Scream


Scream (USA, 1996)
di Wes Craven
con Neve Campbell, Courteney Cox, David Arquette

L’anno è il 1995, Wes Craven è reduce da quella brutta brutta cosa di Vampiro a Brooklin ma anche dal suo ritorno in pompa magna dalle parti di Freddy Krueger, con quel Nightmare – Nuovo Incubo tutto basato sul rapporto fra cinema e realtà, e si ritrova a lavorare su una sceneggiatura scritta da un fanatico di film horror che sembra pensata apposta per portare avanti proprio quelle idee lì. Matrimonio migliore non può esserci, ed ecco che la coppia d’oro Craven/Williamson partorisce il film che si sarebbe dovuto intitolare Scary Movie ma poi è stato intitolato Scream e Scary Movie è diventato il titolo della sua parodia.

All’epoca, Scream fu soprattutto l’idea giusta al momento giusto. L’horror ristagnava, era considerato un genere agonizzante, come sembravano agonizzanti i suoi principali interpreti, e nessuno aveva più il coraggio di crederci. Quello che ci voleva era proprio un film in grado di dimostrare che era ancora possibile fare soldi col genere, che si poteva realizzare un horror portatore sano di sceneggiatura brillante, che c’era modo di rivolgersi a un pubblico capace di andare oltre la nicchia degli appassionati. Scream fu tutto questo grazie soprattutto alle idee e alla bravura di un Kevin Williamson al top della forma (e, per carità grazie anche a un Wes Craven che fa quel che sa fare meglio).

E di idee, in Scream, ce ne sono parecchie, a cominciare dal celebratissimo, stupendo, agghiacciante incipit, in cui subito si mette in mostra lo spirito cinefilino della sceneggiatura e allo stesso tempo si tira un pugno nello stomaco allo spettatore facendo fuori l’unico membro vagamente famoso del cast (oltre che quello con la faccia più grossa in una delle locandine), creando quindi i presupposti perché non si sappia bene cosa attendersi da lì alla fine. Ma l’idea di base, quella attorno a cui ruota tutto, è l’autoconsapevolezza. Scream è uno slasher movie in cui i protagonisti vivono in un mondo nel quale esistono e sono stati visti (da tutti, vittime e assassini) gli slasher movie. Pare una banalità, soprattutto a sedici anni di distanza, ma la verità è che si tratta di una cosa piuttosto rara. L’unico filone in cui avviene regolarmente qualcosa di paragonabile è quello dei vampiri, ma in genere i personaggi sanno dei vampiri e dei modi per ucciderli grazie alla “saggezza popolare”, non perché hanno visto Blade. E quante volte abbiamo visto, invece, film di zombi in cui i protagonisti non hanno la minima idea di cosa stia accadendo e sprecano vagonate di proiettili prima di provare a sparar verso la testa?

Ecco, Scream  annulla tutto questo e spinge anzi al rialzo, sottolineando ogni due secondi che il regista, lo sceneggiatore, l’assassino, le vittime, gli amici delle vittime, i parenti delle vittime, gli spettatori in sala, l’addetto al catering, il bigliettaio, lo sceriffo, il preside interpretato da Fonzie e Marco Beltrami sono appassionati di film horror, sanno perfettamente come funzionano le cose in queste storie e stavolta non si fanno fregare. C’è perfino un personaggio che esplicita le regole enunciandole una a una e spiegando chi, come, cosa, dove, quando e perché sia destinato a morire. Detto che a molti la cosa ha spaccato i maroni dopo dieci minuti, se si stava al gioco era una trovata divertente e tutto sommato nuova, che fra l’altro regalava al film una dimensione in più, fatta di ammiccamenti, gomitate nel costato e sorrisini ganzi. E tutti giù a ridere insieme al vecchio amico Kevin Williamson che parlava al nostro animo nostalgico di quelle fantastiche estati passate davanti a Notte Horror a guardare tutti quei bei brutti film pieni di sangue.

Fra l’altro, apriamo una parentesi sul personaggio che ne sa. Nei miei ricordi era il più simpatico della baracca ed era interpretato da Seth “Orsetto del cuore” Green. Invece è quella testa di minchia insopportabile di Jamie Kennedy e infatti, riguardando il film oggi, non l’ho sopportato. Guarda te come può cambiare la percezione delle cose in sedici anni.

Uno è grosso il doppio dell’altro, ma a parte quello, dai, ci può stare.

