Abobo’s Big Adventure

Abobo’s Big Adventure (Team Bobo, 2012)
sviluppato da Team Bobo – Roger Barr

I miei ricordi della serie Double Dragon stanno quasi tutti nel baretto della piazza in fondo a Via delle Ande, che assieme al baretto all’inizio di Via delle Ande ha rappresentato il principale luogo di spesa delle mie monetine durante il corso dei meravigliosi anni Ottanta. In quel baretto della piazza in fondo a Via delle Ande, per esempio, ci ho conosciuto e finito Ghosts ‘n Goblins e Ghouls ‘n Ghosts. E ci ho appunto trascorso pomeriggi interi giocando a questo gioco in cui si andava in giro a menare la gente, anche in due, per salvare la gnocca, si tiravano le gomitate che erano la mossa più forte, a un certo punto c’era un nemico tutto verde che chiamavamo “il folletto” e alla fine, dopo aver salvato la gnocca, ci si menava per decidere chi si sarebbe beccato il bacio. Grandi cose. A casa, Double Dragon, me lo ritrovai su Master System e non era proprio la stessa cosa. Double Dragon 2 sono sicuro di averlo visto una volta in una specie di sala giochi intinerante che ogni tanto appariva in via Quarenghi, altezza anagrafe. Double Dragon 3 ricordo di averlo giocato e giocato e rigiocato su Amiga 500. Ricordo anche che non mi piaceva molto. Ricordo anche che ce l’avevo originale, però va detto che lo scaffale alle mie spalle non è d’accordo.

In rosso casa mia. In verde il baretto della piazza. In blu l’altro baretto. Dove comunque, oh, Shinobi.

Cosa altro mi ricordo di Double Dragon? Mi ricordo, piuttosto nettamente, che il tema musicale mi sembrava bellissimo. Mi ricordo anche che ci giocavo in doppio con Luca, il mio più migliore amico degli anni delle elementari e che poi alle medie chi s’è visto s’è visto. Poi mi ricordo che si poteva usare la frusta e che il folletto lo combattevi in una specie di magazzino in cui c’era un nastro trasportatore e si poteva cadere di sotto. E mi ricordo, infine, di Abobo. Oddio, magari sbaglio, ma credo proprio che all’epoca nessuno nel quartiere sapesse il suo nome. Era solo “il gigante”. Il gigante che entrava in scena sfondando il muro ed erano cazzi. Ricordo con affetto quella volta che eravamo assembrati attorno al cabinato in parecchi, era la prima volta che vedevamo l’ultimo livello, e improvvisamente un paio di giganti sfondano il muro. Ed erano cazzi. Sul momento del muro abbattuto mi è partito un “porca puttana” e istantaneamente una mano molto grossa, quella del barista, mi ha afferrato la capoccia. Dall’alto, ha preso il cappellino di lana, mi ha tirato indietro e ha fatto gentilmente presente che ok il casino, ma se non la piantavamo con le parolacce tutti fuori. E lì scattò il silenzio, anche perché oh, volevamo vederla, la fine del gioco. Ora, tutto questo, con Abobo’s Big Adventure, c’entra tecnicamente molto poco, ma in fondo c’entra tantissimo se consideriamo che si parla di giocare coi ricordi e con quei begli anni. 
E anche questo Abobo non c’entra molto.

