The Walking Dead 02X01: "La strada da percorrere"

The Walking Dead 02X01: “What Lies Ahead” (USA, 2011)
creato da Frank Darabont e Robert Kirkman
episodio diretto da Gwyneth Horder-Payton
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies

E dopo un estate piena di drammi esistenziali produttivi, fra staff di scrittori che se ne vanno e Frank Darabont che lavora su un po’ di episodi, li presenta a San Diego e subito dopo saluta agitando un dito medio, siamo arrivati alla messa in onda della seconda stagione di The Walking Dead. O perlomeno della prima fase, composta da sette episodi, con i sei successivi che si dovrebbero manifestare a febbraio. Posso dire che le odio, ‘ste robe? Le odio. Comunque, è chiaro che tutta la faccenda Darabont ha scatenato un po’ il panico, però va pure detto che al timone della serie sono rimasti Ciccio Kirkman (autore del fumetto, per chi non lo sapesse) e Glen Mazzara (pesantemente coinvolto nella prima stagione), quindi alla fin fine non è detto che debba andare tutto in vacca. Certo, Darabont ha diretto uno dei migliori episodi visti fino adesso ma, oh, che ci vuoi fare?

Ad ogni modo, ieri sera mi sono fatto la maratona infernale, a cominciare dalle placide ore 19:00. Tutta la prima stagione sparata in fila grazie al cofanettino blu-ray (e mi sa che ne scrivo un post, perché ho delle cose da dire). Poi i sei webisode, che sono orrendi, fanno cacare e fanno pietà, raccontano della zomba senza gambe del primo episodio ma sono orrendi, fanno cacare e fanno pietà. Come sono orrendi, fanno cacare e fanno pietà tutti i webisode su cui ho posato gli occhi (tipo quelli di 24 o di Prison Break), con la parziale eccezione di quelli di Battlestar Galactica. E poi mi sono appunto visto questa “season premiere” della seconda stagione, con la sua oretta abbondante di monologhi, discussioni animate, morti che camminano e carni masticate (il tutto dopo aver appena terminato Dead Rising 2: Off the Record, per poi scriverne oggi la recensione, anvedi che momento tutto morto vivente della mia vita). E che ci ho visto, dentro questo primo episodio?
Indubbiamente ci ho visto una roba che sembra voler e poter mantenere coerenza stilistica, visiva, narrativa con quanto mostrato l’anno scorso. Il che è sicuramente un bene. Come struttura è un episodio piuttosto diverso da quello che ha aperto le danze della prima stagione, ma è anche un episodio che bene o male riesce a riassumere un po’ tutte le caratteristiche della serie, o perlomeno di come la serie ci è stata presentata fino a oggi. Attenzione ai personaggi, per un racconto che non è certo grande letteratura ma che su di loro si concentra, trattando gli zombi come quel che sono e devono essere: un pretesto, messo sullo sfondo, sempre pronto a entrare in azione in maniera dirompente, ma che non è al centro dell’azione. Tanti momenti di placida calma in cui ci si dedica allo sviluppo dei rapporti fra i protagonisti. Tensione sottile, colpi di scena, accelerate improvvise. E la voglia di giocare con la testolina di chi conosce il fumetto, suggerendo, mostrando, cambiando, stupendo. Quindi, insomma, bene così e guardiamo al futuro con fiducia. Però, non so, non mi ha entusiasmato.
Il prologo è di quelli insopportabili, con Grimes che monologa alla radio (mabbasta, con quell’accento farlocco, poi) facendo il riassuntone degli ultimi episodi. E lo fa subito dopo che il riassuntone è già stato fatto con il montaggio, tanto per gradire. Uccidetevi. Per fortuna poi parte la solita, bellissima, musica, e fra l’altro sui titoli di testa leggiamo che Daryl Dixon è stato promosso da “guest starring” a presenza fissa. Norman Reedus sei tutti noi, vai col chopper. L’episodio è solido e bello e ha una parte iniziale che mescola quanto di meglio la serie riesce a fare, con una magistrale sequenza dedicata agli zombi ma anche tanti bei momenti di dialogo e di confronto. La parte centrale, però, l’ho trovata al contrario piuttosto moscia, ma magari è solo perché quando Rick s’è messo in chiesa a fare l’ennesimo cazzo di monologo con la faccia pesa ho provato un forte desiderio di eutanasia. Oppure è perché la parte offesa, il personaggio in pericolo, è stato talmente poco caratterizzato nel corso della prima stagione che, in tutta franchezza, me ne cala davvero poco che sia in pericolo. Poi però c’è quella bella sbroccata della signora Grimes che fa improvvisamente risvegliare dal torpore e ovviamente c’è il classico finale da The Walking Dead, di quelli che ti lasciano lì appeso come uno stronzo. 
Il tutto, poi, nel contesto di uno di quei momenti “lo so che hai letto il fumetto e ti aspetti che succeda questo, quindi adesso io faccio questo”. Doppio e carpiato, fra l’altro, un po’ perché quel finale, lo sappiamo, è una roba che è accaduta anche per iscritto, sebbene in maniera leggermente diversa, un po’ perché siamo già alla seconda volta che Rick e Shane se ne vanno nel bosco col fucile, e questa volta c’era pure Carl. Come fai a non pensare al finale del primo trade paperback? Certo, alla quinta volta che Shane, Rick e Carl se ne andranno nel bosco col fucile, oh, magari cominceremo a sentirci un po’ presi per il culo, ma per il momento va bene così. E vediamo come va avanti. E sì, dai, mi sa che anche la seconda stagione me la seguo mano a mano. In fondo sette episodi prima della pausa non dovrebbero essere abbastanza per farmi innervosire. E poi c’è dell’ottimo nel guardarla un episodio per volta e poi riguardarla più avanti tutta in fila. Ma di questo ne parliamo nel post sul cofano della prima stagione, dai.

Certo è che se veramente Frank Darabont è fuggito a seguito di scazzi dovuti a tagli di budget per ricoprire di soldi il Matthew Weiner di Mad Men, boh, viene un po’ di tristezza. Cioè, intendiamoci, Mad Men figata totale, eh, fra l’altro proprio in questo periodo mi sto riguardando la prima stagione e ho finalmente pronte in canna le tre successive. Però come fai a segare il budget di una serie che, pur fra alti e bassi, ha avuto il successo della prima stagione di The Walking Dead? Fra l’altro leggo che questo nuovo episodio è stato il “drama” più visto (sette milioni abbondanti) nella storia della TV via cavo. Buttali. Boh, non è il mio lavoro, sapranno quello che fanno.

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