Ma Scream, oh, faceva anche altre cose. Al di là del giochino cinefilo, articolato su talmente tanti livelli che anche se non avevi visto ogni singolo Venerdì 13 qualche battuta divertente la trovavi lo stesso, c’era anche una certa dose di comicità e autoironia alla portata di tutti, a cominciare dalla quantità spaventosa di corpi contundenti che il povero killer si beccava in faccia prima di riuscire ad affondare il coltello su chicchessia, per proseguire con la cicciosa love story fra David Arquette e Courteney Cox, talmente assurda e poco credibile da propagarsi anche nella realtà. Tante idee ganze, molte delle quali certo concentrate nell’apoteosi finale, con quella trovata – non so quanto realistica, ma efficace – del lag sulla videocamera, o con quei momenti in cui il film si mescolava alla televisione e la colonna sonora di Halloween diventava la colonna sonora di Scream. E c’era poi un bel giochino di suspence, anche, con almeno un paio di omicidi molto ben orchestrati e in generale un lavoro di accumulo a tonnellate su indizi, dettagli, inquadrature col sopracciglio alzato sullo scarpone, trovate di sceneggiatura, scelte di casting (tutti i maschi sono alti e grossi uguali, per dire) gestiti per farti credere che praticamente chiunque apparisse sullo schermo (compreso Wes Craven vestito da Freddy Krueger) potesse essere l’assassino. E infatti, ora della fine non ci si capiva più nulla e la rivelazione te la buttava allegramente in quel posto. O, insomma, a me ce la buttò.

E a conti fatti il risultato era un bel pezzo di film horror, ma che è anche un po’ commedia, ma che in fondo ha pure dentro il romanticismo adolescenziale. Conseguenze? Scream sbanca al botteghino, lancia la trilogia che Kevin Williamson aveva venduto come pianificata ai produttori nella speranza di convincerli a scucire il grano e rimette (apparentemente) in carreggiata Wes Craven, che per la terza volta in carriera dirige un film in grado di segnare a fuoco il decennio successivo dell’horror (anche se questa volta, dopo una prima marea di teen horror a raffica, arriveranno le bambine asiatiche coi capelli sporchigli squartatori slovacchi e il killer col tumore a scombinare il quadro). E che rivisto a sedici anni di distanza risulta tremendamente invecchiato per quell’estetica da metà anni novanta che in fondo erano ancora molto ottanta, ma rimane un gran bel filmetto, pieno di trovate, solidissimo da scrutare anche conoscendo a memoria tutti i colpi di scena, divertente come pochi.

E i capezzoli turgidi di Rose McGowan non sono invecchiati per niente.

Fun Fact: secondo IMDB, in Italia il film si intitolava Scream – Chi urla muore. Non è che faccia troppa fatica a crederlo, ma francamente non me lo ricordavo per nulla. E no, non ho avuto il coraggio di scriverlo lì in cima al post. Su, dai. Ah, devo dirlo che certe battute in italiano non rendono allo stesso modo e che certe altre proprio hanno – comprensibilmente – rinunciato a tradurle? C’è bisogno? No, dai.

4 pensieri riguardo “Scream”

  1. Gran bella rece Giopep, hai descritto praticamente ciò che ha significato anche per me questo mitico film, l'unica cosa, è che rivederlo a 16 anni di distanza, si ritrova sulle spalle una montagna di Scary movie e affini, difficili da scollarsi di dosso, che se pur divertenti hanno demolito buona parte del cinema horror del passato, che però, se vogliamo trovare un lato positivo ha spinto, forse, a realizzare horror molto più “cattivi”, vedi i due nuovi Halloween e non solo. Saluti e buon anno

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  2. Eh, capisco. Io di Scary Movie ho visto solo il primo, al cinema, e degli altri ho visto i trailer e qualche pezzetto random su Sky: magari per quello mi fa meno effetto. L'unica cosa che mi ha reso inguardabile è l'inizio di Scream 2. 😀

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  3. Mammachebbello Scream!

    Personalmente direi però che più che i vari Scary Movie, sia stato lo stesso Scream ad (quasi) uccidere il filone occidentale dei film horror.

    Inoltre sono rimasto perplesso su un punto secondario della pur gustosa recenza fatta da Giopep… Quel 'quell'estetica da metà anni novanta che in fondo erano ancora molto ottanta' mi ha fatto alzare il sopracciglio come nemmeno The Rock guarda… Non è che magari ti va di spiegarmelo meglio?

    E già che ci sei, mi rinfrescheresti su quale doveva originariamente essere il finale di Scream 2?

    Grazie e buon anno.

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  4. Si tratta proprio di una questione di facce, vestiti, pettinature: sotto questo punto di vista, la parte peggiore degli anni ottanta è costituita dalla prima metà degli anni novanta. 🙂

    Quanto a Scream 2, fai prima a guardare su Wikipedia. Si parla comunque di quattro assassini. 😀

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