Abobo’s Big Adventure è invece un colossale omaggio al NES, Nintendo Entertainment System, alle fantastiche gioie che seppe dare a tanta gente della mia generazione in quei meravigliosi anni cotonati e al fatto che in America stanno ancora malissimo se solo ci pensano, al NES, a Kid Icarus e a Mega Man. Io, quelle gioie, all’epoca me le godevo per interposta persona, dato che ero munito di Master System (nonostante quel giorno fossi uscito di casa per comprare un NES, ma questa è un’altra storia). All’epoca non ero ancora sufficientemente viziato da godere di tutte le macchine contemporaneamente sulla piazza e, insomma, i giochi per NES li giocavo a casa di un paio di amici diversi. Compreso Claudio, il mio più migliore amico degli anni delle medie, delle superiori e anche di un po’ dopo e poi chi s’è visto s’è visto. 
Ora, questo simpatico giochino è stato realizzato in Flash, con una perizia tecnica di spessore tale che gli sviluppatori sostengono di aver fatto cose mai viste prima e che voi umani non potreste immaginare. Io, che non ne capisco nulla, annuisco, mi fido e tiro avanti, prendendo nota del fatto che il gioco è davvero bello da vedere (nella sua maniera malata) e sembra sicuramente più complesso di tante altre cose viste in Flash. La storia: Abobo è incazzato perché gli hanno rapito il figlio e si mette quindi ad attraversare i variopinti mondi dei videogiochi NES tirando le pizze a qualsiasi personaggio si sia mai visto apparire su NES. E quando dico qualsiasi, intendo non solo la roba famosa che ti aspetteresti (che so, un Belmont a caso, Ryu Hayabusa e Samus), ma anche lo squalo del gioco ispirato ai film. Ecco, lo spirito è quello, di divertito, appassionato, visibilmente sincero omaggio a quelle cose lì.
L’amorevole omaggio, poi, scivola anche sul piano del gameplay. Il gioco cambia pelle a seconda del momento e ci si ritrova quindi sì a giocare a Double Dragon nel primo stage, ma ad affrontare robe completamente diverse andando avanti, dal livello in stile Mega Man a quello copiato da Zelda, passando addirittura per Pro Wrestling. L’aderenza al modello c’è anche nel totale disequilibrio, nel tasso di mortalità fuori scala dovuto spesso a dei controlli impacciati o a un design dei livelli volutamente bastardo, come del resto era la norma in tanti giochi d’azione usciti su quella console. In soccorso del giocatore moderno giungono però la quantità smodata di vite, il sistema di continue e il salvataggio automatico, che si ricorda quel che abbiamo fatto e permette di ricominciare da uno qualsiasi dei livelli già completati. Gli ossequi alla modernità sono poi pure altri: il sistema di Achievement interno, la presenza di diversi contenuti sbloccabili e pure un mini gioco extra dedicato al figlio di Abobo.
Ma la sostanza sta tutta nell’amore smisurato che emerge da ogni pixel, nel citazionismo spinto (il codice segreto Konami!) nella carica di nostalgia e anche nell’approccio ironico al contrario moderno, sboccato, sanguinario e dissacrante. Abobo’s Big Adventure è un gioco per gente vecchia dentro e convinta di essere giovane fuori. Non è forse sempre divertente in quanto gioco, anche se va apprezzato lo sforzo di inserire davvero le citazioni nel gameplay, in una maniera armoniosa e che non dà mai quella fastidiosa impressione di appiccicaticcio che sarebbe lecito attendersi. Ma di sicuro è delizioso come operazione nostalgia. Chi ha vissuto quegli anni e dei ricordi è facile preda può serenamente dedicargli un’oretta e le bestemmie necessarie per uscire dal livello subacqueo. Ne vale la pena.

Il gioco è totalmente gratuito e ci si arriva dal sito ufficiale, a questo indirizzo qui. Poi nulla vieta di fare un’offerta, del tutto libera, tramite i soliti canali, cosa che fra l’altro garantisce l’accesso al giochino extra con protagonista Aboboy. E che non è nulla di speciale, intendiamoci.

13 pensieri riguardo “Abobo’s Big Adventure”

  1. Credo l'ultimo Double Dragon sia uscito su Neo Geo, o qualcosa del genere. La serie era di Technos, che Wikipedia ci insegna essere andata in bancarotta nel 1996 e poi acquistata da tale Million, che ha cominciato a sfornare remake e riproposizioni tipo Double Dragon Advance o la roba uscita su Virtual Console. Quindi direi che devi telefonare a loro.

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  2. Beh, piacerebbe anche a me. Pensa un Double Dragon fatto da Platinum Games, per dire. Francamente, però, ho paura che se torna Double Dragon possiamo al massimo aspettarci robe tipo i ritorni di Final Fight e Golden Axe. E anche no, grazie. 😀

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