Sherlock Holmes: Gioco di ombre

Sherlock Holmes: A Game of Shadows (USA, 2011)
di Guy Ritchie
con Robert Downey Jr., Jude Law, Jared Harris, Noomi Rapace, Rachel McAdams, Stephen Fry

Del primo Sherlock Holmes avevo apprezzato assai la ricostruzione storica degli ambienti, l’adattamento cazzaro/pop/guyritchie ma a modo suo molto rispettoso del personaggio e, chiaramente, i due deliziosi protagonisti, davvero in forma e affiatati. Mi erano sembrati al contrario totalmente privi di personalità tutti gli altri personaggi, a cominciare da uno sprecatissimo Mark Strong, oltre che poco convinto Guy Ritchie, nonostante qualche scena ganza, e in generale piuttosto noioso il film. E invece, lo dico subito così un sacco di gente smette di leggere qui, questo seguito mi è piaciuto da matti. Ebbene sì. Io sto con Stanlio Kubrick e soprattutto con Rogerino Ebert che gli mette mezza stella in più che al primo. Gioco di ombre è ganzo, divertente, per nulla noioso e, cazzo, nonostante anche qui chiunque non sia Holmes o Watson faccia da tappezzeria, ha il primo cattivo realmente dotato di carisma, presenza, o anche solo di un qualche senso che vedo al cinema da un bel po’ di tempo a questa parte.

Innanzitutto, i due protagonisti: sono ancora in forma, sono ancora deliziosi e tutto il discorso “Casa Vianello” rimane, come ovvio, tema portante del film. Anzi, qui, la faccenda dell’omosessualità esplode in maniera devastante e ci sono almeno quattro o cinque battibecchi fra i due in cui, se al posto di Robert Downey Jr. ci fosse stata una donna, non avrebbero dovuto cambiare di una virgola dialoghi, tono, recitazione, regia. Insomma, siamo di fronte a una lunga storia d’amore (mal) represso, fra due uomini che sanno di voler passare tutta la notte abbracciati e sarà bellissimo lo stesso ma non possono. Magari l’hanno anche fatto qualche volta, quando vivevano assieme, ma ormai è tardi e John è sposato.

Giusto per evitare che ci siano dubbi al riguardo, viene fra l’altro tolto di scena piuttosto in fretta l’interesse sentimentale di Holmes (SPOILER, ma non ci vuole un genio per capire che se nel trailer mi fai vedere per un fotogramma Rachel McAdams e per tutto il resto Noomi Rapace un motivo ci sarà). Così lui può dedicarsi al suo vero amore, anche perché l’altra donna del film non la vuole giustamente toccare neanche con un bisturi. Fra l’altro, parliamone un attimo di Noomi Rapace e di quell’altro buco di carisma che risponde al nome di Michael Nyqvist e che a momenti ammazzava l’ultimo Mission: Impossible con la sua sola presenza: ma fanno così pietà anche in quella trilogia di film svedesi che non ho mai visto e che le loro facce non mi fanno venire voglia di guardare? Ma sto divagando.

Il film, si diceva, è tutto incentrato sugli strani rapporti virili fra Holmes e chiunque gli passi davanti. Chiaramente Robertino Downey tende a rubare la scena e, lo dico, secondo me in questo film esagera un po’. È sempre divertente e in certi momenti la risata te la strappa, ma sbraca abbastanza e oltretutto, col fatto che borbotta per nascondere il suo pessimo accento inglese, a tratti non si capisce niente di quel che dice. Il suo rapporto con i baffi di Jude Law, comunque, funziona forse anche per quello, così come funziona a meraviglia quello col cattivissimo Jared Harris, ché davvero non si poteva fare scelta migliore. Il suo Moriarty è un uomo deliziosamente di merda e ha un carisma che levati. Spiace forse un po’ che non sia stato sviluppato più a fondo il gioco di malizia e intelligenza fra i due, perché poteva venirne fuori un nuovo Scofield vs Mahone, ma tutto sommato stiamo pur sempre parlando di un film di Guy Ritchie e non gli si poteva mica chiedere di risolvere la sua scena madre con una partita a scacchi, no?

