperta delle muscle car a sfavore delle auto giapanze, il fatto che Dominic Toretto se ne va ancora in giro con l’auto del babbo e la bella sequenza della morte di Michelle Rodriguez per spiegare come mai, nonostante gli sbadigli, questo sia un film che mi sta simpatico. Certo, la scena iniziale è l’unica che mi riguardo volentieri, ma non si può avere tutto.

E poi, insomma, ha incassato come un bastardo e dato conseguentemente vita a quella figata di Fast Five, quindi non è che lo si possa veramente giudicare male, nonostante a un certo punto ci sia una canzone zarra italiana che ti nascondi affondando nel divano e non ne vuoi più uscire.

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