In ogni caso: Sherlock Holmes: Gioco di ombre è un film di Guy Ritchie e ci tiene a fartelo presente ogni cinque minuti, con tutti i suoi rallenti usati veramente come Dio comanda, in maniera diversa dal nostro amico Paul William Scott ma soprattutto in una maniera che Zack Snyder si sogna la notte e poi si sveglia tutto bagnato ed è ancora in un sogno che sta dentro a un sogno di Emily Browning che balla sul tavolo in reggicalze. Le scene d’azione sono belle, ritmate, divertenti, ottimamente costruite e perfino con qualche idea. Lo scontro fra cecchini alternato alla tortura è adorabile e tutto il bordello nella foresta con cui Ritchie sembra anche voler fare il metaforone “guardate, questa è la guerra, se Moriarty vince succede questo” è semplicemente spettacolare. In generale mi sembra confermata la prassi secondo cui al secondo episodio il regista ha modo di fare veramente quel che gli pare e mostrare la sua personalità. Magari anche esagerando, eh, ma in fondo, se vai a vedere un film di Guy Ritchie, vai a vederlo per le esagerazioni.

E in più c’è una parte finale a modo suo spiazzante, con un confronto veramente bello, teso, ben costruito, che te la mette in quel posto per il modo in cui si mantiene fedele alla linea tenuta dal film fino a quel punto mentre allo stesso tempo la tradisce anche completamente e nel frattempo ci mette lì pure l’omaggio ai romanzi, magari facile e banale, ma allo stesso tempo sincero e riuscito. Insomma, bello.

Note a margine. Perché sparare a uno quando tanto lo ucciderai con la bomba che usi per nascondere il fatto che gli hai sparato? Perché, immagino, se gli spari in testa sei sicuro di ucciderlo, mentre con la bomba no. Certo, se l’idea è questa, potevi mostrarmi che qualcuno alla bomba era sopravvissuto. Così suonava meno strano. Come fa Holmes a tappare proprio il fucile di quello che poi gli spara? Posso azzardare che, nel gruppetto, fosse l’unico soldato con il fucile? Come fa Moriarty, che è così ganzo e intelligente, a farsi fregare come un cretino? Eh, in effetti questa è vera. Bottom line: ma chissenefrega. 

4 pensieri riguardo “Sherlock Holmes: Gioco di ombre”

  1. Il film per quanto duri le sue belle 2 ore tonde non ha momenti che si possano considerare lenti e mantiene un ritmo ben sostenuto. La Presenza, con la P maiuscola, di Downey Jr si fa sentire costantemente e in effetti rischia a volte di sminuire le ottime performance degli altri attori. Sono molto contento che questo attore si sia ripreso così bene dai suoi trascorsi, però, Robè, fai recitare anche gli altri eh 😀
    La scena del treno è piuttosto convulsa e le risate dovute al travestimento e alle battute di Sherlock possono far perdere facilmente il filo degli eventi in quella situazione.

    P.S. (con spoiler): è comunque quando in un racconto di Sherlock Holmes trovi una che si chiama Irene Adler, sai perfettamente che farà molto presto la stessa fine di zio Ben come da copione.

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  2. A me il film ha annoiato dall'inizio alla fine e speravo davvero che peggio del primo non potessero fare. Fra l'altro è un continuo turpidio di stupidate che in un personaggio come – lo dissi anche nel primo – SH proprio non ce lo vedo. Sarò troppo abituato al personaggio classico ma sti film mi sembrano una presa in giro che spero terminino con questo secondo capitolo. Che poi RDJ faccia presenza è un altro discorso…lui si, è bravo, davvero molto bravo ma quello che si vede a schermo non è Sherlock Holmes.

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  3. Mah, dipende anche da cosa intendi per personaggio classico. Se parliamo del vecchio Sherlock cinematografico e televisivo, ok, questo non c'entra nulla. Ma se il riferimento è quello dei romanzi, secondo me qui, al netto delle guyritchiate, c'è in realtà una fedeltà notevole a parecchi tratti dell'originale.

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